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Tolstoj: una dieta per la mente

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Incontro Luigi Maria Musati al bar dopo esserci sentiti tante volte al telefono.
Quant’è diventato difficile oggi incontrarsi di persona e assaporare questo gustoso evento assolutamente declassato dalla comunicazione digitale!
Finalmente possiamo parlare di questa proposta che nasce dalla esigenza del Centro Culturale San Rocco di “esportare” la riflessione culturale fuori dalle colonne del loggiato e fuori dai linguaggi usati fino ad ora. Il linguaggio teatrale ci dà la possibilità di entrare in un universo fatto di emozioni, narrazione, storie, sogni e desideri, che ha il potere di attrarre a sé il cuore e la mente di ogni persona.
Per questo ho chiesto a Luigi di pensare ad un progetto itinerante da portare in più luoghi della nostra Arcidiocesi che permetta a tante persone di assaporare il tema dell’anno Giubilare attraverso un’arte antica che ha saputo sempre innalzare lo sguardo della civiltà. Luigi mi guarda con uno sguardo come di interrogativo stupore, poi accenna ad un sorriso e non risponde subito. Luigi Maria Musati, regista teatrale fermano di fama internazionale, è stato direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma “Silvio D’Amico” e ha lavorato in tutto il mondo, da Barcellona a Londra e Lione, da Berlino a Mosca e San Pietroburgo, dalla Nuova Zelanda agli USA e al Canada, da Cuba alla Colombia, dall’Argentina al Costarica e al Sud Africa.
Fa un certo effetto “sentirlo pensare”. E quando inizia a parlare è una meraviglia di sensazioni e di cultura universali.
Dopo una carrellata di ipotesi, arriva ad una coppia di finalisti. Tra Dostoevskij e Tolstoj, alla fine la spunta il secondo con un racconto molto particolare.
locandina-MusatiChiedo: “Come mai hai pensato ad una scelta narrativa per parlare di Misericordia?”
E lui: «Di cosa vivono gli uomini è un breve racconto, che fa parte dell’ultima fase della vita e dell’opera di Tolstoj, segnata da un’intensa attività sociale a favore dei contadini e degli umili e dall’adesione profonda ai Vangeli e in particolare al Discorso della Montagna. L’opera ebbe una diffusione vastissima in Russia, presso ogni ceto sociale, in un numero di copie di superò di gran lunga quella di Anna Karenina e di Guerra e Pace. La caratteristica di tutti i Racconti popolari è quella di attingere alla tradizione folklorica russa, penetrandone sia la struttura compositiva sia il linguaggio, trasformandone profondamente il messaggio. Il particolare Di cosa vivono gli uomini nasce dall’incontro con un famoso cantastorie, da cui Tolstoj si fece più volte raccontare la leggenda della fondazione di Arkangelsk (la città dell’Arcangelo), il porto russo sul Mar bianco. Un linguaggio semplice ma raffinatissimo, una straordinaria capacità di rendere concreto l’invisibile e concretissima l’esperienza visionaria, attraverso l’uso potente della parola come capace di “far vedere”, di rendere concretamente presente ogni cosa: questo ci ha spinto all’opera “impossibile” di portarlo a teatro, rispettandone col massimo rigore la struttura narrativa, senza sovrapporre ad essa scenografie, costumi, personaggi nel senso più comune del termine. Un attore e una attrice, come l’antico cantastorie, lavorano sulla parola, per liberarne tutta la potenze evocativa “senza disturbi”.
Altro motivo della scelta di questo testo è legato a ciò che, con sublime semplicità, il racconto vuole comunicare: la storia di una Rivelazione, della scoperta di quelli che sono i fondamenti “reali” del vivere degli uomini.
Non a caso il racconto è preceduto, nella sua edizione a stampa da una serie di citazioni dal vangelo di Giovanni di cui esso è in definitiva un’esegesi “pratica”, lontana da ogni morbido profumo si sagrestia, ma per proprio per questo potente e ammaestrante. Per comprenderlo, e goderne, occorre credere nel divino che è nella vita di tutti gli uomini, nel suo mistero e nella sua bontà: per Tolstoj la fede non è ritualità, è esperienza concreta di vita».
Lo ringrazio per il tempo trascorso insieme e ci lasciamo dopo aver assaporato un paio di ottimi caffè.
Ho la sensazione che questa proposta possa essere un’ottima occasione per riflettere insieme sulla qualità delle relazioni umane e sul dono della fede che illumina provvidenzialmente ogni storia con la misericordia di Dio. •

Francesco Fioretti, Ufficio per la pastorale del Turismo, Sport e Tempo Libero

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