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Cura dei disabili e nuove povertà

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stefano-cesettiLa terra della nostra diocesi è sempre stata particolarmente sensibile alle diversità e a chi soffre. Istituzioni e gruppi di volontariato sono impegnati quotidianamente a regalare attenzione, sostegno e amore a chi è meno fortunato di noi. Il lavoro degli ambiti territoriali, dei servizi sociali comunali e delle associazioni del settore cerca di mantenere livelli di servizi adeguati nonostante le risorse pubbliche siano sempre minori.

Con la nascita della Comunità di Capodarco, in particolare, nel nostro territorio si è sviluppato un lavoro minuzioso con molto anticipo rispetto ad altre zone d’Italia. Diversamente abili, invalidi sul lavoro, dislessici, autistici, persone con difficoltà psichiche hanno almeno un approdo a cui aggrapparsi per non rimanere soli. Le attenzioni, con specifiche associazioni, si sono poi allargate ai malati terminali di cancro e ai pazienti colpiti dall’alzheimer, dalla sclerosi multipla o dalla Sla.

I dirigenti scolastici e i professori non lasciano soli gli insegnanti di sostegno e nelle scuole si organizzano anche attività specifiche, oltre i normali programmi, per l’inserimento dei bambini svantaggiati. Vicinanza viene garantita anche ai familiari, chiamati spesso a un durissimo ed estenuante sostegno ai loro cari. Persino il mondo sportivo ha sviluppato un’attenzione particolare, le Paralimpiadi ne sono solo la manifestazione più evidente, ma c’è anche un substrato sempre più consistente a livello amatoriale e dilettantistico. Tanto è vero che anche nel Fermano sono sorte associazioni che si occupano specificatamente della pratica sportiva e proprio pochi mesi fa Porto San Giorgio ha addirittura ospitato un campionato mondiale di vela in cui atleti con qualche difficoltà fisica hanno gareggiato insieme, e in alcuni casi battuto, altri cosiddetti normodotati.

Grande sensibilità, dunque, verso le diversità nonostante i tagli e le riorganizzazioni dettati dalla crisi economica. Ma quest’ultimo ‘tarlo’ insidioso sta creando altre categorie di sofferenza, ci sono tante persone normali che sono cadute in frustrazione psichica, fisica ed economica perché non hanno più un lavoro, non riescono a pagare l’affitto di casa e non hanno di che sfamare i propri cari. Fino a pochi mesi questi ‘diversi’ erano un numero contenuto, bastavano gli ammortizzatori sociali per sostenerli, oggi invece sono diventati tantissimi e non hanno bisogno solo di aiuti finanziari, ma di una vicinanza vera, di parole, di conforto e di qualcuno con cui aprirsi e sfogarsi per non cadere in quel tunnel pericoloso che è la depressione. Molto spesso le sofferrenze non sono dichiarate e così rischiamo di non accorgerci, magari, dei bisogni che potrebbero avere i nostri stessi vicini di casa.

Che la situazione sta precipitando non stanno a dimostrarlo i suicidi e i casi di cronaca nera, ma l’attività quotidiana dei servizi sociali comunali, dove ogni giorno aumentano di numeri quelli che bussano alla porta in cerca di un aiuto. Ecco, allora, la grande questione che istituzioni e associazioni di volontariato dovranno affrontare nei prossimi mesi: mantenere un occhio sulle diversità, ma gettare l’altro sui poveri creati dalla crisi economica. •

Stefano Cesetti

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