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Molta messe, pochi operai

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cattedraleNella cornice della Cattedrale di Fermo si è svolta, domenica 6 ottobre, la convocazione delle famiglie e degli operatori pastorali e di tutti gli uomini e donne di buona volontà che in silenzio e con dedizione profonda servono la Chiesa fermana in tutte le comunità parrocchiali. Chiamati dal nostro Arcivescovo, mons Luigi Conti, per l’inizio di questo nuovo anno pastorale, in molti abbiamo risposto all’invito, consapevoli che la fecondità della famiglia è un bene prezioso per la comunità civile ed ecclesiale.

L’esortazione, infatti, “Famiglia, alzati e va” è un chiaro appello alla missionarietà, ad essere fermento nella Chiesa, Famiglia di famiglie, parte attiva, laici impegnati nel territorio. La linea programmatica di questo cammino, che ha avuto inizio lo scorso anno con la convocazione dell’Arcivescovo sempre in Cattedrale per inaugurare l’anno della fede nella nostra diocesi, “Famiglia, porta della fede”, è il protagonismo della famiglia, nell’attività pastorale, nella vita della Chiesa e della società. Tale progetto è carico di speranza ed apre al futuro.

Lo stile della famiglia è e deve essere sempre di più lo stile della Chiesa e della società: l’accoglienza, la gratuità, la solidarietà sono valori, esperienze che si vivono in famiglia e che debbono plasmare anche la società. Per realizzare tutto questo bisogna saper abitare insieme il nostro tempo: famiglie con altre famiglie. Il percorso, già avviato, non vuole essere esaustivo, ma intende sollecitare nuovi orizzonti di sviluppo e promuovere conseguenti forme di azione pastorale. Difatti, dopo l’analisi fatta dalle Vicarie sul territorio lo scorso anno, dopo la lettura dei bisogni, delle priorità, i diversi rappresentanti delle stesse, hanno presentato durante la convocazione, gli ambiti privilegiati di intervento, con proposte concrete rivolte a famiglie, a giovani, a giovani coppie, a fidanzati, a famiglie in difficoltà.

Un contributo prezioso, attraverso la sua relazione e ricco anche di vita vissuta accanto alle famiglie, ci è stato offerto da Don Enzo Bettaccini, Vicedirettore Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della Conferenza Episcopale Italiana, già parroco. La Chiesa pone la sua attenzione in maniera sempre più specifica sulla famiglia, grembo generatore della vita, dell’amore, della fede, della speranza. “Luogo” antropologico e teologico delle fondanti e fondamentali relazioni umane, immagine di Dio, Unico, Trino, la cui somiglianza divina però spesso è offuscata da difficoltà e complessità.

Tutte le famiglie sono nel cuore di Dio, nessuno è escluso dal Suo amore, dalla Sua premura, dalla Sua cura, anche le famiglie ferite. Il Signore Gesù, ha sempre parole di accoglienza e conforto nei confronti di ogni persona nella sua concreta situazione esistenziale. La Chiesa non può e non deve fare diversamente. È per tale motivo che abbiamo il dovere di interrogarci, riflettere e trovare risposte e sentieri percorribili per le tante relazioni umane e familiari che attendono un’attenzione, per giungere e ritrovare un’autenticità pienamente cristiana oltre che umana.

La famiglia di oggi, presenta aspetti positivi ed aspetti negativi: segno, gli uni, della salvezza di Cristo operante nel mondo; segno, gli altri, del rifiuto che l’uomo oppone all’amore di Dio. Maggiore deve essere l’attenzione alla qualità delle relazioni interpersonali nel matrimonio, alla promozione della dignità di ciascun componente, alla educazione dei figli, all’aiuto spirituale e materiale tra famiglie, tra generazioni, alla riscoperta della missione ecclesiale propria della famiglia e della sua responsabilità per la costruzione di una società più giusta. L’eccessivo benessere e la mentalità consumistica, uniti ad una certa incertezza per il futuro, tolgono agli sposi la generosità, la freschezza, il coraggio di vivere appieno la loro scelta, incutono paura per il presente ed il futuro di ciascuno e del nostro Paese.

La famiglia, dunque, come centro della Chiesa, come esperienza fondante della società umana e civile, intesa non come “due cuori e una capanna” ma come una società aperta, un porto sicuro nel quale ci si accoglie e si cresce. Occorre, dunque impostare nuovamente la preparazione al matrimonio, lungo un cammino di educazione all’affettività e al discernimento vocazionale, ma l’accompagnamento va continuato anche e soprattutto nei primi anni del matrimonio e nelle fasi successive. Le famiglie presenti, protagoniste del futuro della nostra Chiesa e società, hanno infine ricevute dal Vescovo il mandato missionario affinché lungo le strade del mondo, come il diacono Filippo, siano annunciatrici della Parola e compagne di viaggio. •

Tania Ferroni

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