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Uno scalatore in aiuto dei grandi alberi

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Durante la sua carriera quasi ventennale nelle Marche e dintorni ha incontrato solo un uomo di Rieti che svolgeva un lavoro simile al suo, ma si limitava a potare i rami bassi degli alberi e non interveniva affatto sulla chioma. Si tratta dello scalatore Alfredo Giannini nato nella frazione Vallegrascia di Montemonaco sotto il monte Vettore; da piccolo si allontanava da casa per recarsi in montagna.

Dopo le escursioni ha incominciato a usare le corde per le arrampicate con la squadra del soccorso alpino del CAI, con il quale frequenta tuttora corsi di aggiornamento. Ha scalato il Monte Bianco, ha fatto arrampicate sul Gran Sasso, sui Monti della Laga, in Puglia e sui vicini Sibillini. Presso lo stabilimento d’imbottigliamento dell’acqua minerale Tinnea di Montefortino, incontrò alcuni dipendenti della cooperativa “La Macchia” di Ancona che si occupava di giardinaggio, potatura e deforestazione.

Lì avvenne il passaggio dalle arrampicate con la corda sulle pareti rocciose alla potatura di grandi alberi. Dopo un paio di settimane si ritrovò a potare i grandi platani di un viale di accesso ad Ascoli Piceno. Alcuni anni dopo si mise in proprio. Iniziò a potare i castagneti in Provincia di Pesaro, a colle San Marco di Ascoli, a Fiastra, ad Acquasanta e ad Amatrice. Da quando si è sviluppato il cancro della corteccia (Cryphonectria parasitica) che lentamente danneggia i castagni, bisogna potarli periodicamente togliendo i rami secchi e malati. Ciò porta notevole beneficio alle piante, rinverdendole per produrre marroni più grossi e meno castagne piccole che nessuno vuole acquistare. Un anno, verso metà ottobre, è partito da Rocca di Montemonaco ed ha potato tutto il versante nord di Altino (1.100 m), a Natale aveva sistemato 170 piante. In ultimo fu sorpreso in cima da una nevicata, alla discesa erano caduti già cinque centimetri di neve. Domenico Lu Bottu, simpatico novantenne proprietario del castagneto, fu contentissimo di vedere i suoi alberi secolari ringiovaniti. Alfredo potava i castagni e tutti gli alberi secolari e pericolanti, dove non potevano arrivare le gru con il cestello.

La famosa Cerquatonda di Montalto Marche gli fu affidata dal proprietario con diffidenza; era presente anche il personale della Forestale. Tolse numerosi rametti secchi allo splendido esemplare dal fusto di otto metri, da dove si dirama una chioma folta e armoniosa. Dopo due giorni, il 12 marzo 1999, alla fine dell’intervento, sia il proprietario che la Forestale rimasero entusiasti del lavoro, tanto che il padrone organizzò una cena per l’avvenimento. Nell’Ottobre 2001, a Cupra Marittima in via delle Ginestre, nella tenuta dei F.lli Illuminati, a mezza costa sopra la città, potò un pino domestico, uno dei cento alberi più grandi d’Italia. Per sistemare la bella chioma a ombrello dovette togliere dieci metri di rami secchi. Fu la volta di una palma altissima di proprietà comunale nell’Ascolano; la scala di dieci metri arrivava solo a metà, da lì in poi dovette arrampicarsi in artificiale con chiodi per rimettere a nuovo la grande chioma. Riceve tante chiamate che da solo non riesce a evadere.

Ha provato a insegnare a qualche giovane, assicurandolo, ma nel giro di pochi giorni rinunciano, non ce la fanno per la paura. L’altezza e la piccola motosega da potatura che può essere usata con una sola mano costituiscono un notevole rischio. Inoltre potare bene non è davvero facile. Alfredo ha frequentato dei corsi di potatura ad Ancona, poi con i diciotto anni di pratica ha affinato la tecnica. Per conto della Casa del Parco ha tenuto anche delle lezioni di potatura del castagno a Isola di Pievebovigliana: due serate in aula con la proiezione di diapositive anche sugli innesti. Alla fine del corso tenne una dimostrazione pratica di potatura di un castagno e su come limitare i danni del cancro della corteccia. È fondamentale togliere il seccume e portare via gli scarti di potatura da utilizzare come legna d’ardere in camini chiusi per evitare incendi. La sera, dopo questi lavori, Alfredo ritorna a casa stanco per la fatica ma anche per la tensione di non cadere, di non farsi male con la motosega e non intrecciarsi con le corde. Un lavoro davvero difficile, da funambolo! Alfredo si “riposa” con la sua fattoria in località Rascio di Montemonaco, dove alleva mucche marchigiane, cavalli pesanti e maremmani e maiali, tutto a produzione biologica. I suoi animali da maggio a novembre si godono il pascolo, nel periodo invernale si riparano in una stalla tradizionale.

I suoi terreni sono tutti nel Parco Nazionale dei Sibillini: a palazzo Borghese ha incontrato il lupo, mentre, durante la raccolta dei foraggi, le poiane volteggiano sopra al trattore. Come Cincinnato, qualora un albero secolare avesse urgente bisogno di un intervento, non può far altro che riprendere gli attrezzi del mestiere.

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Un commento

  1. L’albero – (Ebe)

    L’albero, che stupenda creatura!
    Pieno di gentilezza e di premura
    Fa l’ombra sulla mucca addormentata,
    protegge con amore una nidiata.
    Ci dan la frutta le sue belle foglie
    e il tronco dà la casa che ci accoglie.
    Le foglie d’oro che in autunno perde
    fan posto a nuovi boccioli di Ilerde.
    L’albero è il primo che saluta il giorno,
    il sole, il cielo e gli uccellini intorno.

    E’ l’ultimo a cullare fra i suoi rami
    la bianca luna fino all’indomani.
    Se nella notte ondeggia per la brezza
    muove un sussurro, timida carezza
    che ninna lieve il bimbo addormentato…
    Albero, meraviglia del creato!

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