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Storie e poesie della nostra terra – Adolfo Leoni

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Il 16 dicembre scorso, al salone delle Feste del Teatro “Alaleona” di Montegiorgio è stato presentato il libro “Alla mia terra. Racconti e leggende di un amante quasi deluso”. Ne è autore Adolfo Leoni, giornalista professionista e scrittore. Questa è la sua presentazione.

A Milano ho acquistato un tabarro. L’ho scelto di color nero. Come la notte. Sto pensando anche ad un cappello di feltro a falda larga, tipo “cavallaro marchigiano”. Pur praticando facebook, skype, twitter, mi sento un cantastorie d’altri tempi. Se l’antico adagio recita: l’abito non fa il monaco; io lo rovescio e dico: il tabarro può fare il minnesanger. Purché ci sia ancora qualcosa da cantare. Ma sì che c’è! Questo libro, di cui ringrazio la gentile e coraggiosa editrice Alessandra Borroni, l’attenta e appassionata correttrice di bozze Chiara Del Rosso, e la giovane illustratrice Cristina Lanotte raccoglie una manciata di leggende della Terra di Marca. Le ho apprese girando le nostre contrade e incontrando vecchi seduti al sole dinanzi a casa. Lo stile è volutamente “scheletrico”, essenziale. Ci sono poi i racconti: più lunghi, più “placidi”, direi, quasi romanzi in nuce. Li ho scritti per occasioni particolari (le menziono) e in tempi diversi (vedrete alcune date): per una festa, un ritrovo, un incontro. Non sono mai parti di esclusiva fantasia. Qualcosa del mio vissuto c’è sempre. Il titolo, hanno detto, è un po’ “pasoliniano”. Sul “quasi” c’è stato un bel dibattito. Scrivere “deluso” o “quasi deluso” cambiava le cose. Ho accettato il “quasi”. Ma deluso resto. Anche se mi rendo conto che la mia è una pretesa: la pretesa di vedere una Terra rinascere, rendersi ancora più bella, sapersi proporre, avere comunità ospitali, accoglienti, solidali. Ma la Terra di Marca non può essere come io la sogno, la immagino, la voglio. Neppure possono esserlo le sue genti, le sue classi dirigenti. Sarebbe… pretesa, appunto. Allora, mi sono detto, continuerò a cantare quel pezzo di terra che ancora mi si confà, convinto dalle parole che Tolkien fa dire al saggio Gandalf nel Signore degli Anelli: “Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo”. Il cantastorie raccoglie la sfida, guarda il suo specchio di mare e lo naviga per quel che può. Senza dimenticare Itaca, però, e le Colonne d’Ercole. Quando incontrerete un uomo con il tabarro nero e un cappello a falde larghe non siate inclementi: ha fatto quel che ha potuto. Buona lettura. •

Adolfo Leoni

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