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In questo mondo di Santi

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numero 10Mia madre è santa. Ne sono certo. Nessuno però sosterrà l’iter per la sua beatificazione e santificazione. Ma sono sicuro che lei mi sta aspettando a braccia aperte nell’aldi là, come mi ha aspettato a braccia aperte nell’al di qua. Come mia madre, chissà quanti altri, sante e santi, affolleranno il Cielo. Il libro dell’Apocalisse parla di “una moltitudine immensa, che nessuno può contare, di ogni nazione, razza e popolo”. Quindi il loro numero non rientra nella nostra contabilità umana. Quella santità non può essere contenuta nei nostri calendari. È una santità anonima. Non si tratta però di una santità di secondo ordine. Quasi ci fossero i ”grandi santi”, personaggi eccezionali, specie di super-eroi, giganti insuperabili, e tutti gli altri, di rango inferiore. Tutti partecipano, sia pure in maniera diversa, della stessa santità di Dio. La santità vera è straordinaria e normale al tempo stesso, eccezionale e quotidiana. Mia madre e tutti i santi anonimi non hanno lasciato una scia. Non hanno preteso far parlare di sé. Non hanno consegnato alla memoria imprese clamorose. Non si sono offerti in spettacolo. Né esibiti su palcoscenici pieni di luci e riflettori. Eppure alcune tracce, sia pure invisibili, le hanno lasciate. Eccome. Il passaggio di Dio produce una traccia incancellabile. La santità non è altro che il segno inequivocabile del passaggio di Dio nella vita di una persona. Noi respiriamo ancora quell’aria salutare, viviamo grazie a quell’aria, siamo percorsi da quelle energie benefiche che loro hanno diffuso dappertutto.

Le nostre tenebre sono illuminate dalla luce che i “nostri” santi, quelli anonimi, quelli oscuri hanno seminato quaggiù. Pensando a mia madre, sono tre gli aspetti della sua santità che mi piace ricordare e mi lasciano attonito. È stata toccata dall’amore di Dio e ha cercato di risponderGli, nella libertà e nella dedizione totale. Ricordo da bambino quelle domeniche d’inverno quando c’era tanta neve… Mio padre era fuori per lavoro. Mia madre si copriva alla meglio e, calzati gli stivali, usciva per non lasciare la messa. E quando, malata, era in ospedale, non mancava mai di precedermi nel recitare le “sue” preghiere. Tutto questo era vissuto senza il peso di un dovere, ma con la gioia di rispondere ad una chiamata.

L’altro aspetto che mi lascia senza fiato è la sua gioia anche nei momenti più difficili e nella povertà. Una gioia che era contagiosa. La ricordo cantare infatti mentre si occupava delle faccende di casa facendo contemporaneamente mille altre cose. La ricordo affidarsi a Dio anche quando “il cielo sembrava chiuso” e si industriava perchè nessuno di noi capisse i suoi sacrifici. Non ci ha fatto mai mancare nulla nonostante che in certi periodi non avessimo nulla. Con la sua macchina da cucire “Singer” faceva davvero miracoli. Riusciva, con un avanzo di stoffa, a preparare un vestitino a mia sorella o, con un gomitolo di lana, un maglione per mio fratello. Il terzo aspetto necessario, per essere santi, è il segno dei miracoli. Il miracolo di mia madre è uno: il fatto di esserci stata sempre. Di aver vissuto la vita di tutti, in maniera diversa, in un paesino come Smerillo. Il miracolo stupefacente è che è esistita facendo del bene a tutti, non solo ai familiari. E come lei, chissà quante altre sante persone.

Tutti dovremmo stupirci e ringraziare la Vita per questo miracolo: che quaggiù, in ogni più piccolo posto di questo mondo, non vengano a mancare queste creature ordinarie, nascoste, anonime contagiate dal messaggio di Cristo. Quanto agli altri miracoli, quelli soggetti alla verifica della Congregazione dei Santi, credo che al buon Dio non siano strettamente necessari. Mia madre si è specializzata a compiere i “non miracoli”: ossia a produrre un po’ di pulizia, onestà, bontà, perdono, fedeltà quotidiana, dimenticanza di sé… Il mondo funziona soprattutto grazie ai “non miracoli”. •

Nicola Del Gobbo

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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