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Edoardo Polimanti non è solo tattoo, ma esteta della pelle

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Abbiamo incontrato Edoardo Polimanti, tatuatore professionista dal 1998 soprattutto spinti dalla curiosità per quanto si dice “in giro” e cioè che sia un grande artista del tatuaggio: uno dei migliori in Italia.
Ci accoglie nel suo studio dove lavora insieme ad altri suoi amici che si occupano di barbieria, sartoria per uomo e naturalmente tattoo. L’ambiente è stile America anni ’20, accogliente ed originale. Entriamo nello studio dove lavora Edoardo, tutto è perfettamente in ordine ed estremamente pulito e di gusto raffinato.

Edoardo che significato ha il tatuaggio per te?
Il tatuaggio ha vari significati a seconda della cultura di appartenenza o dello stile con cui viene eseguito. Inizia con la storia del mondo ed è il risultato di un percorso sia personale che sociale oltre che artistico dell’uomo. Si è evoluto per secoli anche per quanto riguarda le tecniche e gli strumenti.
Come lo vive oggi la nostra società il tatuaggio? Ci sono ancora dei pregiudizi?
La percezione da parte della società, riguarda direttamente o indirettamente vari aspetti della vita dell’uomo, con il riconoscimento, magari formale del tatuaggio come vera arte nelle sue forme espressive ed interpretative più evolute.
Come si lega il tatuaggio tribale /ancestrale con il tatuaggio attuale?
E’ interessante scoprire una connessione tra l’espressione tribale del tatuaggio delle popolazioni indigene, sicuramente semplice ma carica di simbologia spirituale, con le forme di “body art” espresse dai tatuaggi di Win Delvoye ed altri grandi maestri. E’ un filo conduttore che continua nel tempo.
Perché molti scelgono il tatuaggio? Che funzione ha in sé il tatuaggio?
Considero il tatuaggio come pura espressione della creatività dell’uomo, insito nella sua storia, un elemento che ne accompagnerà sempre, inevitabilmente, il processo evolutivo. Il tatuaggio è antico quanto l’uomo che fin dai tempi più remoti, si esprime tramite la decorazione del proprio corpo.
Ritorniamo alle motivazioni di tempi più remoti e quindi?
Le motivazioni dei tatuaggi ai loro albori oltre ai significati, potevano essere le più svariate ma, era ed è sempre il corpo ad essere utilizzato come mezzo di espressione come nelle body art e nelle performance.
A partire dagli egizi per i quali il tatuaggio aveva una funzione terapeutica e dagli antichi romani, in ogni luogo si possono ritrovare testimonianze dell’utilizzo del tatuaggio usato come linguaggio comunicativo.
Vi erano anche dei canoni di bellezza nel tatuaggio?
Nelle società tribali era considerato un modo per abbellire il corpo ed era usato solo da re o nobili.
Quali religioni attualmente non accettano e quindi vietano il tatuaggio del corpo?
Le sole religioni che non permettono ai fedeli di farsi dei tatuaggi permanenti sono quella ebraica e quella musulmana.
E da noi in Italia?
Un tempo in Italia i Legionari si tatuavano sulle braccia così come i disertori, gli schiavi e i prigionieri.
Da alcune ricerche personali, a seguito dell’intervista a Edoardo Polimanti, scopriamo che nel medioevo, il tatuaggio era in uso tra i primi cristiani pellegrini e i copti. Si aveva l’usanza di tatuarsi con simboli religiosi, a volte rappresentanti i santuari visitati, come quello di Loreto. Nel 313 d.C. Costantino proibisce il tatuaggio sul viso dei cristiani e nel 787 d.C. viene definitivamente abolito da Papa Adriano I° durante il Concilio di Nicea.
Ma torniamo all’intervista. Edoardo ci dice ancora che il tatuaggio viene reintrodotto successivamente alle esplorazioni oceaniche di James Cook, che fanno conoscere gli usi dei tatuaggi dei popoli dell’Oceania diffondendo le tecniche del tatuaggio in tutta Europa.
Alla fine del XIX secolo l’uso di tatuarsi diviene appannaggio anche delle classi aristocratiche europee anche se per il comune sentire, il tatuaggio viene associato a personalità criminali e subisce un’ulteriore censura, abolita definitivamente dopo gli anni ’70. A partire dagli anni ’70/’80 il tatuaggio inizia a diffondersi in modo significativo in Italia e uno dei primi studi viene inaugurato nel 1970 a Milano, mentre a Roma nasce nel 1986. La prima convention internazionale italiana di tattoo si tenne a Roma nel 1985, alla quale parteciparono i massimi esponenti mondiali del tatuaggio di allora.
Cos’è la body art e che nesso ha con il tatuaggio?
La body art nasce negli anni ’60/’70 negli Stati Uniti e in Europa, e gli artisti di questa corrente usano il proprio corpo come solo strumento di espressione artistica, a volte spingendolo fino al limite. Alcuni esponenti principali della body art e della performance sono: Gina Pane, Marina Abramovic, Vito Acconci, Herman Nitsch e Orlan.
Ci sono quindi anche figure femminile che si ispirano e seguono l’arte del tatuaggio?
Molte artiste del movimento femminista hanno utilizzato il proprio corpo per sollevare l’argomento della liberazione della donna e per combattere la concezione maschilista del tempo. In tempi recenti sono stati inseriti nel termine “body art” anche forme artistiche come il body painting o i piercing.
Come porsi nei confronti del tatuaggio: è un simbolo che fa moda o dietro vi si può cogliere un messaggio?
Nel tatuaggio, dal messaggio visibile immediato, si arriva attraverso uno studio dei particolari, alla percezione del significato nella sua interezza. Non si riuscirà mai a decifrarlo del tutto perché conserva in sé linguaggi personali e profondi che rimarranno tali come un mistero, decifrabile solo dal tatuatore e da chi lo porta sulla propria pelle.
Quanto è sicuro il tatuaggio oggi? Possono insorgere problemi se si decide di tatuarsi?
Si accede al tatuaggio da maggiorenni anche se le richieste in tal senso da parte di soggetti molto giovani, sono in crescente aumento. Gli strumenti di cui è dotato oggi il tatuatore sono tutti monouso e sterili.
Ci sono eventi importanti riguardo al tatuaggio come forma d’arte, oramai riconosciuta a livello internazionale?
Nel 2015 l’Italia ha ospitato la prima Biennale International Tattoo con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Cultura e il Centro Studi sul Multiculturalismo, da un’idea del Maestro Francesco Perilli e in collaborazione con Vittorio Sgarbi, direttore e curatore della 54^ Biennale di Venezia. Lo scopo principale di questa manifestazione è stata quella di inserire a pieno titolo la cultura del tatuaggio nel panorama più ampio dell’arte contemporanea. La Biennale International Tattoo ha inteso infatti “rivalutare la pratica del tatuaggio come forma di espressione artistica e culturale, evidenziandone l’aspetto storico-antropologico e la varietà dei procedimenti di realizzazione individuandone la qualità delle modalità tecniche di esecuzione e il valore dei contenuti”.
Oltre il tatuaggio da cosa ti senti artisticamente attratto?
Non disdegno la pittura su tela ma un mio progetto a cui maggiormente tengo, riguarda la scultura a anche per il percorso di studi che ho scelto fin da giovanissimo.

Ci chiediamo se artisti si nasce o lo si diventa. Ascoltando Edoardo Polimanti e vedendo le immagini nel suo studio tattoo, crediamo che sia nato con una vena da vero artista. La bellezza dei suoi disegni è inequivocabile e il tratto è quello del pittore che merita una visita come si andasse ad una galleria di quadri.
Edoardo Polimanti classe 1981, è nato e ha studiato a Porto San Giorgio. Diplomatosi al Liceo artistico si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Scultore e pittore, ha conseguito l’abilitazione igienico sanitaria come tatuatore e piercer in Emilia Romagna con competenze in anatomia umana, dermatologia base, conoscenza dei pigmenti e dei metalli pesanti in particolar modo dannosi per il corpo. Sue le esperienze professionali in Italia presso lo Studio di Tatuaggi e Arte di Fabio Aymonod, di Porto Sant’Elpidio, a Bologna presso Taktak Tattoo di Marco Reggio ecc… Sia in Italia che i viaggi in varie parti d’Europa hanno fatto di Edoardo Polimanti un professionista/artista completo. Amante della Musica Jazz ha un Gruppo Musicale “Les Deux”che condivide con il musicista Marco Raccichini. •

Figaro Barber Tattoo and Tailoring
Viale Vittorio Veneto, Civitanova Marche

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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