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Tutelare il “made in Italy”

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Nell’ultimo quinquennio politici, economisti e imprenditori – molti ostinatamente, qualcuno solo a parole – hanno cercato inutilmente di rilanciare il made in Italy e, di rimando, occupazione e livello di vita di intere regioni.
Tra queste le Marche, che hanno sempre fondato la propria economia sulla qualità e l’eccellenza del saper fare artigiano, in particolare nel mobile e nella moda. Quest’ultimo settore è quello che maggiormente riguarda il Fermano e il Civitanovese, territori che più di altri zoppicano e faticano da quando calzature e cappelli hanno perso la loro competitività sui mercati globalizzati. La concorrenza, infatti, è aumentata, mentre le vendite sono calate, sia sul versante interno sia su quello internazionale. I minori costi della produzione e della manodopera sono state riconosciute, da sempre, come le cause ufficiali delle difficoltà incontrate dai distretti della calzatura e del cappello, al fianco delle quali ha strisciato quella altrettanto velenosa della contraffazione.
Le politiche nazionali del fisco e del lavoro sono risultate (volutamente) flebili, la lotta ai ‘copiatori’ e apparsa debole e svogliata, sia tra le mura italiane sia oltre i nostri confini.
Associazioni di categoria e politici hanno invocato misure europee per tutelare il made in Italy, incontrando scarso seguito nei partners, anche perché molti di loro sono direttamente interessati a produrre e a vendere nei settori della moda e dell’enogastronomia. I politici regionali e nazionali non hanno saputo alzare la voce all’estero e si sono dimostrati incapaci di arginare le delocalizzazione delle nostre imprese. Così ora siamo arrivati al paradosso e alla confusione. Prima sono stati stanziati fondi per favorire il rientro degli imprenditori (e quelli che sono rimasti non meriterebbero anche loro un ‘premio’?) e da poche settimane altre risorse, esattamente 12 milioni di euro, sono state destinate dalla Regione Marche per agevolare la realizzazione di produzioni innovative nel mobile (6 milioni) e nella moda (altrettanti euro). La fantasia, purtroppo, non basta e non sono sufficienti misure per pochi, qui vanno recuperati interi settori, servono interventi strutturali – uno potrebbe essere quello invocato dai calzaturieri della defiscalizzazione dei campionari – e fermezza nella difesa del ‘Made in’, con controlli e sanzioni efficaci.
Altrimenti, tutti i rimedi risulteranno piccoli cerotti per una ferita molto più grande. •

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