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Lavoratore instancabile

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padrerossiCi troviamo qui, intorno a un tavolo, a cercare nei nostri ricordi le parole giuste per raccontare Padre Rossi. Non è un’impresa semplice, lui ha segnato la nostra storia, così come la storia di tantissimi altri suoi parrocchiani, e la dimostrazione di ciò sta nell’affetto e nella commozione che si potevano leggere negli occhi di chi era presente durante le esequie qui a Montegiorgio. Era il frate muratore che ha costruito un convento di mattoni, ma non solo.

Intorno a lui ha edificato una comunità di famiglie che, con le loro diverse esperienze, hanno arricchito la vita parrocchiale di Sant’Andrea. Un parroco che ha dato a ognuno la possibilità di mettere a frutto i propri talenti, rispettando i tempi e i carismi di ciascuno con un accompagnamento attento, costante, ma allo stesso tempo discreto. La sua grande fede in Dio e nel Suo disegno gli ha permesso di fidarsi della creatività, anche pastorale, dei parrocchiani, lasciando spazio alle idee innovative, incoraggiando e accettando sempre di buon cuore ogni proposta. Il frate, il lavoratore instancabile, sempre all’opera per portare il Vangelo a ogni suo parrocchiano e per favorire e incoraggiare ogni singolo cammino di fede presente in Parrocchia.

Il clima di collaborazione e di comunione che si era creato tra i parrocchiani, le comunità del Cammino Neocatecumenale, il Rinnovamento nello Spirito e Comunione e Liberazione ha portato molti frutti. Tutte queste realtà unite sono state il vero fermento della nostra piccola Chiesa locale e hanno trovato nelle attività parrocchiali un punto d’incontro e di arricchimento reciproco. La Parrocchia di Sant’Andrea è stata una casa per le nostre famiglie, anniversari e matrimoni sono stati sempre occasione di ritrovo perché eravamo una famiglia unica in Cristo. Anche per noi la parrocchia era un ambiente familiare. Lì siamo passati da figli e bambini del catechismo, a giovani di uno strampalato gruppo parrocchiale quasi interamente autogestito (dietro di noi c’era la guida discreta e non invadente di alcuni genitori) e infine siamo diventati membri attivi della comunità, ci siamo sempre sentiti accolti da Padre Rossi come dei nipoti, ma anche come cristiani maturi e responsabili.

Lui ha avuto il coraggio di inserire 3 adolescenti del nostro gruppetto nel Consiglio Pastorale, dando loro fiducia e stima, ci ha permesso di fare esperienza come catechisti affidandoci dei bambini di poco più piccoli di noi, insomma, ci ha aperto le porte della Chiesa e ha fatto in modo che ci sentissimo sempre liberi di abitare i luoghi parrocchiali come e quando volevamo. La nostra adolescenza l’abbiamo trascorsa nel convento degli Agostiniani (così come i nostri genitori e tanti altri prima di loro); avevamo una stanza vicino al cortile, un locale che prima era parte del “laboratorio” di Padre Rossi e che lui, non senza riserve, ci ha consegnato.

Abbiamo imbiancato le pareti, arredato la nostra stanza con un grosso tavolo e delle sedie per le cene, un armadietto per le parti dei canti, la tastiera, un divanetto e poche altre cose e quello era il nostro spazio. Lì potevamo stare tutto il tempo che volevamo, lì sono nati i “recital” per la festa dei Re Magi o per la festa di Santa Rita, lì facevamo le prove e gli incontri durante i quali leggevamo e riflettevamo insieme sulla Parola di Dio. Spesso andavamo lì così come stavamo dentro casa, senza preoccuparci di fare brutta figura perché per noi era una vera casa e Padre Rossi era felice di questo. Per lui eravamo persone di famiglia: quasi sempre capitava che noi facessimo le prove fino a tardi e lui guardava la tv nella stanza a fianco, poi, a una certa ora, veniva a darci la buona notte e, senza alcuna preoccupazione, proprio come un genitore che si fida dei suoi figli, si ritirava in camera, dicendoci di chiudere la porta del convento quando uscivamo.

Noi lì eravamo liberi, liberi di muoverci, liberi di fare, liberi di sbagliare con la certezza che la fiducia e la stima accordataci non sarebbe mai venuta meno. È stato senza dubbio un parroco speciale, umile, coraggioso, innamorato del Vangelo e se oggi noi che eravamo piccoli negli anni ’90 siamo ancora nella Chiesa, abbiamo intrapreso un cammino di fede e ci adoperiamo per portare nuovi operai nella vigna del Signore, questo lo dobbiamo anche a lui. Noi canterine (così amava chiamarci il nostro parroco) vogliamo ringraziare il Signore per il tratto di strada che abbiamo potuto percorrere con Padre Rossi. Come ha detto nel- l’omelia Padre Rondina, per noi sarà sempre un esempio di umiltà, accoglienza e laboriosità.•

About Mario Liberati

MARIO LIBERATI Nato a Montegiorgio (AP) nel 1938 . Maestro. Attualmente è Diacono Permanente della Chiesa di Fermo. E’ stato Consigliere Provinciale della Provincia di Ascoli Piceno dal 1985 al 1995, e per sei anni ha ricoperto l’ incarico di As­sessore Provinciale alla Cultura. Ha fatto parte del Consiglio Nazionale delle Federazioni Regionali degli Ospedali (FIARO). Ha fatto parte del Consiglio Nazionale dell’ Unione Province d’ Italia (UPI) ed ha fatto parte della Commissione Nazionale UPI per la scuola e la cultura. Nel 1985 ha vinto il Premio di Cultura locale “Giovanni Ginobili”. E’ autore di pubblicazioni, tra cui: MONTEGIORGIO insieme con Germano Liberati (1974),MEDICINA POPOLARE. (1985) MONTEGIORGIO NELLA TOPONOMASTICA (1991), VICENDA AMMINISTRATIVA MONTEGIORGESE (1991, 1° vol. e 1992 2°vol.), LE SCELTE ALIMENTARI A MONTEGIORGIO DAL 1770 ALLO STUDIO DEI SETTE PAESI insieme con Flaminio Fidanza. (2009) Ha curato e collaborato tra gli altri alla stesura e pubblicazione dei seguenti libri MONTEGIORGIO nella Storia e nell’Arte (2008), IL TEATRO ALALEONA DI MONTEGIORGIO (2013). Ricopre la carica di Presidente del Comitato di Redazione della collana “I Quaderni Montegiorgesi”.

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