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Un Tour per politici

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faleroneVanno di moda i tour educational. Specie per giornalisti esteri che si occupano di turismo. Braccia aperte a quanti racconteranno quel che siamo capaci di indicargli. Mi piacerebbe organizzarne due. Non per colleghi. Per quanti s’occupano invece della “cosa pubblica”. Lungi l’intenzione d’istruirli. Un tour dove prendere spunti e registrare metodi e sistemi di lavoro. Un tour necessario. Perché? Matteo Renzi corre come un bersagliere.

Dinanzi agli sprechi, ha buon gioco a spingere su un neo centralismo. Svuota le province, accorpa le camere di commercio, smantella le prefetture, immiserisce i territori. Ecco: i territori. Quel che ci interessa. Cosa resterà dell’Italia periferica che fece l’Italia prima ancora che fossero i Savoia a farla? I sindaci dovranno aver maggiore acume e volontà per contare qualcosa oggi nella Capitale. Ma non basterà. Per quel Rinascimento italico delle “terre feconde”, da tanti caldeggiato, occorrerà forse un nuovo patto. Un patto tra imprese profit, imprese no profit, associazioni, istituzioni. Una rete solidale (big society). Ed ecco allora il primo tour che parte da Siena. Dal Palazzo Pubblico, dove Ambrogio Lorenzetti, nel XIV secolo, fu incaricato di dipingere le sale del Governo, spiegando ai cittadini cosa renda una istituzione politica giusta e cosa la renda invece tirannide.

Nel primo caso, la Sapienza (un’idea buona), insieme alla Giustizia e alla Concordia, rilasciano una corda che 24 persone, rappresentanti il popolo tutto, sorreggono e a cui s’appoggiano, portandola sino al Grande Vecchio del Comune. Come dire: solo insieme si costruisce la città. Ognuno tiri e s’appoggi alla medesima corda. Laddove invece la Concordia (il tirare la corda insieme) viene meno, suscitando individualismo ed egoismo, il lupo che è in ognuno di noi prevale. Ed è malgoverno.

Il secondo tour è molto più nostrano. Lo farei partire da un piccolo locale di Lido tre Archi di Fermo, dove un gruppetto di signore distribuisce indumenti ai bisognosi. Passione più che efficienza.

Risalendo, mi fermerei dinanzi a Palazzo Romani Adami. Cecilia Romani Adami, prima di far entrare i clienti nel suo resort di charme attraversando quel portone antichissimo che immette in un’altra epoca, racconta di Fermo incastonandola nella storia italiana ed europea.

Terza tappa, nella chiesa di san Gabriele a Campiglione di Fermo dove una volta al mese una cinquantina di adulti, ragazzi e bambini prepara il pacco alimentare. Un gesto gratuito che cambia la mentalità di chi lo compie.

Una sosta a san Liberato di Montegiorgio è necessaria. Per dire di Osvaldo Licini ma soprattutto della grande Fiera di cavalli dimenticata. L’imposta unità d’Italia portò all’omologazione equina, alla fine delle razze territoriali. La cavea del Teatro romano di Piane di Falerone è da percorrere in lungo e in largo con ingegneri ed architetti. Duemila anni dalla costruzione: mai allagata… È tutto dire. Tempo non ce n’è.

Raggiungiamo il Santuario dell’Ambro a Montefortino dove un millennio fa la pastorella muta riebbe la parola dalla Madonna. L’oggi è un po’ diverso. Si parla molto a vanvera. Mi torna una frase di Anton Cechov: «Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero». •

Adolfo Leoni

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