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Piove, governo ladro!

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stefano-cesettiNeve più pioggia in appena sette giorni. Il risultato è che il Fermano, ma anche il Maceratese hanno temuto di rivivere il dramma dell’alluvione 2011. Tutti i fiumi che si ingrossavano minacciosamente, i torrenti e i fossi che non contenevano più l’acqua: lunedì 2 dicembre, dal Potenza al Tronto, è suonato lo stato di massima allerta. Negli occhi dei residenti di Casette d’Ete, in particolare, si notava tutta l’angoscia e la paura di due anni e mezzo fa, l’Ete Morto che a ovest veniva annunciato troppo in piena, stava per straripare di nuovo da quel ponte già noto per aver causato morte e danni.

Per fortuna, la pioggia è diminuita, l’acqua è arrivata ai bordi degli argini, ma è rimasta nei letti, tranne che alla foce del Chienti e in un fosso che ha riversato fango e disagi a Luce di Sant’Elpidio a Mare. Le conseguenze peggiori l’hanno patite un ponte sull’Aso, all’altezza di Rubbianello, dove è crollata un’arcata, e il colle del versante sud nel centro storico di Fermo. “Poteva andare peggio – è stato il commento generale – per fortuna i lavori di rinforzo fatti dopo il 2011 sono risultati efficaci”. Giusto, anche se una riflessione a freddo induce a chiedersi come mai scatta l’emergenza ad ogni pioggia più intensa del nornale.

Un vecchio cantoniere in pensione, incontrato per caso in un bar, ci ha fornito la spiegazione, semplice e inconfutabile. “Prima c’eravamo noi – ha ricordato – ne eravamo tanti, ognuno aveva assegnato un tratto di strada provinciale e soltanto con una pala, un rastrello e una carriola pulivamo in continuazione gli argini delle carreggiate. Realizzavamo i solchi e invogliavamo l’acqua nelle fogne e nei campi. Qui trovavamo come alleati gli agricoltori, che a loro volta tracciavano i solchi nei terreni, ripulivano gli argini dei fossi e dei torrenti, che avevano sempre i letti pienamenti liberi e senza un ramo di traverso. La nostra e la loro azione combinata era il più delle volte sufficiente. Poi, però, fino a trenta, quarant’anni fa si notava anche un altro particolare: erano poche le case realizzate vicino ai fiumi e ai fossi. Oggi, invece…”.

La saggezza popolare vale più di cento studi geologici e di decine di programmazioni urbanistiche. Perché gli uni e gli altri vengono fatti con i numeri, le proiezioni, le tendenze e… le speculazioni edilizie, lasciando da parte la ragione, l’esperienza e la cura quotidiana per l’ambiente. In una società che non ha rispetto degli uomini, come si può pretenderlo per la natura?

Eppure, si fanno le campagne ambientaliste per pulire i fiumi e i parchi, si attua la raccolta differenziata dei rifiuti e ci si impegna nella sensibilizzazione delle nuove generazioni con le feste degli alberi a scuola. Tutti bravi e sensibili, fino a 12-14 anni, poi da quel fatidico passaggio alle superiori (vale anche per l’impegno religioso e il rapporto con i genitori) si diventa più cattivi ed egoisti. I grandi poi, hanno da mostrare un campionario di nefandezze di ogni genere.

Solo gli anziani mostrano il necessario buon senso, ma chissà se sarà lo stesso, in futuro, con le nuove generazioni della terza e quarta età? Speriamo che non piova troppo. •

Stefano Cesetti

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