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Due ricordi di don Enrico Perfetti

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don-enrico-perfettiPorto San Giorgio, andando al mare con i miei, nell’estate di alcuni anni fa, presso i locali della chiesa della Sacra Famiglia mi sono soffermato con il parroco, don Enrico Perfetti. L’ho trovato lieto, generoso, umile. Era molto amato per il suo animo disinteressato. Preferiva aiutare gli altri, donando tutto quello che poteva. Da questo spirito scaturisce la sua serenità benevola, espressa in 65 anni di sacerdozio ministeriale.

Don Enrico si è affidato alla volontà di Dio, annunciando il Vangelo con totale dedizione, non risparmiandosi nel servizio dei malati e dei poveri. La forza del divin Spirito lo accendeva di carità, intuendo i migliori modi per soccorrere gli altri. Era originale, non perché anticonformista, piuttosto perché vedeva manifestarsi lo Spirito in modo diverso in ciascuna persona. Non riduceva nessun atto al conformismo esteriore, ripetitivo. Vedeva diversi modi di servire i progetti pastorali, e non li confezionava per se stesso, ma disinteressatamente.

Dall’esperienza della canossiana madre Carolina Venturella che visse per un tempo a Porto San Giorgio, capì il valore della potenza divina d’Amore. Lo Spirito che risuscitò Gesù dai morti fa passare il cristiano dalla morte spirituale alla nuova vita di figlio di Dio. Dalla vittoria del Risorto, che è vivente, proviene un’inversione dalla tendenza individualistica orgogliosa, verso l’autenticità nella pienezza della coerenza e della sincerità della vita cristiana con il sostegno dello Spirito Santo. Il concilio Vaticano II aveva portato novità di linguaggio e di metodi pastorali.

Per don Enrico erano piuttosto novità di contenuti resi sostanziosi dalla Croce gloriosa del Cristo, dal perdonare e dalla rinuncia al denaro. Vedeva lo sforzo umano come incapace di salvare alcuna persona. Vedeva la salvezza donata gratuitamente dalla misericordia di Gesù senza che l’iniziativa umana potesse meritarla. Vedeva il peccato come abisso spirituale di morte; ma l’uomo irredento veniva raggiunto dal Cristo salvatore. Era rispettoso di ogni movimento ecclesiale ed associazione: Apostolato della preghiera, Azione cattolica, Unitalsi, Cursillos, Scout, e in queste esperienze pluriformi apprezzava l’opera dello Spirito Santo. Don Enrico andava meditando un’azione pastorale efficace per rianimare la vita cristiana dei battezzati indifferenti e per avvicinare alla fede i lontani. Il concilio stava suscitando nuove opere di apostolato.

Fu informato dal compianto don Raffaele Canali che a Roma si diffondeva nelle parrocchie l’evangelizzazione Neocatecumenale basata sulla Parola, sulla liturgia eucaristica e penitenziale, sullo spirito comunitario, con scrutini e fasi successive che riprendevano le esperienze dei primi cristiani. La sacra congregazione per il culto divino verificava questa nuova azione pastorale e preparava un nuovo “Ordine della iniziazione cristiana degli adulti”.

Raccontava don Silvio Ciambechini che il parroco don Enrico, nel gennaio 1973 volle iniziare il cammino neocatecumenale nella sua parrocchia, in accordo con il vescovo. Era allora alle prese con l’impegnativa costruzione della nuova chiesa e ritenne opportuno che, insieme con la nuova sede, prendesse il via una nuova realtà pastorale. Si mise d’accordo con i parroci vicini, del Lido di Fermo e di Marina Palmense. Accolsero i primi catechisti Kiko Arguello e Carmen Hernandez. A causa di un’ecclesiologia che sembrava nuova, sorsero allora molti e confusi confronti con altri credenti, soprattutto perché il modo di proporre l’annuncio cristiano (kerigma) era del tutto inusuale. Come Dio volle, nacque la prima comunità neocatecumenale della S. Famiglia di Porto San Giorgio e la prima comunità di S. Norberto al Lido di Fermo.

Da questo primo nucleo, via via, questa realtà si è propagata ad altre parrocchie e pian piano a tutta la regione. Successivamente, grazie al medico Astorri Patrizio che donò parte di una collina, si costruì un Centro Necatecumenale “Servo di Javhè” visitato dal santo Giovanni Paolo II. Le incomprensioni non cessavano, ma il chiaro incoraggiamento del beato Paolo VI e il riconoscimento del successore confortavano abbondantemente l’opera pastorale di Don Enrico. Nel 1990 il santo papa dichiarava che il cammino neocatecumenale era un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi
moderni. Nelle parrocchie dove si teneva la catechesi si sperimentava come il kerigma annunciato chiamava alla conversione con la buona notizia della morte e della risurrezione del Signore Gesù Cristo. Inoltre venivano compresi chiaramente i valori della famiglia. Civitanova Marche, Mogliano M., Monte San Pietrangeli, Montecosaro Scalo, Montegiorgio, Montegranaro, Monte Urano, Petritoli, Porto sant’Elpidio, Sant’Elpidio a Mare, Servigliano, Piane di Falerone formarono proprie comunità, anche se era immancabile qualche perplessità nei parrocchiani, inevitabile meraviglia per una realtà nuova, fatta di kerigma, cammino, comunità.

Don Enrico era convinto, insieme con il vescovo, di rianimare la vita cristiana dei battezzati con l’ascolto della parola di Dio, con i colloqui spirituali fraterni, con la consapevole partecipazione all’Eucaristia. Nello stesso tempo sorgevano nuove vocazioni di giovani che si orientavano al ministero presbiterale ed alla vita contemplativa, alla scuola della Madre del Redentore. A Porto San Giorgio il santo Giovanni Paolo II, il 31 dicembre 1988, diede incarico a 72 presbiteri con altrettante famiglie con figli, di andare ad evangelizzare in città dove altri vescovi del mondo li avevano richiesti. Don Perfetti il 15 giugno 2009 al Centro “Servo di Jahvè”, nella convivenza internazionale del Cammino, ha accolto il cardinale Rylko che comunicava l’approvazione definitiva dello Statuto neocatecumenale.

Questo è il sigillo visibile con cui la Chiesa ha dato garanzia che il Cammino è uno strumento importante al servizio della missione della Chiesa. Nel 2012 la santa Sede ha approvato le celebrazioni del Direttorio del Cammino stesso. Come parroco don Enrico praticava la carità del Vangelo, accompagnando i parrocchiani nella gestazione della fede nel Cristo che con la sua morte e risurrezione salva tutti. Dalla fede, dalla fiducia nella misericordia, vedeva scaturire l’amore fraterno in una misura stupenda che è quella di morire per il nemico, la dimensione della Croce. Ora, don Enrico è un angelo, e continua, da missionario, a pregare ed agire per la salvezza delle anime. Guarda il volto glorioso del Cristo che si è caricato del peccato di ogni persona. •

Carlo Tomassini

 

Con passo e slancio di gazzella varcava la soglia del Monastero col suo sguardo vivace ed intenso, col sorriso appena pronunciato sulle labbra, ma che ti abbracciava in un dialogo silenzioso ed essenziale. Non entrava in un rapporto puramente commerciale, di acquisto e corrispondente somma da sborsare e poi via di gran carriera con un convenevole saluto da galateo, ma – pur essendo uomo concreto e d’azione – riusciva ad essere attento alla persona, capace anche di una piccola sosta per gustare e sorseggiare una tonica bevanda offertagli.

In un’ epoca dominata dall’improvvisazione, Don Enrico sorprendeva per la capacità organizzativa, segno di metodicità e di rispetto anche verso gli altri. A fine d’anno, mi faceva chiamare – calendario in mano – per organizzare tutti gli incontri da tenere in Monastero, in modo da regolarci anche noi circa le date, disponibile a cambiarle, in caso d’ incompatibilità con i nostri impegni.

Il suo travolgente entusiasmo contrastava con la sua canizie; il suo cuore di pastore attento e premuroso non aveva rughe; il suo animo fiero e combattivo non seminava “lagne” lungo la strada; la sua tabella di marcia non era rallentata perché evitava i “ristagni”, andando dritto verso la meta prefissa. Una fierezza capace di consegnarsi con semplicità disarmante alla comunità da lui amata, nel momento della prova! Una vita consegnata e donata fino all’ ultimo “spicciolo”, come l’obolo della vedova, a Dio gradito! È proprio vero che vive dello Spirito, ha un’eterna interiore giovinezza, una vitalità che non si arrende! Grazie, Don Enrico, per la tua testimonianza d’amore! •
Madre M. Cecilia Borrelli

Abbadessa Monastero Benedettine di Fermo

 

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