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Paride Felici: il capostipite di tutti gli elettrauto

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parideParide è indubbiamente collocabile tra i vari personaggi che dall’immediato dopoguerra fino ai nostri giorni hanno contribuito in maniera significativa a dar forma alla storia della Media Val Tenna. Senza il suo apporto, infatti, Falerone e Piane di Falerone sarebbero molto difficilmente divenuti quei centri ad alta concentrazione di attività che, in vari modi, hanno attinenza con la meccanica. Due poli che costituiscono ancora oggi un punto di riferimento obbligato per una parte importante del territorio della Provincia di Fermo in tutto ciò che riguarda il vasto campo dei motori e della ricambistica.

La storia professionale di Paride inizia a 17 anni, quando, nel 1947, appena diplomato all’ITI di Fermo come motorista e tornitore, va a lavorare per un anno, in qualità di apprendista, presso Bravi Raffaele, un artigiano sangiorgese che operava come meccanico e elettrauto in un’officina ubicata lungo il viale della stazione. Occorre dire, però, che Paride, premiato per vari anni come migliore alunno del suo corso all’ITI per competenza e per capacità di intervenire sui motori, appena terminata la scuola, aveva ricevuto allettanti proposte di lavoro dall’Aermacchi di Milano. Anche le grandi acciaierie di Terni, un impianto di avanguardia in quegli anni, appena diplomato lo avevano cercato per assumerlo direttamente come capo reparto. Già a scuola, quindi, Paride aveva ampiamente manifestato quelle doti di intelligenza e di capacità operative che ne faranno poi il mitico elettrauto da tutti apprezzato nel vasto comprensorio delle attuali provincie di Fermo, Ascoli Piceno, Macerata.

Fu l’insistenza della mamma, dispiaciuta del suo possibile trasferimento a Milano o a Terni, a farlo decidere a legare al proprio paese e al proprio territorio la propria storia professionale. Nel 1948, in un locale preso in affitto, apre la sua officina a Piane di Falerone, nello spazio attualmente occupato dal forno “Sapore di Pane”. Inizia da solo, ma dopo appena quattro anni di attività, lavorano con lui sei ragazzi-apprendisti, che diventeranno poi tutti meccanici o elettrauto. La notevole competenza mostrata nel riparare motori e impianti elettrici gli consente di allargare in pochi anni il bacino di utenza della sua attività, che, dalla Media Val Tenna va progressivamente estendendosi in tutta l’allora Provincia di Ascoli Piceno, in ampi settori della provincia di Macerata, e, in molti casi, anche fuori Regione.

Egli è stato infatti l’elettrauto di fiducia dell’Impresa Rozzi, che, nel periodo di maggior fulgore, disponeva di un parco di automezzi che contava quasi un migliaio tra camion e veicoli di vario genere. Tra i suoi clienti c’erano anche importanti ditte di autolinee, come Pasquarè o Portesi, che disponevano di un numero consistente di pullman. L’allargarsi dell’attività lo porta, in un primo tempo, a spostare l’officina nei locali attualmente occupati dal frantoio Zamponi. Poi, nel 1963, si trasferisce negli spazi in cui è ora ubicato il suo magazzino-negozio di autoricambi. Infine, nel 1970, il trasferimento nella sede attuale. La storia professionale di Paride è stata una storia di successo costruita su tre pilastri: competenza, voglia di lavorare, affidabilità. La scuola dell’ITI gli ha fornito le conoscenze teoriche che hanno fatto di lui un grande elettrauto. Molto, però, mi racconta nell’incontro avuto con lui, ha imparato dalla pratica. Quando c’era qualche guasto difficile da riparare studiava il motore dal vivo. Ciò significava smontarlo e rimontarlo, cercando di capire attraverso l’osservazione diretta delle parti la sua struttura e il suo funzionamento. In tal modo egli applicava al proprio lavoro la regola aurea del metodo scientifico enunciata da Galileo Galilei: “provando e riprovando”.

Si trattava, cioè, di osservare, di provare, di riprovare, per capire il motivo di un guasto e il modo migliore per ripararlo. Tutto ciò, naturalmente, richiedeva tempo, e Paride, molto spesso, passava intere nottate a smontare e rimontare motori per capirne e ripararne i guasti. Per lui non esistevano orari di lavoro. Di solito doveva lavorare anche la domenica mattina, e l’unico momento di distrazione era il pomeriggio della domenica. L’intenso impegno nel lavoro non gli ha impedito, però, di essere un uomo molto attento alla vita familiare e molto presente nell’educazione dei figli. Il lavoro, poi, presentava a volte situazioni difficili da gestire e da risolvere. Nel corso degli anni ’50, infatti, come pure degli anni ’60, non era raro dover riparare qualche camion sul posto in cui si era bloccato, e ciò lo si doveva fare anche in pieno inverno, a volte con la neve. Paride mi racconta un suo intervento fatto in piena notte a Terni, mentre nevicava. In quelle condizioni difficili si trattava di capire il guasto, di smontare il pezzo danneggiato, di portarlo in officina per ripararlo, e poi partire di nuovo per rimontarlo sul posto. Un lavoro molto impegnativo, dunque, sia a livello fisico che mentale, poiché in quelle condizioni non capire esattamente il guasto, o dimenticare qualcosa, significava dover ricominciare tutto da capo. Nel corso del colloquio Paride mi racconta che per lui non esistevano motori o pezzi di motore difficili. Le vaste conoscenze maturate nel campo dell’impiantistica e la pratica dell’officina lo avevano infatti familiarizzato con i tanti tipi di motori o di impianti elettrici in uso nelle macchine, nei camion, nei pullman, nei trattori, nelle moto. Per questo, mi dice, a volte capitava che lo venissero a prendere anche in piena notte quando qualche pullman o qualche camion si fermava e non voleva saperne di proseguire.

La competenza, l’impegno sul lavoro, l’affidabilità di Paride hanno ricevuto un pubblico riconoscimento il 2 giugno 1985 con la nomina a Cavaliere del Lavoro. Questa onorificenza l’ha tenuta nascosta. È stata scoperta del tutto casualmente dal figlio Massimo soltanto qualche anno fa. Altro attestato, al quale tiene particolarmente, è quello conferitogli dal Rotary Club, a Servigliano, il 23 marzo 2001, come riconoscimento delle “capacità costantemente dimostrate durante una vita di intensa operosità”. Nel corso della sua lunga attività professionale, accanto alle doti di competenza e di affidabilità, Paride ha mostrato anche grandi qualità di Maestro. Ha infatti accompagnato i giovani apprendisti non soltanto nel campo della formazione agli aspetti tecnici della professione, ma anche nel campo più impervio e complicato dell’apprendimento a vivere.

Nella sua officina si sono formati 59 apprendisti. Di questi, quasi tutti, dopo il periodo di apprendistato, hanno aperto una propria attività. Non è errato, dunque, dire che Paride è il capostipite degli elettrauto attualmente operanti nelle provincie di Fermo, Ascoli, Macerata. Nel formare gli apprendisti egli teneva a trasmettere abilità e competenze tecniche unitamente a quella che egli chiama “l’educazione”, cioè un modo di stare al mondo e di gestire la propria vita comportandosi con onestà, serietà, senso di responsabilità. Uno di questi apprendisti, oggi quasi sessantenne, da me casualmente incontrato qualche settimana fa, mi diceva che per lui Paride è stato non soltanto uno che gli ha insegnato tutto nel campo della professione, ma anche un padre, una presenza significativa capace di consigliarlo con autorevolezza. A lui, mi dice, si rivolge ancora oggi quando ha bisogno di un consiglio in campo professionale o extra-professionale. L’intelligenza di Paride, dunque, non si è manifestata soltanto nella sua proverbiale abilità a riparare motori, ma anche nel dare consigli, nell’aiuto pratico che egli, date le tante conoscenze che aveva tra le forze dell’ordine e nel mondo bancario, sapeva dare a quanti si trovavano in qualche difficoltà per infrazioni al codice stradale o per problemi di insolvenza. Insomma, un uomo di parola, la cui parola pesava.

Se ne dovette accorgere anche l’allora Arcivescovo di Fermo, Mons. Cleto Bellucci, quando se lo trovò davanti nel suo studio, e senza troppi giri di parole gli disse che don Elio, il mitico parroco-bersagliere di Piane di Falerone, anche se seriamente malato, non doveva essere spostato dalla parrocchia di Piane. Le cose andarono così, e don Elio rimase lì fino alla fine dei suoi giorni. Paride ha lavorato in officina fino a sei anni fa. Negli ultimi tempi, anche quando le gambe non lo assistevano al meglio, lo si poteva vedere attivo e concentrato a smontare parti elettriche di motori su cui soltanto lui e pochissimi altri sapevano metter mano. Oggi, a 85 anni, ancora non si riposa. Fa attività di controllo e di supervisione nel magazzino di autoricambi. Non ha perso la voglia di lavorare, di intraprendere, di guardare avanti, elementi che sono stati ingredienti essenziali del suo successo professionale. Sull’oggi, sul modo attuale di lavorare, di trattare con clienti e fornitori, mi dice che tutto gli sembra diventato più difficile. Nel mondo di ieri vedeva più voglia di lavorare e rapporti più semplici e diretti, meno inquinati da sotterfugi e sottintesi. L’esempio di un uomo che a 85 anni, dopo una vita di lavoro, si sente ancora intensamente coinvolto in esso, fa riflettere.

Particolarmente in una situazione in cui molti parlano di lavoro, ma ne parlano come se fosse qualcosa che si può creare per decreto, oppure lo contrabbandano come qualcosa che si può produrre con il potere taumaturgico di parole vuote di realtà seminate a piene mani da una classe dirigente che, molto spesso, non sa cosa sia un lavoro. Per creare occupazione occorrono dei nuovi Paride, cioè persone che all’intelligenza delle cose sanno unire passione e dedizione al lavoro, e il dono di saper motivare gli altri nel duro impegno che esso richiede. In giro, purtroppo, non si vedono molte persone di questo genere. Speriamo, dunque, che Dio ci conservi ancora a lungo il nostro Paride, un esempio vivente di intelligenza, di passione per il proprio lavoro, di serietà, di affidabilità. Un insieme di qualità che possono fiorire soltanto sul terreno di un’autentica e profonda umanità. •

G.Filippo Giustozzi

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