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Nannì de Cicchittu, lu filosufu

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giovanniSono passati anni e ancora si parla di lui, di nonno Giovanni! Non posso nascondere una certa sorpresa nel sentirlo nominare da persone che l’avevano conosciuto. Mi stupisce che lo si ricorda come una persona saggia del territorio. È Giovanni Ferracuti o meglio Nannì de Cicchittu, detto anche “lu filosofu”. Nacque a Fermo il 3 dicembre 1907 ed è morto il 3 settembre 1998. Settimo di 12 figli fu contadino e mezzadro sulla proprietà del prof. Augusto Murri in contrada Girola di Fermo.

Un uomo, un papà, un nonno, uno zio che con i suoi modi di fare, di parlare, col suo agire ha lasciato tanti ricordi nella memoria di chi lo ha conosciuto. Nonno Giovanni è un precursore dei tempi. Alla soglia dei suoi 90 anni ancora si prestava a “prescrivere” cure di ogni genere con ricette a base di erbe. Molti, oggi, ricorrono alle erboristerie, ai “rimedi della nonna”.

Per mio nonno era una scienza che praticava con la naturalezza di chi certe cose non le aveva imparate dai libri o da qualche rivista alla moda, ma per averle sperimentate su se stesso. Usava i doni della terra anche perchè erano l’unica risorsa a portata di mano. Le erbe, per nonno Giovanni, diventò così una vera e propria passione. Il suo libro preferito, sempre sul comodino e pronto per ogni consultazione era: Curarsi con le erbe. Era un libro vecchio, sgualcito da cui attingeva tante cure che applicava a se stesso in prima persona e che consigliava a chi gli chiedeva aiuto.

Tutto questo fa capire che il nonno aveva una sua filosofia di vita che seguiva personalmente e che trasmetteva a chi gli stava vicino. Non si deve però credere che vivesse fuori dal mondo, anzi! Tutti i giorni, infatti leggeva con grande attenzione e curiosità il quotidiano, per aggiornarsi sui fatti accaduti e commentarne premesse e conseguenze. Seguiva la politica, la cronaca locale, il gossip e lo sport. Era un uomo speciale.

Dalla sua cultura contadina ha sviluppato la sua filosofia di vita e la sua passione per quella che oggi chiameremmo medicina non convenzionale. Un po’ come i latini che parlavano di mens sana in corpore sano, mio nonno sosteneva la necessità e l’importanza di curare i propri malanni. “Star bene nel fisico – diceva – garantisce prontezza e vivacità alla mente ed al pensiero”. In tempi in cui il medico o il veterinario non erano a portata di mano o di telefono (che in pochi avevano), gli abitanti del quartiere si rivolgevano a lui per qualche malattia o traumi di vario genere.

Spesso la sua casa era una sorta di pronto soccorso dove venivano somministrate terapie rigorosamente naturali a persone ed animali. Aveva una passione per la medicina (avrebbe infatti voluto studiare da medico!) e curava indistintamente persone e animali. Spesso veniva chiamato per aiutare i parti degli animali e per consultazione in particolari difficoltà: indigestione, zoppia, malanni vari. Un must del suo repertorio era ad esempio il seme di lino con le cui bolliture curava l’influenza, il mal di stomaco e il mal di pancia mentre con gli impacchi affrontava foruncoli ed altre malattie della pelle.

Il mal di gola più resistente veniva contrastato invece con l’applicazione sul collo di un fazzoletto arrotolato e riempito di cenere calda. La caduta di capelli veniva arrestata con la linfa di alcune piante raccolta durante il periodo primaverile. Per il fetore dei piedi aveva creato una sorta di unguento ottenuto con strutto di maiale e polvere di zolfo. Un aneddoto molto simpatico però fa capire bene quanta popolarità e quanta efficacia avessero i suoi rimedi.

Una volta nonno Giovanni si trovò ricoverato in ospedale. Un giorno i medici andarono a visitarlo ma non lo trovarono nella sua stanza. Dove si era cacciato? Lo trovarono a far massaggi ad altri degenti!! La sua “scienza” era finalmente arrivata anche in ospedale! In un epoca in cui troppo spesso ci dimentichiamo da dove siamo venuti sono molto contenta di aver potuto ricordare, seppure in poche righe, il mio amato nonno Giovanni e mi piace salutarlo con un suo pensiero, semplice ma molto profondo: fatti i fatti tuoi e campa cent’anni, buttati alle spalle il passato e guarda avanti! •

Silvia Ferracuti

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