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Tener vivo il fuoco

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Potrei raccontarvi di quando, il sabato santo, a mezzanotte, le campane venivano slegate. E Peppe, Niculì ed altri giovani e adulti correvano, ascendendo, per le scale della torre campanaria di San Giovanni, a Montegiorgio, per dare, con lo scampanio ripetuto, prolungato, infinito, la buona notizia: la Resurrezione di Cristo.
Potrei dirvi dei pasti di magro e di grasso, nelle nostre case e nei nostri conventi, la settimana santa e la domenica di Pasqua. Delle uova, vere, colorate a mano, e dei “capumazzi” sui prati ancora umidi, nel giorno pasquale.
Potrei. Ma non voglio. Perché voglio introdurre altro.
Dire che domenica 20 marzo, non è più la Domenica delle Palme, ma la Giornata Mondiale della Felicità. Lo ha sancito l’ONU che ha pubblicato per l’occasione un Rapporto dove si afferma che i più felici sono i danesi, mentre gli italiani sono al cinquantesimo posto: popolo di infelici, delusi, frustrati ed anche depressi.
Poveri noi, indagati solo per il PIL, la corruzione e il conto in banca!
Sparisce sui maggiori calendari la Domenica delle Palme e arriva quella della Felicità (infelicità per noi italiani). Così come il giorno precedente, è stata la Giornata della Terra, secondo il WWF. Così come quelle successive saranno di altro tema ma non… Settima santa: giovedì santo, venerdì santo, sabato santo… dimenticati dalla cultura odierna.
È l’economia, bellezza. È la Finanza. È l’insensatezza di un mondo che cerca di far fuori Dio dimenticando quello che spiegava Ivan Karamazov: “Se Dio non c’è tutto è permesso”.
C’è poco da fare.
D’altronde, Charles Peguy, guardando Maria che seguiva suo figlio lungo la strada che portava al Calvario e sullo stesso Calvario, seguendo suo Figlio piagato, distrutto, umiliato, scriveva: “Tutti erano contro di Lui. Da Ponzio Pilato fino all’ultimo dei carrettieri. Tutti”.
Ma perché? Perché?
“Perché aveva salvato il mondo”.
Era stato un buon cittadino, Gesù. Aveva lavorato seriamente nella bottega di famiglia, come fanno gli artigiani. Non aveva infastidito. Giuseppe pagava regolarmente le tasse. Tutti buoni cittadini dunque. E nessuno a disturbarli.
Poi, le cose s’erano messe diversamente. Gesù aveva iniziato la sua missione.
“Allora – scrive sempre Peguy – il mondo cominciò a trovare che egli era troppo grande. E a dargli noie”.
Buffo che oggi, dal turismo all’enogastronomia, tutti parlino di riscoperta delle tradizioni. Pochi che ricordino come sia stata la radice cristiana a renderle tali. Le si vuole invece ancora in vita seccandone però la sorgente.
Gustav Mahler ripeteva: “Fedeltà alla tradizione significa tener vivo il fuoco e non adorare le ceneri”.
Su quel “fuoco” mi interrogo. Su quell’incendio che inizia da un Uomo sfigurato, vilipeso. Ecce homo. E da quel gruppetto di sfigati, che si trovavano sotto il Portico di Salomone, riconoscibili, individuabili, amici e compagni.
Da cui iniziò una rivoluzione dell’altro mondo e dove il fattore religioso fu alla base dello stesso sviluppo dell’Occidente. Quel fattore oggi volutamente ignorato. •

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