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L’esperienza di “Villa Nazareth”

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infograficaL’INTERVISTA: ENRICO BRANCOZZI e il cammino di fede per separati e divorziati

L’ufficio diocesano di pastorale familiare e Villa Nazareth propongono da alcuni anni un cammino di fede per separati e divorziati/risposati.

Quando è nata questa idea?

L’idea è nata nel 2008, dopo la positiva riaffermazione del card. Tettamanzi dell’urgenza pastorale di considerare con occhi diversi le situazioni di chi giunge a nuove nozze.

Questo piccolo scritto ha innescato una riflessione nella Chiesa locale che ha condotto ad un percorso mensile fondato sull’ascolto della Parola di Dio e sulla preghiera.

C’è stato un episodio particolare che ti ha portato a questa riflessione?

No, non un fatto isolato, ma l’ascolto delle persone. Quando ho iniziato il servizio ministeriale presso Villa Nazareth, ho iniziato quasi subito a incontrare numerose persone che provenivano da un’esperienza di separazione e di divorzio. Il più delle volte, si trattava di persone abbandonate dal coniuge che vivevano la separazione con estrema sofferenza e con molti problemi collaterali: il ritorno nella casa dei genitori, questioni economiche, uno stato di depressione, a volte addirittura tentativi di suicidio. Alcune di queste persone vivevano una nuova relazione affettiva, con profondi sensi di colpa e con la sensazione di essere escluse dalla comunione ecclesiale. Lì ho toccato con mano che non si trattava più di situazioni isolate, ma di una realtà sistemica, diffusa. E noi non avevamo nulla da offrire come cammino, come percorso.

Che cosa hai pensato di proporre?

A quel punto, ricordo di essere andato da mons. Conti e di avergli chiesto un parere sull’opportunità di aprire un cammino di fede per andare incontro a queste situazioni. Il vescovo manifestò subito il suo appoggio e mi disse di prendere contatto con altre esperienze in Italia. Ne conobbi una significativa a Torino. Ricordo di averne parlato con Luca Tosoni e con don Claudio Morganti. Proprio all’interno della pastorale familiare è nata la collaborazione con Oscar e Raffaela Sabatini, che hanno accompagnato il gruppo in questi anni.

Oggi la discussione sembra essere riaperta da papa Francesco.

Sì, ma la discussione è iniziata già diversi anni fa. Già nel 1980, a conclusione del Sinodo dei Vescovi, Giovanni Paolo II affermava: «I padri sinodali esortano i pastori e tutta la comunità cristiana perché aiutino questi fratelli e sorelle a non sentirsi separati dalla Chiesa, non solo, ma in virtù del battesimo essi possono e devono partecipare alla vita della Chiesa pregando, ascoltando la parola, assistendo alla celebrazione eucaristica della comunità e promuovendo la carità e la giustizia». Qualcosa di simile si dice anche Familiaris consortio: «La Chiesa, infatti, istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini e soprattutto i battezzati, non può abbandonare a se stessi coloro che – già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale – hanno cercato di passare a nuove nozze. Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza» (FC 84). È in questo testo che Giovanni Paolo II invitava i pastori a fare in modo «con sollecita carità» che i divorziati non si considerino separati dalla Chiesa e che il loro itinerario spirituale, proprio perché segnato dalla sofferenza, possa trovare un sostegno ricco di misericordia e di amore. Credo che il cammino futuro debba partire da queste affermazioni. •

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