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Four more years

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“Il tema del declino della morale e dei valori è onnipresente: nelle conversazioni quotidiane, nelle analisi dei giornali, così come nella letteratura sociologica. Molti vedono nel passaggio dalla modernità alla post-modernità il momento dello sgretolarsi dei legami e delle credenze “forti”. Idea suggestiva, che sembra però reggere poco alla verifica dei fatti.”

Raymond Boudon, Declino della morale? Declino dei valori?, Il Mulino, Bologna, 2003.

Il secondo mandato presidenziale di Barak Obama è stato il primo grande evento digitale della storia politica statunitense, nel senso che twitter, facebook, le centinaia di blog ed i siti dedicati hanno determinato uno spostamento radicale delle forme di incitamento e di convincimento tipiche della persuasione politica in una democrazia aperta, dove cioè il flusso informativo, non essendo vincolato alla fonte da ferree determinazioni ideologico-propagandistiche, reagisce con la miriade di strategie individuali di lettura e di interpretazione della realtà politica, sociale ed istituzionale di un Paese.

Ormai vi sono diverse figure professionali che si possono definire come expertise delle risorse della rete, intendendo una azione di rinvio dalla realtà reale (quella dell’uomo medio, o “della strada” che Adolphe Quetelet già nel 1835 definiva anche con dovizia statistica), ad una iper-realtà che non si determina in base ad un sotto ed un sopra, ad un profondo ed un superficiale, ad un freddo ed un caldo, ma solo in base ad un prima ed un dopo, e ancora un dopo, un prima che diviene un mentre per consumarsi rapidamente in un poi.

Muta la concezione temporale nella iper-realtà digitale, come mutava ormai due secoli fa lo statuto del “fatto” accaduto che non era da intendersi più come tale senza una sua pronta pubblicizzazione- notificazione, cioè senza la sua quasi immediata somministrazione in qualità di “evento accaduto” ad una folla di osservatori capaci di deciderne la qualità di evento (nello strano o nel nuovo avvenuto), proprio a partire dalla pagina del giornale, vale a dire dopo il suo incastrarsi in una serie di accadimenti non più esclusivamente storici, ma anche giornalistici che interferiranno fortemente nella scelta delle masse agenti, definendone prospettive, svelandone arcani, ipotizzandone sviluppi. Nasce l’opinione pubblica, con la ridefinizione del fatto in base alla sua qualità intrinseca (cronaca, politica, guerra, medicina, sport), non come evento “in se”, ma come dinamica del notificare ad altri creando opinione.

Se il fatto ha un valore in se coincidente con la sua notificazione pubblica e con la creazione anche artificiale di opinioni sul suo accadere (che ne influenzano addirittura la stessa qualità di evento reale), è ovvio che da li in avanti risulterà difficile rimettere il genio della notificazione nella lampada come dilatazione, sovvertimento o misconoscimento della realtà concreta, determinazione presunta di un processo storico o di una dinamica concreta dell’accadere. E allora Internet è l’esplosione del non luogo come occasione infinita dell’accadere liberato da ogni vincolo di tempo e di luogo, dunque di memoria, di tracciabilità simbolica come dimensione dell’accadere e dell’accaduto che replica le infinite varianti di se senza nulla cedere del suo accadere, ad altro che non sia un simbionte del procedere e senza nulla determinare che non sia rimando accomodante o reattivo alla sua proposta comunicativa.

Internet diviene un iper luogo, sito non situato di tutti i luoghi immaginabili, pura immagine duplicante di estensione, rifrazione ed amplificazione; simulazione di realtà mutante, anticipatorio disinnesco di ogni contenuto, capace di disinnescare nei suoi effetti voluti, temuti, impensati, qualsiasi volizione o desiderio, appagando altrove e nella ridondanza ciò che potrebbe accadere qui al centro di una relazione scelta, mantenuta, resa durevole grazie alla regolazione delle sue aspettative e dei suoi contenuti.

L’iper immagine della famiglia Obama che celebra il suo trionfo, è quella di una famiglia che gioisce della sua vittoria grazie ad una abdicazione sociale a nuovi, imprevedibili modelli di famiglia; una famiglia che festeggia la vittoria politica fatta di milioni di donne child free, orgogliosamente lontane da una idea di famiglia proiettiva, non autistica, attestate su modelli di vita restii a replicare verso l’altro da sé ciò che si è ricevuto, senza restituzione, che celebra un successo della “famiglia-desiderio”, della famiglia “protesi narcisistica”, della forma familiare piegata all’opportunismo edonistico, al capriccio stabilmente desiderante e tirannico che chiede cittadinanza legale e costituzionale, che si fa artificio provocatorio di qualsivoglia parvenza di legge o morale condivisa a partire dalla profondità non convenzionale della norma. La democrazia di Obama è figlia dell’età dei diritti dove la libertà di espressione del cittadino globale è mutuata dalla libertà d’espressione commerciale, finendo per prestarsi attivamente alla penetrazione della market mentality in tutti gli interstizi dello spazio pubblico e di quello strettamente privato.

Le elezioni americane mostrano la naturalizzazione della nozione populista di global democratic marketplace e con essa i tanti luoghi comuni sulla libertà di parola e di scelta (economica, comunicazionale, morale, sessuale ecc) dell’individuo. Certo, un individuo che fluttua nella completa assenza della gravità sociale, valoriale ed istituzionale. In tale disequilibrio “gassoso” del sociale-società, cresce un modello di famiglia che è l’estroversione di un me scisso dal mio essere persona, tempo reale desiderante, incapace di contenermi ed esprimermi anima e corpo, istinto e passione, solo privilegiando culturalmente questa o quella parte di me, anch’essa fornita di pretese, pervicacemente alla caccia della forma legale del riconoscimento, senza accontentarsi di una forma privata di regolazione, ma con l’assillo di voler tutta per sé la bacchetta magica del possibile e del possibile altrimenti. A partire da una normatività profonda e non esigibile, le modalità per costruire diritto erano state selezionate per i più, dentro un progetto civile di tutela dei fondamentali antropologici e non per accontentare minoranze agguerrite, che gozzovigliano sulla morale agonizzante, aggregantesi contro la stipulatività dell’essere naturale e che a quel meccanismo chiedono di piegarsi ad ogni ipotesi di desiderio facilmente mutato in rivendicazione. •

Rossano Buccioni

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