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C’è chi sfila e chi si defila

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stefano-cesettiA carnevale ogni scherzo vale, ma quello che Porto San Giorgio ha fatto al cartellone unitario delle manifestazioni è stato pesante e difficile da accettare per gli altri comuni che fanno parte del circuito. Da quando si era cominciato a parlare con insistenza della provincia di Fermo c’era stata una particolare attenzione a sviluppare uno spirito unitario del territorio nelle manifestazioni di ogni genere che si fossero prestate a realizzare questo obiettivo. La fermanità andava intesa non più solo nel ristretto ambito del capoluogo, ma doveva diventare una qualità unitaria di tutti i 40 comuni.

Il carnevale era subito apparso l’occasione propizia e le località più grandi hanno creato una sorta di cartello per organizzava il periodo del divertimento in modo organico. Quest’anno, invece, Porto San Giorgio, ritenendo eccessivo l’impegno finanziario a suo carico per la sola sfilata dei carri e gruppi prevista nel suo territorio, ha deciso lo strappo. Avrebbe potuto ridiscutere la quota di partecipazione e trovare altri rimedi, invece l’Amministrazione comunale non ha voluto sentire ragioni, preferendo fare da sé.

Sabato scorso ha fatto un effetto davvero stonato lo svolgimento contemporaneo di due conferenze stampa, quella del circuito e quella della Giunta comunale sangiorgese, per presentare i rispettivi cartelloni carnascialeschi perché la cittadina rivierasca avrebbe potuto almeno rimanere nel cartellone unitario invece che estraniarsi del tutto. Un atteggiamento che è sembrato soprattutto una ripicca, anche perché più o meno nelle stesse ore il sindaco Loira e i suoi assessori hanno ripreso il dialogo collaborativo con i colleghi di Fermo, salendo addirittura in casa dell’esecutivo guidato da Nella Brambatti per discutere le questioni importanti (porto e pista ciclo-pedonale sul fiume Ete) da affrontare congiuntamente.

D’altronde, che i comuni debbano sempre più tendere ad associarsi nella gestione della cosa pubblica lo suggerisce la crisi economica, che sta continuamente ridimensionando le risorse loro destinate, e nei casi dei comuni più piccoli lo impone anche la legge per determinate materie (rifiuti, scuola ed altro). Nei servizi sociali, addirittura, da diversi anni sono stati istituiti gli Ambiti con i quali i tutti i comuni affrontano le varie problematiche e ramificano gli interventi sul territorio. Insieme agiscono da tempo anche le località ai piedi dei Sibillini con la comunità montana e l’ente parco, mentre nella Valdaso è avvenuta una delle prime applicazioni nelle Marche dell’unione dei comuni.

La madre di tutte le forme associative è stata poi la sanità, dalle prime aziende sanitarie e associazioni dei comuni fino alle zone territoriali e aree vaste degli ultimi tempi (l’ulteriore sviluppo si chiamerà reti cliniche). Anche nello sport, in particolare in alcune situazioni del calcio, del basket e del volley si sta attuando una sinergia municipale particolarmente interessante. Insomma, un territorio notoriamente sensibile alla lotta di campanile, è chiamato a ricercare sempre più spesso forme associative.

Speriamo non si arrivi mai alla fusione vera e propria di comuni, ma pare proprio che non si potrà evitare di camminare lungo la strada della collaborazione. Pertanto, servirà ricercare soluzioni che lo consentano, ma al tempo stesso permettano di mantenere le dovute differenziazioni. Il Carnevale è una di queste e la speranza di 39 comuni è che dal prossimo anno Porto San Giorgio getti via la maschera dell’individualismo. •

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