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Foto Exallievi San Marone: Gianfranco Palmieri, don Giovanni Molinari, don Ubaldo Montisci

Educare alla fede in famiglia oggi: si deve, ma… si può?

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Si è tenuto sabato 9 aprile 2016, presso il salone della Parrocchia San Marone, il tradizionale convegno annuale dell’Unione Exallievi don Bosco. Dopo l’accoglienza dei partecipanti, la regolarizzazione delle quote sociali 2016, il momento di preghiera e canto iniziale (Salve don Bosco Santo), il saluto del direttore don Giovanni Molinari e del delegato don Giuseppe Bogatto, la lettura e l’approvazione del bilancio consuntivo 2015, la relazione del presidente Gianfranco Palmieri, ha avuto inizio la relazione di don Ubaldo Montisci, docente presso la Pontificia Università Salesiana, sul tema “Educare alla fede in famiglia oggi: si deve, ma… si può?”.
La famiglia è una risorsa, la sua problematicità, le sue potenzialità educative, la famiglia e la catechesi e la conclusione sono stati i punti salienti toccati dal relatore nel corso del suo intervento al termine del quale si è sviluppato un dibattito tra i partecipanti al convegno. Anche in una società ampiamente secolarizzata come l’attuale, educare alla fede in famiglia non solo si deve ma si può. Gli orientamenti decennali del Magistero Ecclesiastico, quelli per la catechesi, il Direttorio per la pastorale familiare, vedono nella famiglia cristiana un impegno assunto liberamente dai coniugi nel matrimonio. Anche se oggi esistono diverse tipologie di “famiglia”, nonostante queste siano fragili e problematiche, è su di esse che bisogna contare.
La famiglia costituisce il primo e privilegiato luogo di “umanizzazione”. È uno spazio che agevola grandemente la trasmissione del Vangelo, innestandolo sulle radici di profondi valori umani: accoglienza, fiducia, gratitudine, riconciliazione, servizio. L’annuncio non diminuisce ma riprende e indirizza a mete più alte l’umano che è nella coppia e nella quotidianità della vita. Guai ad atteggiarsi a essere maestri di superbia che spesso nasconde il vuoto e l’opportunismo. La famiglia è l’ambiente nel quale il bambino trova l’opportunità di entrare nel linguaggio della fede respirata più che insegnata. La preghiera personale, comunitaria e liturgica della coppia, i riti dell’alzarsi, dormire, mangiare, la memoria e la festa di eventi importanti, quali il Natale e la Pasqua sono sempre dei volani per il bambino, l’adolescente, il giovane. È nella famiglia che si rende visibile e concreta la più ampia e talvolta anonima “comunità dei fedeli” com’è definita sempre la Chiesa. Chi cresce, ha bisogno di trovare nella famiglia momenti di verifica quotidiana. Occorre pertanto che tutti maturino nella fede propria per offrire esempi coerenti di vita. Succedeva questo nelle prime comunità cristiane. Investire in modo sano sui propri figli, è garantire loro un futuro di felicità e di benessere che non è soltanto economico. È inutile dire poi il ruolo importante dei nonni nell’accompagnamento dei propri nipoti. La loro cura, poiché i genitori lavorano entrambi, sarà ricordata quando i nipoti saranno grandi e non potranno far altro che ringraziare chi si è occupato di loro quando erano piccoli.
La catechesi impartita ai piccoli, agli adolescenti e ai giovani non è finalizzata solo per l’accesso ai sacramenti, ma per vivere intensamente la vita cristiana. A conclusione del proprio intervento, il relatore ha additato alla comunità ecclesiale il compito di curare di più e meglio i nuclei familiari lungo tutto l’arco della loro vita. Papa Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica sull’impegno delle famiglie cristiane nel mondo contemporaneo, diceva che i cristiani “Devono amare in modo particolare la famiglia” e aggiungeva: “Amare la famiglia significa individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un ambiente che favorisca il suo sviluppo. E ancora, è forma eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi, spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute difficoltà, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie ricchezze di natura e grazia, nella missione che Dio le ha affidato. Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quota! Bisogna che seguano Cristo” (G. Paolo II, Familiaris Consortio). È un compito impegnativo ma fecondo, che attende tutti nella comunità ecclesiale.
Al termine della relazione sono state consegnate dal presidente dell’Unione le tessere a due nuovi Exallievi. Il canto “Giù dai colli” ha posto termine all’incontro nel salone parrocchiale. La Santa Messa presieduta da don Ubaldo Montisci, in ricordo di tutti gli Exallievi defunti dell’associazione, è stata la degna conclusione di due momenti, l’uno di riflessioni, l’altro di preghiera. Alla Santa Messa ha fatto seguito un momento conviviale presso il ristorante “Miramare” di Civitanova Marche, invito esteso a tutti gli iscritti dell’Associazione, alle loro consorti, agli amici e a quanti volevano partecipare. L’Unione Exallievi don Bosco è una realtà viva della Parrocchia San Marone. •

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