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Uno dei tanti quadri rinvenuti dai Carabinieri che non riescono a ricondurli ai legittimi proprietari

L’archivio e l’inventario

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In una abbazia francese fu posta sulla sede dell’archivio questa iscrizione: Claustrum sine armario quasi castrum sine armamentario (Il monastero senza l’armadio, è simile ad un accampamento militare privo di armeria).
Se ciò è vero per un convento, molto più lo è per una parrocchia, nella quale l’archivio ha una fondamentale importanza. L’importanza dell’archivio è sì dovuta alle notizie storiche che può contenere ma innanzitutto a due sue fondamentali funzioni per la parrocchia: quella amministrativa e quella pubblica. Con ciò non si vuol negare o sottovalutare il valore e l’importanza che gli archivi parrocchiali hanno per lo studio della storia religiosa e civile, ma si vuol richiamare le loro primarie funzioni, che di conseguenza importano logicamente doveri gravissimi per chi è responsabile dell’archivio.
Il valore amministrativo dell’archivio parrocchiale è ovvio. Infatti è nell’archivio che si debbono porre tutte le carte, gli atti, gli strumenti fondamentali per la parrocchia, per beneficio o altro ente religioso di cui si è responsabili. Nessuno può negare l’evidente importanza di questo fatto, tanto più se si considera che tanto la parrocchia che il beneficio non sono proprietà personali, né date in usufrutto, ma solo in fiducia. Da ciò deriva, logicamente, l’obbligo grave pel parroco di tener ben separato dalle carte personali e ben custodito tutto ciò, che interessa questi enti. In tal modo si evita che vadano persi documenti di vitale importanza per gli interessi e la vita stessa di tali enti, senza dire poi che si facilita la pronta ed integrale consegna dell’archivio quando la parrocchia od il beneficio, passano ad un altro parroco.

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L’archivio rappresenta un valore unico per la comunità civile e religiosa. Non può essere lasciato in mano a gente irresponsabile.

Un secondo aspetto dell’archivio parrocchiale è non meno importante anche se forse sembra avvertito da pochi, vale a dire quello pubblico, ufficiale, paragonabile a quello dell’archivio di un notaio. Nella amministrazione ecclesiastica, tra le altre figure giuridiche, il parroco assume anche quella di notaio, svolgendo veramente un ruolo ufficiale. Tale ruolo di testimonio autorizzato, di notaio ecclesiastico, il parroco lo svolge per gli atti contenuti nei cosiddetti registri «di cattolicità» cioè nei registri dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni, dei defunti e dello stato d’anime. La registrazione che il parroco fa di tali atti, ha un valore giuridico in campo ecclesiastico pari alla registrazione notarile in campo civile per gli atti civili. Infatti la registrazione del parroco fa testo nei tribunali ecclesiastici (can. 1813; 1816). L’archivio parrocchiale ha dunque anche un compito notarile. Perciò come si può lasciare che registri e carte siano frammischiate con le carte e registri personali del parroco, così da dover dire alle volte che un po’ tutta la casa parrocchiale è un archivio? In campo civile non si soffrirebbe una tale negligenza da parte di un notaio!
Proprio per le importanti funzioni dell’archivio si legge nel Diritto canonico,

a) Ogni parrocchia «habeat tabularium seu archivum, in quo memorati libri custodiantur» (can. 470,§ 4);
b) l’archivio parrocchiale sia chiuso a chiave. Il canone 473 § 2 lo suppone, ordinando al vicario economo di consegnare subito al nuovo parroco la chiave dell’archivio.
c) Si esorta il parroco che le carte dell’archivio «religiose caveat ne ad extraneorum manus perveniant» (Can. 470, § 4).
Se tali norme fossero osservate perfettamente, il patrimonio archivistico ecclesiastico sarebbe in gran parte salvo; però non si deve credere di aver provveduto contro tutti i mali che assediano l’archivio.
Vi sono i nemici naturali dell’archivio, che spesso rovinano fondi importantissimi di carte: il fuoco, l’umidità, la polvere e gli animali.
Parte integrante dell’archivio è l’inventario degli oggetti preziosi. E qui il discorso affonda in un tunnel tenebroso. Solo un esempio.
Un parroco della nostra diocesi ha raccontato che la sua parrocchia, dall’inventario risultava essere ricca di almeno 2000 oggetti preziosi (calici, ostensori, cadelieri, quadri, statue, reliquiari, pianete). Quale sorpresa invece ha avuto quando in realtà non si è accorto che non ve n’era neppure la metà. Il Consiglio Affari Economici non era a conoscenza della quantità e ricchezza di questa parrocchia.
A buon intenditor poche parole! •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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