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Un incontro con Taizé

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taizeSono i nonni, in tantissimi casi, i primi testimoni della fede per i loro nipoti. È accaduto a me, con mia nonna, è accaduto anche a un bambino svizzero, di nome Roger Schutz, che sarebbe poi divenuto noto in tutto il mondo come Frère Roger di Taizé. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, sua nonna, una donna profondamente radicata nella chiesa calvinista, pervasa da uno spirito di riconciliazione, inizia a frequentare la Chiesa cattolica.

Così motivava questa sua scelta: «In Europa i cristiani sono divisi. Si sono combattuti con le armi. Che almeno loro si riconcilino, per tentare di impedire, un domani, una nuova guerra». In tal modo realizzava in se stessa la riconciliazione. Così trasmette al nipote quel germe di vocazione ecumenica che l’avrebbe poi segnato per tutta la vita. Nel 1940, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, all’età di 25 anni, il giovane Roger lascia la Svizzera, rimasta neutrale, e va a vivere in Francia. Porta nel cuore il desiderio di dar vita a una comunità ecumenica in cui monaci di diverse confessioni cristiane possano vivere e pregare insieme, cercando di essere accoglienti verso i più bisognosi. Si ferma in un piccolo villagio della Borgogna a qualche chilometro dall’antica Abazia di Cluny. Non c’è un parroco nel villaggio. C’è però una bella chiesetta romanica in cui egli trova il luogo dell’anima.

Il piccolo villaggio di nome Taizé, sarebbe in seguito divenuto famoso in tutti i continenti. Nel 1944 quattro monaci vivono stabilmente a Taizé. Nel 1949, i primi sette fratelli, con una promessa solenne, si impegnano per tutta la loro esistenza alla vita monastica. Frère Roger è il priore della comunità. Verso la metà degli anni ’50, alcuni giovani iniziano a recarsi a Taizé. Negli anni seguenti diverranno sempre più numerosi. Il piccolo paese diviene così il luogo privilegiato del dialogo e dell’incontro tra le diverse confessioni cristiane. Anche vescovi cattolici e pastori protestanti sono invitati a trascorrere alcuni giorni insieme a Taizé. Sono i primi incontri ecumenici dal XVI secolo! Nel 1962, Papa Giovanni XXIII invita i monaci di Taizé come osservatori al Concilio Vaticano II. Frère Roger e Frère Max Thurian partecipano a tutte le sessioni del Concilio. Intanto, giovani da tutto il mondo continuano ad arrivare a Taizé, dove, nel 1970, si svolge il “Concilio dei giovani”, pensato e realizzato come ideale proseguimento del Vaticano II.

Nel Dicembre del 1978 si svolge il primo incontro europeo dei giovani organizzato dai monaci. In seguito, ogni anno, in una grande città europea, dapprima nell’Europa Occidentale, poi, a partire dal 1989, anche nell’Europa dell’Est, gli incontri vengono organizzati sempre nel periodo tra Natale e Capodanno, e sono chiamati Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra. Nel 1999, per la prima volta, mi è capitato di partecipare a tale Pellegrinaggio. Accompagno Franco, un mio amico disabile. L’incontro si svolge a Varsavia, città simbolo delle sofferenze patite nel secolo che si stava concludendo. Non ringrazierò mai abbastanza Franco per avermi letteralmente trascinato con sé. Sono infatti un tipo che da sempre fa molta fatica ad accettare le tante rigidità della nostra Chiesa. Partecipare a quel Pellegrinaggio, incontrare la realtà di Taizé sono stati per me una boccata di aria pura, una folgorazione. Ho potuto sperimentare come la preghiera dei monaci sia capace di scaldare i cuori, di ravvivare un sentimento religioso a volte stanco o spento. Lo loro preghiera è fatta di canti, di ascolto delle Scritture, di silenzio. Una preghiera adatta a tutte le confessioni cristiane.

Ogni momento, ogni gesto, sono infatti pensati per avvicinare, piuttosto che per sottolineare le divergenze. Desta grande impressione, durante il Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra, vedere migliaia di giovani, di diversa nazionalità, di differenti confessioni cristiane, realizzare una profonda comunione tra loro nei vari momenti di preghiera svolti negli enormi spazi di fiere o di strutture sportive. La medesima impressione si ha partecipando a una delle settimane di preghiera e di incontro organizzate a Taizé da marzo a novembre. Ci sono settimane, in estate, in cui sono presenti non meno di quattrocinquemila giovani, che, insieme ai monaci, pregano mattino, mezzogiorno, sera, nella grande chiesa detta “Della Riconciliazione”. Inoltre, ci sono momenti di dialogo in piccoli gruppi in cui è possibile scambiare esperienze e testimonianze. Ci sono anche momenti di lavoro da vivere insieme. A Taizé, infatti, non c’è personale di servizio. Tutta l’organizzazione è affidata ai giovani presenti: dalla preparazione dei pasti, alla loro distribuzione, alla pulizia degli spazi comuni. Dopo il primo incontro a Varsavia, avvenuto nel 1999, è iniziata per me una storia con Taizé.

Ho accompagnato altre volte il mio amico Franco ad altri Pellegrinaggi: Budapest, Amburgo. Con mia moglie ho partecipato agli incontri di Zagabria e Barcellona. Hanno poi iniziato a partecipare anche i miei figli e i loro amici. Sono andati agli incontri di Milano, Lisbona, Rotterdam, Ginevra, Berlino. Con Franco, sono andato più volte a Taizé, dove ho potuto conoscere Frère Roger Schutz, il quale è morto nell’estate del 2005, dopo essere stato accoltellato da una ragazza con gravi problemi psichici. Lo ricordo fermarsi in chiesa, dopo la preghiera della sera, per restare con i giovani che lo assediavano per sentire da lui una parola o avere una benedizione. Era ormai una persona anziana, un vecchietto minuto, canuto, capace di farti sentire accolto con uno sguardo o un sorriso. Quest’anno, dalla Parrocchia di Servigliano, per il Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra, sono partiti 15 giovani, molti dei quali fanno parte del Clan Scout. Per me è stato un motivo di compiacimento, perché significa che l’esperienza di Taizé continua a toccare il cuore e la sensibilità di tanti giovani. Nel 2015 ricorre il centenario della nascita di Frère Roger e il decimo anniversario della sua morte. In occasione di questi due anniversari il gruppo Scout e il parroco di Servigliano hanno invitato i monaci di Taizé a portare la loro testimonianza, e a organizzare un incontro di preghiera nel loro stile. Essi hanno dato la loro disponibilità. Frére Roger, a conclusione della lettera rivolta ai giovani per il Pellegrinaggio del 2005, così scriveva: «Nella misura in cui la nostra comunità crea nella famiglia umana delle possibilità per allargare… ».

La morte lo colse senza poter terminare la frase. Noi, ora, ci chiediamo: allagare che cosa? La percezione dell’amore di Dio? L’unità dei cristiani? Il dialogo con le altre religioni? O cosa altro? A Servigliano aspettiamo i monaci con gioia, per creare in tutti noi, delle possibilità “per allargare…” e per ringraziare Dio per aver dato al mondo la figura di un grande uomo e di un grande cristiano come Frére Roger Schutz. •

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