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Intervista ai candidati: Mario Andrenacci

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Come e perché ha iniziato a fare politica?

Sono passati oltre vent’anni da quando mi sono avvicinato al mondo della politica. Un’esperienza che è cresciuta insieme a me, attorno alle mie convinzioni, ai problemi della gente, alle risorse del territorio. È stata una crescita accompagnata dal confronto costante con i compagni di partito e con i cittadini che con le loro parole, le loro domande sono la vera palestra di ogni politico. Ho cominciato facendo il Consigliere Comunale. Per me era già il massimo, perché potevo entrare da protagonista all’interno del cuore dell’amministrazione e portare le istanze della gente di fronte al Sindaco e agli Assessori. Fare il Consigliere mi ha permesso di comprendere il valore del fare politica, l’importanza di un ruolo, quello dell’eletto, che spesso viene dimenticato, anche per colpa di una legge elettorale che priva il cittadino della possibilità di indicare il nome di chi arriverà in Parlamento. Dopo l’esperienza da Consigliere Comunale sono stato eletto in Provincia dove ho ricoperto anche il ruolo di Vicepresidente del Consiglio Provinciale. È stata una valida palestra che mi ha permesso di allargare la visione di governo, di comprendere il concetto di ‘politiche comuni’ e di ampliare l’idea di programmazione, di sviluppo compatibile col territorio. Non avrei mai pensato di diventare Sindaco. Il partito, e riconosco l’importanza del gruppo, ha puntato su di me, dopo aver valutato il mio lavoro di anni come Consigliere prima in Comune e poi in Provincia. Non dimenticherò mai la notte dopo l’elezione. Non riuscivo a dormire. Il motivo era racchiuso in tante domande: “Sarò in grado? Saprò rispondere alle aspettative? Deluderò gli abitanti di Porto Sant’Elpidio? Cambierò il mio essere?”. Dopo dieci anni alla guida della città, posso affermare senza esitazioni che non ho deluso i cittadini, che non sono cambiato, ma cresciuto con loro e con la città. L’affetto con cui mi hanno salutato lo porterò sempre con me.

Perché oggi si parla così spesso di crisi o di delegittimazione della politica?

Purtroppo i modelli che abbiamo di fronte ai nostri occhi non aiutano. L’antipolitica cresce sulle mancanze della politica, sugli errori, sull’incapacità di capire la gente. La politica sana è quella che ha il contatto diretto con il cittadino, quella che apre le porte dell’amministrazione a chi deve essere amministrato. Per fortuna nelle Marche abbiamo molti esempi virtuosi. I Comuni marchigiani hanno dimostrato di portare avanti una politica sana che non ha perso il contatto con la realtà, che combatte con i tagli e la spending review non per un piatto di ostriche ma per garantire i servizi sociali.

Quali sono stati i principi, le priorità, i riferimenti più rilevanti che hanno guidato la sua attività in politica?

Quando ho iniziato mi ero ripromesso di creare una grande coralità a Porto Sant’Elpidio, rendere ogni cittadino fiero della sua città e protagonista della crescita offrendo quello che aveva: tempo, vicinanza, esperienza. Siamo passati dalla adrenalina da sviluppo per la città, quando ancora potevamo come amministratori investire milioni di euro, alla consapevolezza che ogni decisione avrebbe avuto un peso sulla vita dei cittadini schiacciati dalla crisi. Il sociale è stato al centro dell’attività, per necessità e volontà. In dieci anni a Porto Sant’Elpidio siamo passati da uno a oltre due milioni di euro di risorse destinate a questo settore. Non basta, tuttavia, raddoppiare i fondi per ottenere risultati, serve un impegno quotidiano e determinato. Oggi abbiamo un sistema socio sanitario integrato che credo sia unico nel territorio, abbiamo anticipato gli obiettivi della Regione che vuole unire gli aspetti sociali a quelli sanitari. Ho cercato di cancellare l’idea dell’amministratore tuttologo. Serve l’umiltà del confrontarsi con la propria città per indirizzarne gli obiettivi. I cittadini sono tornati a vedere il Comune come la casa di tutti. L’ambiente è stato al centro della mia esperienza politica. Abbiamo dato vita alla raccolta differenziata: siamo stati i primi nel Fermano e tra le prime tre città in Italia per i numeri raggiunti. Siamo stati premiati con la Bandiera Blu e abbiamo creato aree verdi e parchi giochi, potenziando anche quelli esistenti, diffusi nella città.

A suo avviso quali sono i problemi più urgenti da risolvere nel nostro territorio?

Purtroppo, come in tutta Italia, anche nelle Marche e nel Fermano, aree territoriali da sempre motore dell’economia nazionale, è esploso il problema del lavoro. Occorre trovare le soluzioni per garantire un futuro ai giovani, senza dimenticare che è in aumento la quota di chi si trova senza stipendio a cinquant’anni, magari per il fallimento dell’azienda. Le imprese chiedono attenzione, la politica non può più esimersi da un vero piano industriale. Non ci si rende conto, a volte, che dietro i freddi numeri si muovono a catena tutti gli ingranaggi. Solo la ripresa economica permetterà politiche migliori nel campo del sociale, dell’istruzione, dello sviluppo sostenibile. Sono certo che Scelta Civica è capace di interpretare e guidare la realtà perché ha già fatto scelte radicali, in controtendenza rispetto agli altri. Porterà in Parlamento le migliori competenze della cosiddetta “società civile”. Non è “di destra”, “di sinistra” o “di centro”: è una piattaforma aperta, plurale e riformatrice nella quale convergono le migliori energie del Paese che oggi si riconoscono nell’Agenda Monti.

Quali sono i punti più qualificanti del suo programma elettorale di candidato alla Camera/ Senato?

Monti è stato chiamato un anno fa per evitare che il Paese cadesse nel baratro. Per risollevare l’economia ha chiesto agli italiani sacrifici enormi, inutile negarlo, a cominciare dall’Imu contro cui io stesso, come presidente Anci Marche, mi sono battuto, non per toglierla, ma per farla gestire ai Comuni che così avrebbero avuto introiti certi per amministrare. Senza i sacrifici, comunque, non saremmo qui, oggi, a parlare di ripresa, di crescita, di sviluppo. Il tempo che Mario Monti ha avuto a disposizione è stato poco e questo ha impedito di passare dal rigore allo sviluppo che era nel suo programma, a cominciare dalla modifica dell’odiata tassa sulla prima casa. Ci sono temi macroeconomici da affrontare, come la defiscalizzazione, lo sviluppo delle reti infrastrutturali, viarie e digitali, la riduzione della spesa pubblica, cominciando da una riorganizzazione dello Stato e dei suoi livelli decisionali che sono troppi e troppo dispendiosi. Ci sono, inoltre, le politiche immediate, quelle che caratterizzano un Paese civile, come l’attenzione alla famiglia, alle donne che lavorano, puntando alla creazione di 30 mila nuovi posti asilo nido ogni anno per i prossimi cinque anni. Si tratta di un aumento di spesa complessiva di circa 213 milioni l’anno, ovvero, per il primo anno, un incremento del 17,7% sulla spesa attuale. Ciò porterebbe quasi a raddoppiare i posti disponibili nello spazio di una sola legislatura. Questo per far capire che ci sono operazioni semplici che potrebbero, però, cambiare radicalmente e in meglio la vita del nostro Paese. •

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