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Gemellaggio con la storia

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Petritoli. Segnale stradale all’ingresso del paese. Una scritta: “Gemellato con Vidor”.
Siamo passati oltre decine di volte pensando ad una originalità degli amministratori in cerca di agganci. Invece, no. Quel gemellaggio viene da lontano, ha origini dolorose ma anche felici. Parla di guerra ma anche di solidarietà.
Vidor, 3819 abitanti, provincia di Treviso, regione Veneta. All’indomani della “Rotta di Caporetto”, quando l’armata italiana fu travolta dagli austro-ungarici, la popolazione fuggì dinanzi al nemico arrivato improvviso.
Donne, vecchi e bambini abbandonarono il paese senza nulla in mano. A piedi, su carri tirati da buoi. Scesero l’Italia. Non erano soli. Erano in seicentomila. Cifra spaventosa. Le prefetture li smistarono. Molti di Vidor arrivarono a Petritoli. E furono ben accolti, ebbero assistenza, un pasto e anche un lavoro. Quasi un secolo dopo, il gemellaggio.
Un altro se ne avrà presto. Quello tra Fermo e Campolongo sul Brenta, provincia di Vicenza, ancora Veneto. Ancora un legame con i profughi della stessa, “Grande”, e inutile “Guerra”.
1917, i soldati italiani fuggono dopo Caporetto, alcuni si suicidano, altri cercano di restare inquadrati sino al Piave. La popolazione assiste impotente. E scappa. Va ad ingrossare quel fiume di disperati.
La città di Fermo ne accoglie 400, molti dei quali proprio di Campolongo. Altri vengono distribuiti a Belmonte (63), Cupramarittima (90), Falerone (50), Montefiore (200), Montegiorgio (80), Montottone (145), Petritoli(145), S.Elpidio a Mare (200), Servigliano (70).
Si assiste ad una grande mobilitazione delle comunità locali e delle istituzioni.
È una pagine di storia e di umanità dimenticata. Riaffiora grazie ad uno studio approfondito degli studenti dell’Istituto “Carducci-Galilei” di Fermo, guidati dalla professoressa Maura Iacopini. Un lavoro svolto negli archivi, nelle biblioteche pubbliche e private.
Un lavoro presentato mercoledì 13 gennaio al Centro Congressi San Martino dinanzi ad una folta platea di studenti e svolto accanto allo storico Daniele Ceschin, autore del volume Gli esuli di Caporetto (Laterza). Un libro che ha riportato a galla il fenomeno del “profugato” nella Prima Guerra mondiale.
“Gli esuli di Caporetto a Fermo – Un filo che si riannoda” è il titolo che i giovani hanno dato al loro studio. È, sì, una ricerca storica, una micro storia da riesumare, ma contiene spunti anche per l’oggi.
Diffidenza, pregiudizi, isolamento e a volte ostilità, che caratterizzano spesso la permanenza dei profughi friulani e veneti non hanno interessato la nostra terra, scrivono i ragazzi.
Nel fermano fu diverso. Si attrezzarono i Comitati, si mossero le Scuole, si impegnarono le parrocchie. Si abbracciarono tutti coloro che fuggivano dalla violenza.
Un positivo che emerge dallo studio e si pone come possibilità odierna.
Ancor più esplicativo il video realizzato dagli studenti. Si apre con una frase di Giorgio Perlasca (colui che salvò alcune miglia adi ebrei): “La vita di un uomo ha lo stesso valore del mondo intero”; e ha la colonna sonora della canzone di Fabrizio Moro: “Pensa, prima di sparare pensa”.
Un invito a crescere nella capacità di giudizio e di critica. •

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