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Germogli di… YES!

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numero 21“Chiedo la tua disponibilità ad essere rettore del Seminario”. È stato un fulmine a ciel sereno. Con i molteplici impegni cui dover far fronte, non immaginavo di averne un altro. Eppure, convocato dal Vescovo in un venerdì di metà luglio, la proposta era lì. Pronta ad essere accolta o rifiutata. Non ero solo in episcopio. Erano seduti alla mia destra il vicario generale, don Pietro, e alla mia sinistra il Segretario generale della Curia, don Giordano. Silenzio. Ho guardato il volto di don Pietro e don Giordano.

Non sapevo cosa dire. Ho provato a balbettare qualche resistenza: gli impegni in parrocchia, il lavoro del giornale “La Voce delle Marche”, la mia età non più giovanile, il mio carattere a volte duro e irremovibile, il mio non aver studiato da rettore, la conoscenza acerba dell’economia dei grandi numeri… Ma ogni ostacolo si è dissolto pensando alla scelta di 30 anni fa: quella di essere prete.

Il mio vescovo ha pensato a me. Perché dovrei rifiutare? So che è un difficile compito. Il seminario non è più quello di tanti anni fa. Ci saranno tanti problemi. In quel momento poi mi è venuta in mente quella fanciulla di Nazaret alla quale l’Arcangelo Gabriele ha fatto una proposta. Anche lei timidamente ha tentato qualche opposizione. Ma poi si è arresa: “Sono la serva del Signore”.

Ho ripensato anche a tutte le scelte difficili della mia vita e al metodo che mi è stato insegnato: fare a modo mio o a modo Suo. Anche questa volta ho fatto così. Ho scelto di fare a modo “Suo” e di respingere la paura. Se Dio, attraverso il Vescovo, mi propone questa strada, questo deserto, questo caos, questo incarico “impossibile”… è questo il luogo dove “niente è impossibile a Dio”, il luogo dove Dio parlerà al mio cuore.

Qualche mio “collega” però mi ha rimproverato aspramente: “Se non sei capace avresti dovuto rifiutare il compito di rettore del Seminario. I superiori scelgono sempre gli incapaci per fare quello che vogliono…”. Ho però lasciato da tempo la terra delle critiche e mi sono incamminato verso le promesse del Dio di Abramo: una terra e una discendenza numerosa.

La mia attività in Seminario è iniziata da qualche mese. Non nascondo i problemi che, uno dentro l’altro, come scatole cinesi, non finiscono mai. Già però ho capito una cosa: molti non amano e non hanno amato il Seminario. Lo considerano e lo hanno considerato solo una fonte di reddito, una mucca da mungere e basta.

Eppure mia nonna ci teneva così tanto al seminario e ai seminaristi. Ogni anno per la giornata Pro seminario preparava un sacchetto colmo di grano. Ricordo ancora quel sacchetto: color paglia con una scritta nera. Poteva contenere 4/5 chilogrammi di grano. Mia nonna toglieva il pane di bocca ai suoi figli (ne aveva 6) per il Seminario di Fermo. Ed è a lei che va il mio pensiero e a tutti quei benefattori che nel tempo hanno digiunato per dare modo ai sacerdoti di avere un tetto, un pasto e un posto dove poter coltivare la chiamata di Dio.

Non so se sarò all’altezza del compito. Ce la metterò tutta come sempre confidando nell’aiuto di Dio e di persone di buona volontà. Ho chiesto infatti la disponibilità a don Andrea Andreozzi di accompagnare come Padre Spirituale i giovani che scelgono di entrare in Seminario. Egli conosce molto bene la bibbia. Saprà come il sacerdote Eli indirizzare i vari Samuele a riconoscere e a rispondere a Dio che chiama anche di notte.

Nella Presbyterorum Ordinis (2) si legge: il servizio dei presbiteri comincia con l’annuncio del Vangelo. Ho chiesto alla comunità di S. Giovanni Bosco di cui sono parroco, attraverso il suo Consiglio Pastorale Parrocchiale, di essermi accanto in questo nuovo incarico.

Ho chiesto ad alcune persone, che fin d’ora ringrazio, di aiutarmi nella gestione degli Affari economici: don Vinicio Albanesi, il diacono Giovanni Pastocchi, il dott. Ugo Riccobelli, la dott.ssa Lorenzana Capancioni, don Robert.

Il Seminario è un luogo dove convivono tante esperienze. C’è, prima di tutto, il piccolo gruppo dei seminaristi che resiste e dà speranza al futuro della chiesa di Fermo. È ospitato nella Casa del Clero e condivide con i sacerdoti-ospiti la cappella, la mensa, gli spazi. La Casa del Clero infatti è la residenza di sacerdoti anziani e malati.

È guidata dal diacono Roberto Antifora coadiuvato da due “Ancelle di Cristo Sacerdote”, congregazione di fondazione colombiana. Il Seminario è anche Studio di Teologia. Infatti all’interno della struttura ci sono: l’Istituto Teologico, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, la Scuola di Formazione Teologica.

Ogni facoltà teologica deve necessariamente essere provvista di una biblioteca. Il Seminario ne possiede una ricca e moderna: la Biblioteca F. De Angelis con più di 100mila volumi, alcuni dei quali consultabili anche in maniera telematica. Il Seminario è anche sede di uffici affittati ad enti statali o a enti privati.

Infine è carità. I seminaristi hanno infatti ceduto i locali dove abitavano ai profughi accolti in diocesi. •

Nicola Del Gobbo

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Direttore de La Voce delle Marche

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