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SVEGLIATE IL MONDO

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numero 3La vita religiosa non può rinunciare alla sua ricchezza carismatica. Se essa non è carismatica, semplicemente non è. In quanto tale essa è anche profetica, se per profezia si intende una lettura del presente con gli occhi di Dio, per scoprirne il suo disegno e trovare le vie della sua attuazione. Gli inizi carismatici sono vivi nella coscienza dei religiosi. In ogni Istituto si narra come il fondatore abbia osato quello che nel suo tempo era impensato. Egli era audace, innovativo, creativo. “In questo Anno – scive Papa Francesco – sarà opportuno che ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico, per ringraziare Dio che ha offerto alla Chiesa così tanti doni che la rendono bella e attrezzata per ogni opera buona” (Lettera apostolica in occasione dell’anno della vita consacrata, n.1)

Un aspetto dei carismi sta nel fatto che essi si rivolgono alla persona in tutta la tua interezza. Fondatori e fondatrici hanno influito, in maniera diversa a secondo dei contesti sociali e dall’ampiezza del carisma ricevuto, sul mondo delle scienze e delle arti, nell’ambito politico, sociale, economico, finanziario, educativo… Basta pensare all’opera dei monasteri, alla creazione dei monti di pietà, alle reductiones e altre analoghe strutture sociali che hanno dato vita a ospedali, scuole, centri di riabilitazione e di avvio al lavoro, consulenza e assistenza… Sono queste le opere che hanno mostrato la credibilità del Vangelo.

Sant’Eugenio de Mazenod, il fondatore dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, indicava in maniera lapidaria il percorso che avrebbero dovuto seguire i suoi missionari: aiutare le persone «a diventare prima uomini, poi cristiani, infine santi». La vita consacrata oggi dovrà continuare ad andare incontro alla persona nella sua interezza, a stare accanto ai giovani e alle famiglie, ai poveri, agli immigrati, agli ammalati, alle persone sole, a quanti sono schiavi delle più diverse dipendenze…, quasi una continuazione della presenza di Gesù che passò facendo del bene a tutti (cf. At 10, 38). Ha bisogno di chi riproponga il senso della vita, le verità eterne del Vangelo.

È chiamata ad avere di mira non soltanto le singole persone, ma le varie forme di socialità, fino a proporre progetti alternativi di società, come lo sono stati i monasteri o le città “ideali” sul tipo delle reductiones. Anche oggi la società ha bisogno di monasteri, di centri di spiritualità, di comunità carismatiche, oasi di contemplazione e scuole di preghiera e d’umanità, di educazione alla fede e di accompagnamento spirituale, bozzetti di umanità realizzata secondo una relazionalità che ha come modello la stessa vita della Trinità. Ha bisogno di chi sappia ridare autentici e attualizzati valori fondanti all’economia, alla politica, al vivere sociale. Ha bisogno della testimonianza viva della fraternità, che sappia amalgamare in nuova unità culture e popoli. La comunità religiosa è quel luogo alternativo che lascia intravedere ciò che la redenzione ha operato e indica come potrebbe essere una società animata dal Vangelo. Crea gli “spazi del Risorto” per dare visibilità al cielo sulla terra. È un “paradiso terrestre” che non sarà più quello dell’Eden, ma della nuova umanità redenta, dove regna la koinonia, comunione di cuori e di beni come nella prima comunità cristiana di Gerusalemme.

La comunità religiosa è chiamata ad esserne l’inizio, come ha scritto Giovanni Paolo II: «Le comunità di vita consacrata sono mandate ad annunziare, con la testimonianza della loro vita, il valore della fraternità cristiana e la forza trasformante della Buona Novella ( … ). Queste comunità sono luoghi di speranza e di scoperta delle Beatitudini, luoghi nei quali l’amore, attingendo alla preghiera, sorgente della comunione, è chiamato a diventare logica di vita e fonte di gioia. Soprattutto gli Istituti internazionali, in quest’epoca caratterizzata dalla mondializzazione dei problemi e insieme dal ritorno degli idoli del nazionalismo, hanno il compito di tener vivo e di testimoniare il senso della comunione tra i popoli, le razze, le culture» (VC 51). Il segno della novità evangelica domanda poi di dilatarsi su più ampie strutture evangelizzatrici, ampliando gli spazi del Risorto. Basta pensare a luoghi di pellegrinaggio come Lourdes, Fatima, solo per ricordare i più noti, spesso retti o animati da religiosi e religiose, dove ogni giorno si operano conversioni; a monasteri come Bose, luoghi di accoglienza e di dialogo, aperti anche a persone non credenti, che ritrovano il senso della vita; alla “piccola casa” del Cottolengo o a quelle ampie aree di bonifica sociale come le case di Dan Guanella.

Religiosi e religiose che nel passato hanno saputo creare e gestire opere ispirate alla logica evangelica sono chiamate oggi a ripensare, reinventare, ricreare luoghi dove il Vangelo possa essere letto nelle sue possibilità, ispirazioni e frutti, dove Dio lo si possa vedere e toccare. Luoghi dove si possa invitare chiunque: “Venite e vedete”. Luoghi che proclamano non un messaggio consolatorio o intimista, ma la piena rilevanza umana e sociale della buona novella. Nella cultura contemporanea il Vangelo più che predicato va fatto vedere nei suoi frutti sociali, mostrando la sua capacità di trasformazione del lavoro, dell’economia, della sanità, della scuola, dello spettacolo, delle arti, fino a plasmare persone realizzate, tessere rapporti autentici, creare strutture umane vivibili e sostenibili. In una Chiesa che ogni giorno sembra perdere credibilità, alle religiose, ai religiosi, ai missionari è offerta l’ultima chance: mostrare un volto “altro” della Chiesa, quello della libertà dal potere e dalla ricchezza, della semplicità di vita, dell’attenzione disinteressata al bene dell’altro, della generosità del dono, dell’attesa piena di speranza operosa del ritorno del Signore, in una parola, l’amore di Dio che spende sul volto evangelico di Cristo. •

Nicola Del Gobbo

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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