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Gli auguri di Mons. Luigi Conti

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nativita-giottoPer gli auguri natalizi sento urgente trasmettere una Parola dell’apostolo Paolo e che abbiamo ascoltato nella I Domenica di Avvento: “La notte è avanzata, il giorno è vicino” (Rm 13, 12a). Che sia notte, è evidente, e ci è stato ricordato, alla chiusura dell’Anno della Fede, nel secondo Convegno delle diocesi marchigiane vissuto appena un mese fa. Dal giugno 2012 al giugno 2013 ben 26.000 persone hanno perso il posto di lavoro.

Queste, sommate ai numerosi giovani in cerca di prima occupazione raggiungono il tasso di disoccupazione dell’11%. Tra il 2008 e il 2011 il numero di matrimoni celebrati nelle Marche è diminuito del 6,9%; aumentano i divorzi e le separazioni. Più dell’8,6% delle famiglie sta al di sotto della soglia di povertà relativa. A causa della progressiva diminuzione della natalità, la popolazione marchigiana invecchia sempre di più. Il territorio della nostra Chiesa locale non è esente da queste criticità.

Mi torna alla mente un oracolo di Isaia: “Sentinella, quanto resta della notte?” La sentinella risponde: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!” (Is 21, 11-12). Nel medesimo Convegno mi hanno però colpito alcuni interventi di persone impegnate nelle nostre istituzioni, come il Presidente della Regione Marche, il Rettore Magnifico dell’università di Ancona, il sindaco di Loreto: costoro hanno chiesto ai cristiani un contributo di discernimento, un sostegno nell’impegno sincero di chi guarda al futuro formando le nuove generazioni, uno slancio profetico. Allora mi è sembrato di percepire un appello che incontra la domanda del profeta: “Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21,11). Noi cristiani, chiamati ad essere sentinelle del mattino, non vogliamo fingere che non sia notte, ma la nostra speranza non delude: Dio che assume in Cristo la nostra condizione umana ci illumina da oltre la morte, ci permette di vedere con chiarezza a che punto siamo della notte. Non è una tenebra eterna ed assoluta, non siamo neanche all’inizio della notte, ma siamo nella sua parte finale: un nuovo giorno, un tempo favorevole per l’annuncio del Vangelo, una storia nuova di giustizia, di impegno e di amore, stanno venendo.

Non si tratta di una luce in fondo al tunnel ma di un’alba, di una aurora. Dipenderà dalla nostra fede: “se la tua vita splenderà, l’oscurità sarà per te come l’aurora”, dice Giobbe (11,17); dipenderà, come attesta il profeta, dalla nostra speranza: “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (Is 58,8).

Per questo il sentimento che prevale in me e del quale vorrei contagiare tutti è il rendimento di grazie. Grazie a presbiteri e laici che con dedizione vivono e annunciano la Parola. Grazie alle coppie di sposi che narrano la fede ai loro figli e si mettono a disposizione dell’educazione cristiana delle nuove generazioni negli oratori delle nostre parrocchie. Grazie a tutti coloro che nella Chiesa e nei nostri comuni, nelle nostre scuole e società sportive cercano veramente di educare e di formare i cristiani e i cittadini del futuro. Grazie a tutti coloro che nella comunità cristiana e umana del territorio e, soprattutto negli ospedali e case di cura, donano dignità, assistenza e conforto ai numerosi anziani e malati. Grazie ai giovani che non si rassegnano e non perdono la speranza ma perseverano nel testimoniare Gesù e nel costruire il futuro. Grazie a tutti coloro che nella Caritas diocesana e nelle Caritas parrocchiali si donano perché le nostre comunità siano vere famiglie che accolgono e si prendono cura. Grazie agli amministratori che con sincerità perseguono il bene comune. Grazie a tutti quelli che si impegnano per l’unità dei nostri paesi e delle nostre parrocchie anche promuovendo il costruttivo inserimento degli immigrati.

A tutti voglio dire che il giorno è vicino proprio perché nella notte santa potremo riconoscere vera la parola di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (9,1); le tenebre hanno provato ad aggredire la luce della nostra fede, ma non sono riuscite a spegnerla. A tutti gli uomini e le donne che vivono nei territori delle nostre diocesi auguro di sentirsi, in questo Natale, cercati, amati e trovati da Dio che in Gesù pone la sua tenda in mezzo a noi. L’aurora che avanza e la luce che risplende è quella del suo amore per ognuno di noi. Ai presbiteri, a tutti i fratelli e sorelle in Cristo, in particolare alle famiglie che desidero al nostro fianco come prime alleate, in questo Natale dico: “Alzatevi e andate nelle città e contrade del nostro territorio come sentinelle e profeti del giorno ormai vicino”. •

+ Luigi vescovo

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