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Cyberminacce per cybernauti

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Insulti dietro profili anonimi, stalking, diffamazione on line, ingiurie, minacce, violazione della privacy, furto d’identità. Il cyber bullismo sembra in continuo aumento. È proprio per riflettere sulla portata del fenomeno e sull’uso consapevole dei social che oggi si tiene la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete “Safer Internet Day 2016”, istituita e promossa dalla Commissione europea che, giunta alla XIII edizione, si celebra in contemporanea in oltre 100 nazioni di tutto il mondo. Saranno raggiunti oltre 60mila studenti attraverso la campagna “Una vita da social” e in 100 capoluoghi di provincia anche la Polizia di Stato scenderà in campo con workshop sul tema, organizzati nelle scuole di ogni ordine e grado. Secondo una recente indagine dell’Istat tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% del campione denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyber-bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).
Tutto sembra iniziare quasi per gioco, magari con un brutto commento attraverso le più comuni piattaforme social.
Gli attacchi da parte del bullo che cerca di intimidire la vittima di turno incapace di difendersi si fanno sempre più denigratori con la pubblicazione on line di foto spiacevoli, la diffusione di informazioni riservate e frasi offensive che, se ripetute, possono portare l’adolescente perseguitato in Rete a vivere un incubo anche quando il pc è spento. Una pesante condizione psicologica che, alla lunga, può indurre il ragazzo intimidito anche alla svalutazione di sé, a uno scarso rendimento scolastico, a problemi sul piano relazionale, manifestando, in alcuni casi, anche depressione.
A tracciare una panoramica sul fenomeno è Luca Montanari, Ph.D del Centro di ricerca di Cyber Intelligence and Information Security (Cis) dell’Università La Sapienza, che parte da due dati: “Il continuo aumento della popolazione attiva su internet e il continuo abbassamento dell’età in cui i ragazzi iniziano a utilizzare i social network”. Sono tante le cyber-minacce per i giovanissimi.

Quali sono i rischi del web più frequenti?

“Se rimaniamo nell’ambito del cyber bullismo è chiara la relazione di questo fenomeno con alcuni casi di suicidio. Non sono esperto di psicologia, se ci pensa tra il cyber bullismo e il bullismo classico è cambiato solo il mezzo, quindi gli effetti e i rischi sono i medesimi. Il problema del cyber bullismo è che va a colpire la sfera “social” dei giovani, cioè quella che per molti di loro conta quasi di più di quella reale (si pensi ai tavoli di ristoranti in cui i ragazzi passano più tempo a “massaggiare” che a parlare con i compagni)”.

Si possono sempre stanare i bulli del web o c’è anche chi riesce a destreggiarsi nel completo anonimato?

“L’anonimato nel web è una pratica molto difficile per chi non abbia un minimo di competenze. Il problema è che un genitore di una vittima o la vittima stessa non ha strumenti a sua volta per scoprire lo stalker di turno”.

Bisogna entrare nell’ottica che pubblicare contenuti come foto, video o altro senza restrizioni equivale a scendere in piazza e appendere una foto a una parete.

I ragazzi che entrano in contatto con la rete e l’ambiente social sono sempre più piccoli. Tablet o smartphone sono a disposizione sin dai tempi delle elementari. I genitori hanno strumenti a disposizione per proteggerli?

“Ci sono diversi strumenti che se usati bene possono proteggere i più piccoli. Il problema è che molto spesso i più piccoli diventano abbastanza svegli per aggirare la restrizione (io ad esempio lo divenni presto). Il genitore (e lo dico da genitore) deve essere estremamente attento e deve monitorare sempre i contenuti visualizzati e prodotti dal minore, le amicizie virtuali che frequenta è così via. Il mondo cyber è esattamente parte del mondo reale. Così come si controlla con chi il figlio parla o esce si deve controllare con chi “chatta”. Ovvio che ci sono problemi di privacy che vanno opportunamente gestiti”.

Sorvegliare i figli mentre naviga basta per evitare i rischi della rete?

“È qualcosa, non necessariamente basta per il problema della facilità con cui si evitano i controlli. La prima cosa è però fornire un’educazione appropriata anche per quanto riguarda il web”.

Ci sono piattaforme social in cui le molestie, la derisione, la calunnia sono più difficili da rintracciare e perseguire e tutelare chi le subisce?

“Su tutte le piattaforme è possibile bloccare e segnalare determinate persone. I social sono attenti al fenomeno. Il problema in questo caso sono i contenuti pubblicati (visibili a tutti) che possono essere presi e riutilizzati contro il malcapitato su altri social o sullo stesso. In questo caso rientra l’educazione di chi pubblica.
Bisogna entrare nell’ottica che pubblicare contenuti come foto, video o altro senza restrizioni (esempio, “pubblica” su Facebook, oppure su Twitter) equivale a scendere in piazza e appendere una foto a una parete. Da quel momento in poi non si è più a conoscenza degli utilizzi che chiunque può fare del contenuto”.

Spesso, siamo disposti con una certa facilità a barattare l’accesso alle nostre info personali pur di ottenere un’applicazione gratuita. Ma quanto quel click ci esponi a rischi e c’è un’adeguata cultura della sicurezza in rete?

“Bisogna sempre leggere l’informativa sulla privacy che obbligatoriamente chiunque raccoglie dati personali deve fornire (è uno di quei punti su cui spesso clicchiamo “accetto” senza sapere cosa facciamo e soprattutto senza leggere)”.

I professori, la scuola ma anche l’università sono i motori dell’innovazione. Come possono guidare gli studenti verso la consapevolezza digitale?

“Bisogna aggiornare drasticamente i programmi didattici per far sì che già dalle scuole elementari si abbia una buona consapevolezza dei pregi e difetti del mondo digitale.
Mi ricordo di aver seguito (quasi 30 anni fa) alle elementari seminari di “educazione stradale”. Qualcosa di simile si dovrebbe fare per l’educazione digitale. Regole e comportamenti da tenere in rete”.•

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