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La famiglia: porta della Parola

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L’Arcivescovo Mons. Luigi Conti ha chiesto alle famiglie di farsi missionarie. La parrocchia di S. Giovanni Bosco in Fermo ha risposto all’invito. Domenica 28 ottobre è stato proprio il Vescovo a presiedere l’eucaristia nella quale sono state inviate una quarantina di famiglie a parlare della Samaritana (Giovanni al capitolo 4) nelle varie parti del quartiere.

Prima della celebrazione il Vescovo ha inaugurato il “pozzo della Samaritana”.È una costruzione cilindrica, posta davanti alla casa parrocchiale, con al centro un olivo e una brocca insabbiata. La costruzione è stata voluta per ricordare i 50 anni della fondazione della parrocchia. Il pozzo vuole indicare una sete che non viene soddisfatta dalle cose effimere, ma è necessario soddisfarla nelle cose essenziali. Quindi il Vescovo ha inaugurato una mostra di disegni eseguiti dai bambini delle classi elementari e medie. Il tema della mostra non poteva che essere il brano della Samaritana.

Una giuria composta da un pittore di Montegranaro, Aldo Petrini, un’insegnante, Gabriella Ferracuti, un poeta, Giovanni Zamponi ed il Vescovo stesso ha segnalato alcune opere per il significato e per il materiale usato. Il momento più importante è stato quello della chiamata nominativa delle famiglie che si sono offerte nella missione. Il Vescovo dopo una preghiera ha inviato i capifamiglia donando loro una bottiglietta di acqua benedetta, segno della benedizione della Chiesa in questa opera di catechesi. Il presidente del Consiglio Parrocchiale ha così accolto il Vescovo: «L’ultima volta che ci ha reso visita, risale allo scorso Giovedì Santo, in cui Lei testimoniò alla Sua chiesa locale il gesto del pastore che si fa servo, sull’esempio di Gesù.

L’occasione della sua venuta per la ricorrenza del 50° della fondazione della nostra parrocchia, ha dato inizio ad una serie di iniziative per riflettere sulla nostra fede che oramai dovrebbe essere adulta. Illuminati dal nostro parroco, durante il Consiglio Pastorale, si è presa in considerazione la volontà di indire una missione popolare per celebrare questo evento, e si è proposto l’ascolto della parola nelle nostre famiglie, in cui dovevamo essere noi stessi missionari. Poiché, come Lei stesso ci ha scritto, nella lettera indirizzata a tutte le famiglie, come padre e pastore di questa famiglia diocesana, con sentimento di gioia e di speranza, ci presenta e ci propone l’anno della fede indetto dal santo Padre Benedetto XVI per celebrare il 50° anniversario di apertura del Concilio Vaticano II, celebriamo il nostro 50° in profonda sintonia con quanto Lei ci chiede, ed anche con il tema proposto dal sinodo dei vescovi sulla Nuova Evangelizzazione.

Il brano su cui ci viene chiesto di riflettere è quello di Gv 4 5-42: la Samaritana, lo stesso scelto a suo tempo dal nostro parroco Nicola e con il quale, un nutrito gruppo di famiglie già dalla scorsa primavera ha incominciato ad approfondire con una serie di incontri. Durante la pausa estiva si è organizzato un pellegrinaggio a Roma, alle Catacombe di S. Domitilla, luogo simbolo di sepoltura e di preghiera dei primi cristiani presenti a Roma, ed a seguire ci siamo recati alla tomba di S. Pietro e successivamente su quella di san Paolo, per chiedere la stessa fede di chi ha versato il sangue per Gesù Cristo. Ultimamente, durante il mese di ottobre, abbiamo ricominciato gli incontri in preparazione alla missione, anche con le famiglie non presenti nella prima fase, ma ugualmente interessate ad aprire le porte alla parola di Dio. È ancora vivo il ricordo della convocazione in cattedrale dello scorso 7 ottobre quando Lei ha indetto ufficialmente l’anno della fede nella nostra diocesi, precisa e profonda la riflessione che il delegato della CEI per la pastorale familiare.

Don Paolo Gentili, ci ha rivolto sul ruolo a cui la famiglia è chiamata a rispondere all’interno della chiesa. Eccellenza, se Lei stesso ci invia, sappiamo di non essere soli, consapevoli che non è un nostro pensiero astruso, ma è desiderio della chiesa. È l’invio di Gesù: “Andate e ammaestrate tutte le genti.” La nostra parrocchia vuole così entrare nella porta della fede con questo piccolo gesto di obbedienza. Vuole imitare la donna di Samaria che, dopo aver incontrato Gesù, pur rimanendo sempre la stessa, si reca dai suoi concittadini e racconta ciò che ha vissuto. Chiedendo: “Non sarà forse lui il Messia.” Eccellenza , vorremmo che questo domanda risuoni anche tra la gente della nostra comunità. Nella parola che oggi ascoltiamo ci sono tré comandi che sembrano scritti proprio per noi, per la nostra cecità: coraggio-alzati -ti chiama». Ci benedica. Eccellenza e ci accompagni con la sua preghiera affinchè noi e le nostre famiglie possiamo seguire Gesù per sempre”. •

Renato Bracciotti

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