Home » prima pagina » Fermo: convertiti e credi al Concilio
Per salvare le bambine orfane o abbandonate dalla strada, Suor Lucy si reca nei luoghi del degrado da cui spesso le piccole provengono. Uno di questi luoghi è la zona della ex discarica di Manila chiamata Smokey Mountain.

Fermo: convertiti e credi al Concilio

Stampa l articolo
L’editoriale di questo numero è scritto per coinvolgere i lettori.

L’idea è nata leggendo una frase dell’Arcivescovo, mons. Luigi Conti, scritta ne Il “mio” Concilio Vaticano II, “una memoria libera”.
Verso la fine si legge:

Che fare affinché le comunità cristiane tornino a crescere nella fede, nella testimonianza e nella passione per le vocazioni di speciale consacrazione? Non è forse necessario abbandonare definitivamente la presunzione di presupporre la fede e rimettersi in cammino per proporla? E, simultaneamente, non è forse il caso di recuperare lo spirito del Congresso eucaristico che aveva trovato una sintesi del cammino alla fine degli anni ’80 intorno all’obiettivo e al tema della diocesanità? La risposta a queste domande dipenderà, in gran parte, dal recupero dello spirito che agli inizi degli anni ’80 sembrò dare un convincente avvio agli organismi di partecipazione parrocchiali e diocesani. I Consigli Presbiterale e Pastorale diocesani, l’articolazione del territorio in Vicarie e Unità pastorali, il superamento della autoreferenzialità delle parrocchie i cui confini non sono il punto di arresto bensì di partenza per la comunione e la missione, fanno sperare in un cambio di rotta.
Rimane aperto l’interrogativo che riguarda la diocesanità. La soluzione del problema della perequazione del clero – purtroppo dovuta ad un accordo diplomatico tra la Santa Sede e lo Stato e non ad una crescita nella comunione presbiterale – non ha condotto ad un cambio di mentalità nel clero e nei laici in ordine alla perequazione tra comunità parrocchiali, né in ordine alla condivisione di doni, carismi e ministeri e tantomeno in ordine all’aiuto economico e di risorse.

Ed è sulla diocesanità e sulla perequazione che vorremmo sentire le voci dei lettori. Quanto è presente in ogni parrocchia la diocesanità? In quante parrocchie si conoscono le iniziative diocesane (missionarie, familiari, giovanili)?
La perequazione del clero è un fatto ormai assodato. L’Istituto Diocesano Sostentamento Clero (Idsc) assicura ad ogni sacerdote una dignitosa sussistenza. Tale scelta però, ricorda il Vescovo, è imposta. Non nasce da una volontà di comunione. Altrimenti, fa notare il vescovo, si estenderebbe anche alla perequazione tra comunità parrocchiali. Esistono infatti parrocchie che hanno difficoltà per pagare il riscaldamento o la corrente elettrica.

Esistono parrocchie che hanno difficoltà a pagare il riscaldamento o la corrente elettrica. Manca il sentirsi Chiesa diocesana. Come fare?

Purtroppo, nonostante il Concilio abbia fatto scoprire il lato comunionale della Chiesa, alcuni parroci sentono la parrocchia come proprio possedimento. Qualcuno addirittura non riesce a distinguere i beni propri da quelli della comunità. Qualche sacerdote non si sente inserito nella Chiesa diocesana. E pensa di fare cassa sulla pelle della parrocchia o della diocesi.
Vorremmo chiedere ai componenti dei Consigli Economici Parrocchiali di scrivere, di raccontarci come nella loro parrocchia redigono il bilancio parrocchiale; se vengono individuate insieme le priorità di spesa; se si conosce l’entità dei beni della propria parrocchia; se ogni componente conosce l’inventario dei beni artistici e preziosi che la parrocchia possiede. Lo dobbiamo alla storia passata e futura. •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

Vedi anche

Pasqua senza chiese

Ricostruire i cuori per ricostruire le comunità Arriva Pasqua, ma la novità dov’è? La passione, …

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: