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Credere nel Dio degli inizi

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Tu, Dio, sei al di là di ogni pensiero. Così, con questo pensiero, hai illuminato i grandi sapienti che ti hanno contemplato. Forse volevi dire che sei anche al di là di ogni certezza. I cieli narrano la Tua gloria, ma Tu Ti nascondi così bene al loro passaggio, che nessun grumo della loro materia e nessun impulso della loro energia recano inconfondibile il Tuo sigillo.

Ti hanno chiamato l’Assoluto e il Necessario, infinitamente lontano dal contingente e dal relativo, per spegnere qualsiasi pretesa di vicinanza. Invece di “spiegare” le ragioni e le regioni del Tuo essere divino, forse bisognava gettare nel fuoco del Tuo Io Sono i carboni spenti dei nostri limiti. Ora, in verità, non mi fa problema, Signore, l’indecidibilità della tua esistenza. Vi sono tanti regni indecidibili nei quali abitiamo con disinvoltura. Nelle scienze sperimentali, dopo il cedimento dell’empiria logica, si è compreso che ogni verità è al di là di ogni formulazione e la natura al di là di ogni teorizzazione. “L’io e il suo cervello” (Popper) sono mantenuti distinti e distanti da un abisso nel quale nessuno ancora si è calato; nulla consente di unirli, nulla consente di separarli. Il sussistere della mente appare al di là di ogni riduttiva allocazione.

I legami del linguaggio appaiono al di là di ogni identificazione, mentre il dire se stessi implica ricorsività infinite, le quali, da ultimo, non possono non confrontarsi con quell’Io Sono che incombe dall’al di là di ogni relazione. D’altra parte, la stessa narrazione sintattica addita una realtà fisica talmente estesa, da essere già al di là di ogni racconto. La matematica e la logica si aprono sul baratro della loro infondata fondazione. E la vita stessa, Signore? È totalmente nostra, eppure così sconosciuta e labile; è totalmente al di là di ogni nostra presunzione. Sai per quanto tempo, Signore – ora non conto più gli anni – ho cercato nel cosmo e nella biologia le tracce, almeno, della Tua prima mossa! Volevo raggiungere “la prova” che Tu fossi là. Ma dove poteva recarmi un diritto di transito mai acquisito e un pedaggio mai pagato? Nessuna prima mossa mi hai additato, intendo dire la mossa scaturita direttamente dalle Tue mani.

Pretendiamo di essere figli del caso, eppure potremmo essere figli di un’intenzione, di un Tuo gesto creatore. Ma l’intenzione Tua e il Tuo gesto creatore non possono sporgere e non sporgono come eventi tra gli eventi, perché sono essi, semmai, che tutti gli eventi contengono e fanno germogliare; dunque non li osserveremo mai. Non mi fa problema – dico non mi fa problema insolubile – nemmeno lo scandalo del male. La Tua logica geniale non cadrà certo nel tranello del tetralemma di Epicuro. Non mi fa scandalo neppure lo sfinimento tentato contro la Tua Parola nei meandri della storia; una Parola non di rado attraversata dalle bramosie dei potenti, sfibrata, de-profetizzata, impaurita quasi, e quasi asservita a garanzia di presunte autoproclamate perfezioni e statuti di gloria, sollecitata a rimanere alta e potente, non libertà ma dominio, quando essa stessa si era già fatta impotente e bassa (kénosis). Ora che i miei neuroni che spariscono stanno diluendo anche il mio spirito, mentre i geni che si spengono mi aggiornano sul thrauma della fine che mi attende, sento che Tu mi parli dal germoglio, dalla meraviglia (thauma) degli inizi.

Tu sei il Dio degli inizi, e l’inizio è imprevedibile, sempre irriducibile, come la vita sarà sempre imprevedibile dalla chimica che la precede, anche se tale chimica la descrive. Tu sei il Pastore degli inizi, è questa la costante direzionale della Tua Parola che ultimamente mi ha sorpreso, e che invece ha attraversato, incondizionata, i secoli. Il Pastore degli inizi: dal decalogo della Genesi al decalogo dell’Esodo, dalla speranza messianica di Isaia alla Vergine che dà alla luce un Figlio (Tuo Figlio); dalle Beatitudini alle Parole dei miracoli (che mettono le cose al loro posto, al loro inizio). Dalla Tua resurrezione alla resurrezione del mondo. •

Giovanni Zamponi

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