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Fermano: un tempo terra di tagliatori ora terra di tagliati

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stefano-cesettiSiamo nel pieno della crisi economica, dopo mesi di bombardamento quotidiano sulla gravità della situazione e, purtroppo, di brutte notizie su tanti tristi casi personali verificatisi a causa della mancanza del lavoro, si avverte sempre più il diffondersi del nemico principale: la sfiducia e, peggio ancora, la rassegnazione.

Gli italiani, ma i fermani e i maceratesi in particolare, hanno sempre saputo rimboccarsi le maniche, d’altronde sono venuti su dal niente del dopoguerra, arrivando, pur essendo espressione di un piccolo lembo di territorio, alla ribalta economica mondiale. Il futuro non faceva paura, il coraggio permetteva di vincere anche le scommesse più impossibili e un pizzico di sana incoscienza lasciava sempre di buonumore, anche se c’erano cambiali in scadenza o mutui da coprire. Oggi non è più così, stiamo perdendo il sorriso, l’allegria e la spensieratezza che ci davano l’energia quotidiana. Ingabbiandoci dentro il rigido rispetto dei parametri europei, cercano di ‘tedescanizzarci’, stiamo diventando freddi e, soprattutto, abbiamo oramai perso il sorriso e l’allegria.

L’egemonia dell’economia del profitto-tecnologico- finanziario fa sempre più vittime, i disoccupati e gli inoccupati – permetteteci la crudezza – sono morti… che camminano. La nostra vita è scandita da due ‘lancette’ che come quelle degli orologi sembrano non fermarsi mai: gli aumenti e i tagli. Quanto a quest’ultimi, dalle nostre parti siamo arrivati al massimo. Nella sanità il Fermano è sempre maggiormente penalizzato, proprio in questi giorni vengono inferti altri pesanti colpi d’accetta ai servizi e ai posti letto (Amandola, Montegiorgio e Sant’Elpidio a Mare sono i comuni più penalizzati) che incideranno sicuramente sulla qualità delle prestazioni e sul tessuto sociale di tutto il territorio. Una situazione simile si registra nei trasporti, dove aziende, Provincia e Comuni hanno dovuto tagliare un bel po’ di corse sotto la minaccia della Regione di commissariarli (alla faccia della democrazia), arrivando a cancellare anche quelle scolastiche.

A proposito della scuola, non avando più nulla da tagliare, si registrano situazioni paradossali. Dopo il piano concordato con i sindacati per le razionalizzazioni nel prossimo anno scolastico 2013-14, una manina quasi sadica ha scritto altri due tagli. La media ‘Da Vinci Ungaretti’ di Fermo, che aveva cinque prime, ne perderà una e sarà costretta a formare classi di 28-30 ragaazzi, compresi i diversamente abili, che non potranno più essere seguiti con specifici insegnanti e programmi didattici in nuclei numericamente limitati di alunni. Una chiara violazione di legge e di diritti, che viene compiuta da un soggetto statale, cui si stanno ribellando dirigenti scolastici, professori, famiglie, amministratori comunali e provinciali. Ma il massimo sarà raggiunto con il secondo taglio ‘clandestino’: il liceo Classico di Fermo dovrà formare una prima mettendo insieme chi ha scelto il quarto ginnasio e chi il liceo delle Scienze umane (ex sociopedagogico), entità distanti per programmi, ma anche fisicamente perché il plesso del Classico si trova in via Recanati e quello di Scienze umane in corso Marconi. Continuando così, ci sarà da aspettarsi una prima classe in comune tra Iti Montani e Itcg Carducci-Galilei, tra Ipsia e liceo Scientifico e, addirittura, tra il liceo artistico di Porto San Giorgio e l’Itc di Amandola. Il Fermano da terra di tagliatori (calzaturieri) sta diventando terra di tagliati. •

Stefano Cesetti

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