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Rut, la biblica Cenerentola

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rutAncora una volta, D.L. Ska, gesuita, uno dei massimi esegeti contemporanei, docente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, ci propone, sotto diversa veste tipografica, una squisita analisi narrativa del racconto di Rut. Protagonista di un breve rotolo, poi diventato libro diviso in quattro capitoli, Rut può essere a buon diritto definita la Cenerentola della Bibbia, poiché la sua storia sviluppa un tema del folclore universale variamente modulato, quello di una ragazza di modesta origine che trova un marito ricco e potente, «il principe azzurro» di tante fiabe popolari (p.6).

Rut è povera vedova, ma soprattutto straniera e senza figli, quindi nella peggiore condizione immaginabile per una donna nel mondo antico, perché non aveva diritti e versava in una situazione d’isolamento, dipendenza quasi totale. Ha perduto l’appoggio di suo padre, quello del marito defunto e non ha figli gli unici che potevano proteggerla. Rut non ha futuro. Essa però riuscirà a rimuovere gli ostacoli, tensioni, che si frappongono tra lei e il facoltoso parente Booz, allontanando la prospettiva di un matrimonio felice con questo parente che potrebbe risolvere tutti i suoi problemi, apportando, benessere, coniugalità, cittadinanza e discendenza e ribaltando dunque la sua condizione di underdog. Tuttavia la generosità di Rut e la sua nobiltà d’animo le conferiscono i titoli che le consentono di salire nella scala sociale e le permettono di ottenere pur essendo emarginata e straniera, disprezzata moabita, l’equivalente del «diritto di cittadinanza ». Ora, però, se è legittimo ravvisare in Rut una versione del tema folclorico di Cenerentola, occorre integrarla con elementi che danno al racconto biblico una fisionomia unica. Rut infatti non è sola, ma è la nuora di Noemi che essa accompagna nel ritorno a Betlemme, nella sua patria. Anche Noemi versa nella medesima situazione penosa e penalizzata di Rut.

Il racconto insiste su Noemi a tal punto che è difficile separare le due figure. Rut decide di legare la sua sorte a quella di Noemi e risolvere tutti i suoi problemi, che si riassumono in due mancanze, una di ordine sociale, e di ordine economico che sono correlati: chi non ha eredi non può possedere terra. Il racconto non termina, infatti, quando Rut si sposa bensì quando si capovolge la situazione di Noemi. Infatti, grazie a Rut e Booz, per la speciale legge del levirato, Noemi potrà avere un figlio in sostituzione dei suoi figli defunti e recuperare una dignità sociale nel villaggio di Betlemme. L’originalità del racconto sta nel modo in cui Rut riesce ad arrivare alla mèta agognata, ossia il matrimonio con Booz, creando nei lettori la giusta tensione e suspense su come avverrà questo matrimonio che di primo acchito appare impossibile. Sotto un’apparente semplicità narrativa, il libro appare un caleidoscopio di significati e attribuisce alla protagonista Rut il ruolo di impersonare la presenza di Dio, il suo volto benevolo e diventare strumento della sua grazia. La sua vicenda richiama quello dei patriarchi erranti apparentemente senza futuro e gli ebrei esuli in Egitto che ritornano nella propria terra, come i gruppi del «resto d’Israele» che tornarono in Giudea dopo la deportazione in Babilonia. Il libro va datato nel post-esilio e il suo messaggio fondamentale e attuale è che Giuda reduce dall’esilio anziché disprezzare stranieri si leghi a essi per avere un futuro nella propria terra. Guardando al NT, come strumento umile ricolmo di grazia, Rut anticipa e prepara la via a Maria, la madre del Salvatore. •

Jean Louis SKA, La Biblica Cenerentola. Generosità e cittadinanza nel libro di Rut (Sguardi; EDB, Bologna 2013), euro 5,50.

Antonio Nepi

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