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Pellegrini a Roma

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La parrocchia S. Giovanni Bosco in Fermo si fa pellegrina. Per celebrare i 50 anni di fondazione torna alle sorgenti della fede. Va a chiedere forza e coraggio all’apostolo su cui è fondata la Chiesa e all’apostolo delle genti. Giunge a Roma per pregare sulla tomba dei martiri. Roma è una città come tutte le altre, eppure è unica nella sua missione.

Si percorrono le via di una città segnata dal tempo e dalla mano dell’uomo, eppure è sede di qualcosa che supera il tempo e che va oltre l’uomo. Si visitano splendide basiliche costruite secoli fa, eppure ancora vive a differenza dei templi greci o delle piramidi. Roma è il risultato più sorprendente dell’incontro della nostra fede cristiana con la carne e il sangue della storia. A Roma quasi ogni angolo testimonia insieme la miseria dell’uomo e la sua capacità di attingere l’eterno. Dunque sabato 8 settembre un pullman pieno di 30 giovani e 50 adulti si avvia alle 4 di mattino verso la capitale della cristianità. Alle ore 9 è il primo appuntamento alle catacombe di S. Domitilla. Ci fanno scendere nella basilica sotterranea dei santi martiri Nereo e Achilleo dove abbiamo celebrato l’eucaristia. Abbiamo recitato per la prima volta il credo.

Il motivo con cui abbiamo raccolto l’invito di essere pellegrini era quello di chiedere il coraggio di testimoniare la fede nella nostra parrocchia. Ci siamo divisi in due gruppi e abbiamo visitato le catacombe, cimiteri sotterranei, che si estendono per la via Ardeatina su più livelli per 17 chilometri. Logicamente la visita si è snodata secondo un itinerario parziale, ma abbiamo comunque visto un arcosolio con Cristo tra Pietro e Paolo, il cubicolo del fossore Diogene, degno di nota perché nei suoi affreschi sono rappresentati gli attrezzi usati dagli operai che scavavano le catacombe. Altra tappa del pellegrinaggio è stata la visita al Monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine dove abbiamo toccato con mano il buio della morte crudele per rappresaglia. Il monumento architettonico si condensa in un’idea semplice. È una pietra tombale unica, significante, forte, solenne, silenziosa, espressiva.

Il progetto infatti è basato su pochi elementi che sintetizzano l’austerità e il dramma dei 335 sarcofagi “compressi” dal peso dell’immensa lapide che “galleggia” metafisicamente a un metro da terra e copre con la sua ombra lo spazio scavato sotto il livello del terreno, spazio definito e ordinato in contrasto con la tortuosità delle cave tufacee collegate ad esso da un unico percorso che porta il visitatore dal luogo di sepoltura al luogo dell’eccidio. Dopo una visita silenziosa e un L’eterno riposo si risale in pullman per il pranzo. Verso le quattordici, dopo un po’ di fila incolonnati per attraversare i metal detector ci si avvia a visitare S. Pietro. La nostra guida ci aveva già spiegato il significato del colonnato che indicava l’abbraccio materno della chiesa ad ogni pellegrino. Lo stupore e l’inadeguatezza sono i sentimenti che l’immensità della basilica comunica. È infatti la chiesa più grande del mondo. Si estende per 22 mila metri quadrati. È lunga 186 metri, larga 97 e alta 46. La cupola si innalza fino a 133 metri. Vi sono 44 alari, 11 cupole, 778 colonne, 395 statue, 135 quadri a mosaico. Intorno alla tomba di S. Pietro ardono notte e giorno 99 lampade a olio. Il baldacchino del Bernini è il monumento in bronzo più grande del mondo. Richiese 9 anni di lavoro e le colonne tortili pesano 370 quintali.

Davanti alla tomba di S. Pietro abbiamo pregato per la seconda volta il “Credo”. S. Pietro infatti è stato posto dal Signore come suo principale rappresentante tra i seguaci di Cristo e come massimo custode dell’annuncio del Vangelo. Pietro, figlio di Giona, chiamato con il fratello Andrea, come lui pescatore, a seguire Gesù, ha con lui un particolare rapporto di familiarità. Entusiasta e generoso, promette a Gesù una fedeltà indefettibile, presto infranta, in un altalenarsi di slanci, rinnegamenti e pentimenti. Gesù però prega perché la fede di quest’uomo appassionato ma fragile non venga meno ed egli possa confermare in essa i fratelli (Lc 22, 31-32). La fede di Pietro diviene la professione di fede che lo costituisce roccia della Chiesa di Cristo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherà la mia Chiesa” (Mt 16,18). L’uomo ardente ma pavido, capace di tradimento ma incapace di perseverare in esso, aperto al pentimento dallo sguardo del Signore che lo illumina seguirà il Maestro fino a conviverne la morte. Ed è lì sotto al Baldacchino del Bernini che si trova il luogo dove S. Pietro versò il suo sangue per Cristo. Ultima tappa del nostro pellegrinaggio è stata la Basilica di S. Paolo fuori le mura. Entrando nel quadriportico si rimane colpiti dalla maestosità della statua di S. Paolo, realizzata in marmo di Carrara.

Splendida perché illuminata dal tramonto la parte superiore della facciata dai riflessi dorati. All’interno della chiesa il senso di grandiosità spaziale è dato dalle dimensione e dalla presenza di quattro file di 20 colonne monolitiche di granito che sostengono archi a tutto sesto, dal pavimento in marmo, dai medaglioni che rappresentano i papi fino a Benedetto XVI, dagli affreschi che raccontano la vita di S. Paolo. Bello anche il ciborio posto sull’altare della tomba di S. Paolo sorretto da quattro colonne di porfido rosso. Anche qui, davanti alla tomba di S. Paolo, abbiamo recitato per la terza volta la preghiera del “Credo”. Paolo, prima persecutore dei cristiani, in seguito ad una conversione diviene straordinario apostolo e missionario. Divenuto cristiano si slancia in una evangelizzazione aperta a tutto il Mediterraneo, formano comunità che nascono dall’annuncio della sua parola di Dio, testimoniata da una vita modellata su quella di Cristo. Paolo predica perché obbedisce a un comando: “Non è per me un vanto predicare Cristo; è un dovere per me: guai se non predicassi il Vangelo”. La nostra preghiera a S. Paolo è perché anche noi, nella nostra parrocchia possiamo predicare Cristo iniziando la Missione popolare che si svolgerà nei prossimi mesi.

Stefania Fagiani

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