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Vado a convivere o mi sposo? Questo è il problema!

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matrimonioVado a convivere o mi sposo? Sono sempre di più coloro che si pongono questa domanda. È pur vero che le statistiche sono oggettive e sembrano non lasciare scampo: divorzi, separazioni e crisi matrimoniali sono in continuo aumento. Francamente non credo che questo dipenda – come sostengono i più – dal fatto che la vita oggi è più incerta di quella dei nostri nonni. Siamo sinceri: senza andare troppo indietro nel tempo, in quegli anni potevi lasciarci le penne se beccavi una banale influenza o finire deportato dal primo esercito che passava sul suolo italico. Non credo che ci fosse tutta questa grande sicurezza. Anzi, la gente aveva molti meno soldi e meno benessere rispetto ad oggi.

Comunque chi tifa per la convivenza sostiene che convivere sia meglio che sposarsi perchè ci sono molti meno problemi da affrontare. Se un rapporto non va, semplicemente si scioglie, senza troppi rimpianti. Il tema è profondo ed il rischio è quello di banalizzare. Ma se per un attimo pensiamo alla persona che amiamo è impossibile non credere che possa essere “per sempre”. E la convivenza in questo senso comporta tutta l’incertezza del pensare di poter dire “ok, abbiamo scherzato”. L’uscita di sicurezza è dunque a portata di mano.

Se una convivenza fosse infatti la più bella e soddisfacente che ci potessimo immaginare e se durasse tutta la vita, non sarebbe di fatto un matrimonio mancato? Ma allora meglio sposarsi? Di primo acchito mi viene da rispondere: certo che è meglio perché si dà seguito all’ipotesi positiva che è l’incontro con la persona di cui ci si è innamorati. Se è amore autentico, non lo si vorrebbe per sempre? Ovviamente sì. Ma c’è di più. Come sconfiggere questo diluvio di statistiche e infauste previsioni? È vero infatti che il matrimonio non è affatto facile, che non c’è niente di automatico e la vita è piena di sorprese. La risposta più vera ed efficace alla domanda iniziale ce l’ha data Papa Francesco lo scorso 26 ottobre durante il Pellegrinaggio delle famiglie sulla tomba di Pietro.

In quell’occasione il Santo Padre si è rivolto agli sposi ricordando con loro alcuni passaggi del rito del matrimonio. “Chi si sposa nel Sacramento dice: ‘Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita’. Gli sposi in quel momento non sanno quali gioie e quali dolori li attendono. Partono, come Abramo, si mettono in cammino insieme. Questo è il matrimonio! Partire e camminare insieme, mano nella mano, affidandosi alla grande mano del Signore”. “Mano nella mano, per sempre, senza fare caso a questa cultura del provvisorio che ci taglia la vita a pezzi”. “Gli sposi cristiani – ha aggiunto ancora – non sono ingenui, conoscono i problemi e i pericoli della vita. Ma non hanno paura di assumersi la loro responsabilità, davanti a Dio e alla società. Senza scappare, senza isolarsi, senza rinunciare alla missione di formare una famiglia e di mettere al mondo dei figli. – Ma oggi, Padre, è difficile -. Certo, è difficile. Per questo ci vuole la grazia del Sacramento!”.

“I Sacramenti non servono a decorare la vita – ha proseguito il Pontefice – il Sacramento del matrimonio non è una bella cerimonia! I cristiani si sposano nel Sacramento perché sono consapevoli di averne bisogno. Ne hanno bisogno per essere uniti tra loro e per compiere la missione di genitori. ‘Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia’. E nel loro Matrimonio pregano insieme e con la comunità. Perché? Solo perché si usa fare così? No! Lo fanno perché ne hanno bisogno, per il lungo viaggio che devono fare insieme, hanno bisogno dell’aiuto di Gesù, per camminare insieme con fiducia, per accogliersi l’un l’altro ogni giorno, e perdonarsi ogni giorno!”. •

Silvia Graziani

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