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Pronto: Fate presto!

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copertina-12«E subito». Questo è l’intercalare nel Vangelo di Marco, la ‘congiunzione’ tra i movimenti di Gesù nelle strade della storia. Gesù riceve il battesimo nel Giordano e, subito, viene sospinto dallo Spirito nel deserto. Il ricamo di Dio sulla tela del mondo non ha rammendi, non ha riprese, non risente di indugi. E noi? Alla recente messa funebre per i tre suicidi di Civitanova, il Vescovo ha chiesto, pregato, gridato di ‘fare presto’. A chi? E fare presto cosa?

Il dolore del mondo, non specialmente in questo momento di crisi economica, ma sempre, cerca una risposta tempestiva, pronta, attenta. Il Creato chiede una custodia accurata e premurosa, come ricordò Papa Francesco, all’inizio, proprio lui che viene dalla fine. Ma, ripetiamo, chi deve dare risposte? L’autorità? La politica? La Chiesa istituzione? Certamente, anche loro. Ma la risposta è, come sempre, una risposta individuale. Una risposta personale.

Interrogato dagli eventi e chiamato a muoversi subito è ciascuno di noi. Sia che faccia il sindaco, il parlamentare, il barista di periferia, il netturbino. Il ‘subito’ che segna l’opera del Cristo è il ‘subito’ che è richiesto a noi. La crisi personale di un nostro vicino di casa non è prima di tutto offerta agli occhi del sindaco. No, è presentata a noi. Per una ovvia ragione di prossimità. E cosa ci richiede il Vangelo? Di amare il prossimo, di farci prossimi, di rispondere ‘subito’ a chi ci è vicino. Prima del sindaco, prima del parlamentare, prima del sacerdote. Presto, lo dobbiamo fare noi.

E ciò che ci è richiesto è di ‘vedere’, di accorgerci dell’altro. Non in un’ottica di sollecitudine collettiva da organismo non governativo, non nella sola prospettiva di una riforma politica di sistema, no, ma nell’ottica di un intervento nostro, personale e immediato. La salvezza dell’altro, mi duole dirlo, passa attraverso di noi. Qualche giorno fa, ad una messa mattutina, sento la Parola e l’omelia del sacerdote che insistono sull’essere caritatevole subito, sull’incontrare oggi la sofferenza di chi bisognoso e impaurito si rivolge a noi.

A fine giornata, ripenso alla Parola e mi rendo conto che quel giorno, mi avevano chiamato per telefono, entrambi all’ora di pranzo, dopo tantissimo tempo che non li sentivo, due vecchi clienti – faccio l’avvocato – entrambi per questioni di scarso rilievo economico e pratico. Entrambi angosciati. E mi sono immediatamente rivisto, con una lucidità rara, nel rispondere ad entrambi, seppur garbatamente, con una certa sufficienza, e con un intimo fastidio per dover esaminare, fuori orario, questioni prive di interesse e senza prospettiva di compenso, essendo i due in difficoltà economiche. E pensare che me li aveva preannunciati Lui qualche ora prima. Immediatamente, e le giornate successive hanno confermato l’idea, ho capito che non avevo ‘fatto presto’.

Non avevo risposto a chi mi chiedeva più che una consulenza, un conforto. Di essere stato mancante. Di non aver né visto né riconosciuto due miei prossimi. Oggi li ho cercati di nuovo e ho provato a dare non la soluzione, ma qualche indicazione che li possa far sentire un po’ meno abbandonati. Ho fatto esperienza della mia ottusità. E del fatto che la sordità alla Parola e la cecità, l’incapacità di vedere l’altro, non affliggevano solo i contemporanei di Gesù. Dio ci parla e ci dà indicazioni, ci affida i suoi piccoli, il problema è: ce ne accorgiamo? Quando siamo noi i poveri affidati ad altri, sì. Vediamo sulla nostra pelle cosa significa disinteresse e menefreghismo e, viceversa, il volto di Dio nell’altro che ci soccorre, ci sostiene e ci conforta. Quando siamo noi a dover soccorrere, un po’ meno. Un modello di prontezza è anche Maria. Ricordate come si alza e si muove in fretta verso la regione montuosa, dopo che l’angelo le aveva riferito della gravidanza di Elisabetta? Come mai è così pronta? Io credo che in Maria la sollecitudine sia sostenuta da una merce rarissima al tempo d’oggi. Sia sostenuta dalla Gioia di essere stata scelta e chiamata a servire. Quello che dobbiamo fare presto è, in fondo, soltanto servire con gioia il nostro prossimo. Che il Signore ci doni il discernimento di capire chi ci manda e come assisterlo. •

Marco Caldarelli

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