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SI ALZÒ E TORNÒ DA SUO PADRE

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10 Marzo 2013 – Quarta di Quaresima

La quarta domenica di Quaresima è la domenica del laetare. L’origine dell’espressione deriva dall’incipit dell’introito cantato nella messa di questo giorno, che, in latino, inizia con Laetare Jerusalem, che significa: Rallégrati, Gerusalemme. Ma di cosa si deve rallegrare Gerusalemme, a metà del percorso nel deserto, sulla strada verso la settimana della Passione e Morte del Cristo? Tutto deporrebbe a favore non della letizia ma della preoccupazione. Chissà perché la Chiesa ci dice di rallegrarci? Vediamo se c’è qualche ragione per recuperare la gioia.

La Parola centrale di oggi è una parabola che è unanimemente considerata un Vangelo nel Vangelo, una specie di sintesi compiuta dell’intero insegnamento del Cristo (pensate al famoso quadro di Rembrandt sull’episodio e alla riflessione di Nouwen nel libro L’abbraccio benedicente). Eppure la parabola del Figliol Prodigo, ancora meglio definibile come la parabola del Padre Misericordioso, è un racconto breve e di semplice struttura narrativa. Ma qui la semplicità è una semplicità insormontabile. La parabola contiene una serie di spunti infinita, che non consente una sua soluzione o una sua analisi unica. Qualcosa però possiamo esaminare. I movimenti dei protagonisti. Il figlio è dapprima a casa del padre, poi, richiesta la sua parte di eredità, si reca in un paese lontano. Sperimenta la dissoluzione, la povertà, la dominazione di un altro, si decide a ritornare dal padre. Che esce di casa per andargli incontro. Lo accoglie prima nelle sue braccia, poi nella sua casa. Il figlio minore rientra nel suo luogo originario. Il figlio maggiore non è a casa quando ritorna il fratello, che lui non riconosce come tale e indica al padre come ‘tuo figlio’, e non vuole entrare quando sa che il padre sta festeggiando per il suo ritorno. Il padre esce di nuovo e cerca di ricondurlo a casa, il fratello maggiore si dichiara servo (‘io ti servo da tanti anni’) e il padre, come con l’altro figlio, si rivolge a lui riconoscendolo come figlio. Non sappiamo se rientrerà anche lui. Noi, dove siamo? Credo che il Vangelo di oggi voglia illuminare lo stato del nostro percorso. Siamo in un paese lontano? Siamo sulla via del ritorno, seppur ancora nella convinzione di poter tornare per essere dei salariati di Dio? O ci riteniamo ‘servi’ del Padre, ci sentiamo vicini ma fuori della sua casa? Ciascuno potrà segnare il proprio luogo della distanza. Che qui su questa terra non potrà mai essere ridotta a zero. La ragione della letizia, il motivo del rallegrarci è che c’è una casa del Padre, per quanto lontana, e che c’è un Padre che esce da casa e ci viene incontro. Questa metà Quaresima celebrata in rosa è per me quel luogo medio, desertico e spoglio, nel quale Dio mi abbraccia quando ancora non so perché sto tornando verso casa sua. Già la prima lettura ci ricorda che, prima di arrivare alla terra promessa, Dio ha sfamato il suo popolo con la manna, cibo inatteso, e che, una volta a casa, il popolo vivrà dei prodotti di quella terra. E la manna non ci sarà più. Perché non ce ne sarà bisogno. Noi però, qui ed ora, siamo ancora nel luogo della penombra, dunque della Provvidenza e della manna. Signore non farci mancare il nostro cibo quotidiano. “Ho cercato il Signore: mi ha risposto / e da ogni mia paura mi ha liberato”.

Marco Caldarelli

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