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“Sostiamo in silenzio davanti alla tua volontà”

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“Non inclina alla morte chi non ama/la vita(…)” (S.Raffo)

La morte non si compra né si vende è un fatto privato privatissimo ti sfiora ti corteggia ti ammalia… “Da un’ala fu trapassato/ il cuore”: sul ciglio dell’abisso ne fissiamo atterriti e alle volte sedotti l’incommensurabile distanza. “Se costeggio voragini, lo sguardo/ non deve scivolare al cupo fondo:/ con imperdonabile ritardo, mi accorgerei/ di abbandonare il mondo”: così il poeta, dei cui versi la Falce si fa bella.
La morte non va giudicata ma soltanto “avvicinata”, accettata, in religioso silenzio. La morte riguarda anche noi perché la campana – ammoniva John Donne – quando qualcuno se ne va suona anche per noi, come ricordo, orma indelebile lasciata da una vita salpata verso altri lidi.
Quali le ragioni di un gesto? quando si decide di spezzare il filo dominio della Parca, che cosa si agita nell’anima, chi freme, quale demone o angelo?…
“Lì, oltre l’isola, oltre il giardino,/ non ci incontreremo forse con lo sguardo/dei nostri chiari occhi di prima/ non mi dirai forse daccapo/ la parola che vinse la morte/ e della mia vita scioglierà l’enigma?” (Anna Achmatova).
Ti sei congedata da questo palcoscenico in punta di piedi, Loriana, ce ne siamo accorti perché le fameliche cineprese ti avevano già dato in pasto alle belve prima che tu decidessi il gesto definitivo liberatorio; poi poche righe a salutarti, allo scoop non c’era null’altro da aggiungere, men che meno in conto episodi, vita da raccontare. Perché l’hai fatto non lo sapremo mai, sostiamo in silenzio davanti alla tua volontà – che forse ha trasceso anche la fragilità d’essere e d’amare – e preghiamo non tanto per te quanto per noi, affinché ci assista sempre il ben dell’intelletto.
“Nascosta lì da presso/ busserà alle porte./ Avvinghiata alla sorte/ non chiederà il permesso/l’irriguardosa morte”: ma chi l’ha mai detto che un simile gesto sia espressione di insania, potrebbe essere dettato da un anelito di libertà. Un grido silenzioso, a consegnare una parola ultima ai posteri.
Personalmente non mi sento di “condannare” nessuno né di giudicare: “grazie”, così, Lory, ti sei congedata da questo stupido palcoscenico di falsi allori. Sono allora io, siamo tutti noi, a doverti dire, al di là del bene e del male, senza retorica né infingimenti, grazie di essere stata pellegrina di viaggio. Non ti ho conosciuto nella consuetudine dei giorni, pure ti dico grazie per quelle volte che sono stato in comunione con la tua anima.
Dio abbia misericordia di un respiro troncato anzitempo. •

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