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Donacibo educa alla condivisione

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La solidarietà pronunciata a parole diventa fatto concreto. Specie tra i ragazzi.
Si chiama Donacibo. Neologismo migliore non poteva essere inventato. È un incontro che lancia una proposta e che si trasforma in azione. Ha il suo campo privilegiato negli istituti scolastici, a partire da quelli della primaria.
A muoversi per primo nel Fermano, già alcuni anni fa, grazie in modo particolare alla professoressa Marianna Cinti, è stato l’Istituto Scolastico Comprensivo Nardi. Insegnanti e genitori hanno capito che quella proposta fatta ai bambini era ed è positiva. E che i bambini l’accettano volentieri. Perché gli è connaturale. Soddisfa cuore e ragione.
Porte aperte, allora. Così Stefano, insieme a Marianna, insieme a Daniela, insieme ad Emanuela, insieme ad altri volontari, è entrato in aula e ha portato un video. Una formica che parla e racconta. Una formichina nera, operosa, che porta in braccio un sacchetto. E nel sacchetto c’è un pacco di pasta, un omogeneizzato, un po’ di zucchero e della farina. Un aiuto.
Donacibo è un dono. È il dono del cibo portato da casa a scuola, preso dal pensile di cucina o acquistato dai genitori ma con la paghetta settimanale del bambino. Perché la ricetta sta qua. Nel passare il messaggio della condivisione, nel gesto della gratuità, nel riconoscimento che nulla va sprecato e che c’è qualcuno che il cibo non ce l’ha.
È mobilitante, il Donacibo. È un’educazione a guardare il mondo dal punto di vista della condivisione. In Francia hanno optato per una legge contro lo spreco. In Italia per una educazione. L’iniziativa, precisano Daniela, Emanuela, Sabina, Fabrizia, Laura, Pina, Piero, Giulio, “intende educare i giovani alla solidarietà, riflettendo sui problemi quali la povertà e l’indigenza, promuovere il cambio di atteggiamento nei confronti dello spreco di cibo e, soprattutto, promuovere la cultura del ‘dono’ riconoscendo che tutto ci è dato e che la vita stessa è un dono”.
Il Donacibo è nato nel 2007. Ogni anno crescono le scuole che vi aderiscono. Due sabati fa a Falerone c’erano novanta ragazzi delle medie inferiori ad ascoltare la proposta. E a ragionarci su. Attenti, silenziosi, colpiti. La proposta li ha convinti. Nei prossimi giorni toccherà a Porto San Giorgio e a Montegiorgio. In quest’ultimo caso anche nel liceo. Altre scuole sono in predicato di aderire. Comprendono l’urgenza.
Per una settimana – dal 29 febbraio al 6 marzo – gli allievi porteranno prodotti alimentari e li inscatoleranno, e daranno una mano ai volontari nel momento dell’imballo e del carico.
Quei prodotti andranno al banco di solidarietà che ha sede a Campiglione di Fermo.
Ogni tre settimane circa, altri volontari prepareranno un centinaio di pacchi destinati a famiglie numerose, a nuclei minori, ad enti pubblici e religiosi, e a monasteri di clausura. Un migliaio le persone aiutate. Una rete di amicizia. Un dono. Un cambio di sguardo.
Uno sguardo che, per altri versi, sta contagiando anche ristoratori e cuochi. Non è improbabile che i cibi rimasti di pranzi o cene vengano destinati ai meno fortunati.
In Lombardia e nel Lazio già accade. Nelle Marche ci stanno riflettendo.
Si chiama concretezza. Si chiama realismo. •

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