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Da quattrocento anni presenti a Fermo

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chiesa-misericordiaI Religiosi Agostiniani Scalzi, conosciuti e chiamati “i Frati della Misericordia”, ricordano i quattrocento anni della loro presenza nella Città di Fermo dove misero piede appunto nel 1614. Dare uno sguardo alla loro storia ci riporta a situazioni culturali e sociali tramandate; ci spinge a riflettere su eventi passati che, sotto altri aspetti, si ripetono e ci coinvolgono; ci aiuta ad evidenziare luci e ombre. Ma entrare nella storia significa, soprattutto, affidarci ad una saggia maestra che prepara a vivere con prudenza il presente e a programmare realisticamente il futuro.

Quando i primi Agostiniani Scalzi giunsero a Fermo erano una istituzione ancora molto giovane, nata nel 1592 dall’antico Ordine Agostiniano, con lo scopo di rinnovare lo stile di vita dei conventi introducendo maggiore povertà, austerità, preghiera. Questo cambiamento era richiesto dal clima di rinnovamento desiderato dai fedeli e voluto dalla Chiesa con la celebrazione del Concilio di Trento (1542-1563). Le prime comunità riformate si costituirono a Napoli, Roma, Genova, Acquaviva Picena ecc. I primi approcci, per la fondazione che ci interessa, risalgono al 1612 quando l’Arcivescovo Alessandro Strozzi e le autorità civili si mostrarono favorevoli ad una nuova comunità di “mendicanti” come erano chiamati i frati che traevano parte del sostentamento dalla generosità della popolazione e dei benefattori. Tra le varie occasioni che si presentarono, gli Agostiniani Scalzi scelsero la Chiesa del SS. Crocifisso di Saletto, tuttora esistente, distante circa 2 chilometri dalla Città, sulla strada che porta a Capodarco. La chiesa e gli annessi locali furono ceduti, con regolare e documentata transazione, dalla Compagnia del SS. Crocifisso. I frati vi si stabilirono il 22 luglio 1614.

Il loro insediamento fu favorito anche dal fatto che la Confraternita del SS. Crocifisso aveva ottenuto in città, dal 1609, la Chiesa del Crocifisso di S. Chiara, poco distante dalla Chiesa di S. Francesco. La richiesta di una sede più comoda e centrale era stata motivata dai Confratelli dal fatto che la loro devozione al Crocifisso e alla sua Madre Addolorata aveva ricevuto nuovo incremento con l’aggregazione (1585) alla Compagnia della Madonna del Pianto, sorta a Roma dopo che una immagine di Maria, dipinta su muro, aveva incominciato a lacrimare in seguito a una lite terminata con l’uccisione di uno dei due contendenti proprio sotto gli occhi dell’immagine (1546). Uno dei primi frutti della rinnovata devozione fu la nuova statua della Madonna del Pianto commissionata a Sebastiano Sebastiani di Recanati che fu terminata e accolta a Fermo nel 1614, come si legge sulla base del trono su cui posa la Madonna: “I Confratelli del SS.mo Crocifisso e della sua Madre del Pianto posero a proprie spese nel priorato di Simone Vielmi, l’anno 1614”.

L’anno dell’arrivo a Fermo dei nostri Frati. Tale felice coincidenza è ricordata con le celebrazioni del mese di maggio di quest’anno che hanno visto la presenza della statua della Madonna del Pianto nella chiesa di Salette (3-4 maggio) e da questa al Santuario della Madonna della Misericordia (4-11 maggio) ufficiata dagli Agostiniani Scalzi. Se la residenza nella Chiesa di Saletto da una parte assicurava ai nuovi arrivati il ritiro e la clausura, dall’altra – per la distanza dal centro abitato – rendeva disagevole lo svolgimento del ministero sacerdotale e il disbrigo delle commissioni. Così si cercò ben presto una diversa sistemazione. Anche questa volta si presero in esame tre possibilità: la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la Chiesa della S. Maria degli Angeli detta della Carcera, e la Chiesa S. Maria della Misericordia; quest’ultima localizzata sul sito dove oggi sorge la sede delle Carceri. Di queste tre chiese l’unica materialmente esistente è quella detta della Carcera. Riprendono le consultazioni, le trattative, si richiedono le autorizzazioni dei Superiori di Roma, i quali nel febbraio del 1621 decidono che si proceda alla restituzione del complesso di Saletto e si inizi la costruzione del Convento attiguo alla Chiesa “S. Maria della Misericordia”.

I lavori procedettero regolarmente e i frati si trasferirono nella nuova sede verso l’anno 1625. Nelle antiche cronache dell’Ordine leggiamo che il Convento è “posto in bel sito fuori della Porta S. Marco …lungi dalla Città un tiro di pietra”. Giunti a Fermo, sotto la vigile e materna protezione della Madonna del Pianto, gli Agostiniani Scalzi continuarono fino ad oggi a curare il culto a Maria invocata come Madre della Misericordia. Gli eventi che si susseguirono in quattrocento anni hanno portato preoccupazioni e difficoltà: si pensi al cambiamento spesso violento dei regimi politici, alle leggi restrittive nei confronti delle manifestazioni religiose, alla confisca del beni ecclesiastici, alla soppressione degli Ordini religiosi, ecc… A tali eventi si sono intercalati periodi di ripresa che hanno favorito l’incremento di attività benemerite e la ristrutturazione di chiese e di conventi. A questa storia hanno partecipato anche i Frati della Misericordia.

Le pagine che seguono ci hanno visto, forse, osservatori-partecipi. Ricordiamo l’attività e l’impegno per la crescita e la formazione della comunità dei fedeli che frequenta il Santuario e per la conservazione ed abbellimento del nuovo Tempio che oggi ammiriamo. Ricordiamo la diffusione del culto di Santa Rita e la solennità con cui si celebra la festa. Vogliamo ricordare la inventiva di Padre Serafino Marchionni che ha composto un originale e veloce sistema di stenografia; la premura e disponibilità con cui Padre Gabriele Marinucci e Padre Giovanni Cutini ed altri Confratelli hanno assistito e confortato gli infermi del vicino Ospedale Civile; la paziente ed umile insistenza con la quale Fra Mariano Vitali bussava alla porta ed al cuore dei benefattori; ricordiamo … E come dimenticare gli anni, relativamente recenti, durante i quali i locali del Convento erano vivacizzati dalla composta allegria dei numerosi “Fratini” e dei chierici professi che hanno frequentato il locale Seminario per la loro formazione al sacerdozio? Ora, queste pagine sono chiuse, o meglio, voltate. Oggi il modo di vivere non è quello del passato. Tutto cambia velocemente. Ma le domande e le risposte che danno dignità alla esistenza sono sempre attuali. Ci auguriamo quindi che, come i loro Confratelli, gli Agostiniani Scalzi che continuano ad essere fra noi, alimentino – con la loro testimonianza di fedeltà al Vangelo – la speranza e la serenità di cui sentiamo il bisogno non meno dell’aria che respiriamo. •

P. Angelo Grande oad

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