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C’era una volta un pezzo di legno

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pinocchioChi non conosce “Pinocchio”?! La celebre storia del burattino di legno dal cuore umano, che diviene un bambino vero, nel momento esatto in cui sceglie di corrispondere all’amore di suo padre. Nei giorni scorsi, il gruppo interparrocchiale Montottone- Monsampietro Morico ha brillantemente realizzato e portato in scena il musical dal titolo: “C’era una volta un pezzo di legno…”, che costituisce una rivisitazione in chiave moderna del racconto di Pinocchio.

Il 4 ed il 5 gennaio scorsi, lo spettacolo si è tenuto presso il teatro comunale di Monsampietro Morico, mentre il 25 gennaio è stata la volta del palazzetto dello sport di Montottone. In tutti e tre gli appuntamenti, i risultati, anche solo in termini statistici, sono sorprendenti. Il teatro comunale di Monsampietro Morico, infatti, è riuscito a malapena a contenere il numero degli spettatori, per due serate consecutive, mentre, relativamente al palazzetto dello sport di Montottone, si è registrata la presenza di un pubblico di oltre cinquecento persone. Senza considerare che, tramite il cd “passaparola”, nei giorni successivi agli spettacoli, sono piovuti addosso a questo gruppo di ragazzi complimenti provenienti da ciascuno di noi, persone comuni, autorità istituzionali e perfino dai giornali locali, con relative richieste di repliche dello spettacolo, non previste né immaginabili, anche in altri Comuni delle nostre zone.

Viene spontaneamente da chiedersi quale sia il segreto di questo piccolo grande successo… Il gruppo interparrocchiale Montottone-Monsampietro Morico è nato da un pensiero felice di un’insegnante che, circa due anni fa, in occasione del XXV anniversario di ordinazione sacerdotale di Don Olivio Medori, ha chiesto ai giovani dei due paesi di realizzare il musical: “Forza venite gente” in onore di quest’ultimo. Da quella singolare esperienza, che voleva essere soltanto un dono, di natura occasionale, da parte dell’intera comunità parrocchiale al proprio Parroco, è sorto però qualcosa di più grande. In primo luogo, la conoscenza e l’amicizia fra tutti i componenti del gruppo, giovani, ragazzi, adolescenti, ed in secondo luogo, la consapevolezza di questi di poter fare teatro insieme.

Nascono così, in via del tutto spontanea ed autogestita dai membri del gruppo, i laboratori di danza, recitazione e canto, che sono stati necessari per la messa in scena e la buona riuscita del musical “Pinocchio”. In questi laboratori, non c’è la figura del maestro che insegna e trasmette la propria esperienza all’allievo, ma ciascun ragazzo è chiamato a sperimentare, nel confronto continuo con gli altri, i punti di forza e di debolezza della propria individualità, il rispetto per la soggettività altrui ed il tentativo di costruire qualcosa di bello e di unico insieme.

Piena unità tra i componenti del gruppo nella diversità, esperienza di gratuità, massimo impegno per la realizzazione di ogni spettacolo e passione crescente per il teatro, sono chiare espressioni di questa singolare compagnia teatrale. Ma, a mio avviso, il segreto del successo risiede nel fatto stesso che questi giovani, per mettere in scena il musical, abbiano dovuto misurarsi con l’esigenza di radicale bellezza sottesa ad ogni autentica manifestazione artistica.

La danza, il canto, la recitazione, infatti, sono tipologie di attività umane che, per definizione, non mirano all’utilità immediata, come l’economia, né a dettare regole sociali di comportamento come una morale condivisa, ma esprimono semplicemente il desiderio, presente in ognuno di noi, di bellezza assoluta e di felicità condivisa. Ci indicano un luogo dello spirito in cui l’uomo ritrova il suo cuore, esattamente come Pinocchio che smette di comportarsi da burattino scoprendosi figlio. L’opzione per l’arte, in fondo, quando non ha secondi fini, è sempre vincente, specie nel rapporto fra i giovani e le generazioni precedenti, perché esprime, un po’ come la storia di Pinocchio, la ricerca dello sguardo orgoglioso e innamorato di un Padre a cui rispondere con la propria esistenza. In tal modo, l’arte risveglia un senso di comune appartenenza, fede concreta e gioia condivisa. Un grazie di cuore al gruppo interparrocchiale Monsampietro Morico-Montottone, ed un grande in bocca al lupo per i prossimi spettacoli! •

Andrea Attilio Subrini

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