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Entrare nel cuore

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 Civitanova Marche: la Caritas cittadina si confronta con la Casa della Carità di Milano

Lunedì 11 aprile 2016, nella sala “don Lino Ramini”, in via del Timone, a Civitanova Marche, alle ore 21,15, si è tenuto il quinto incontro di formazione, voluto dalla Caritas di Civitanova e dalla parrocchia San Pietro e Cristo Re, per operatori Caritas e volontari della Tenda di Mamre. Ad incontrare i circa trenta partecipanti alla serata, è stata Gemma Di Maria, volontaria presso la “Casa della Carità Angelo Abrini” di Crescenzago, un quartiere della zona nord orientale di Milano.
Il nome Angelo Abrini è quello del suo benefattore che, prima di morire nel 1997, all’età di novantotto anni, lasciava in testamento, nelle mani del cardinale Martini, arcivescovo di Milano, alcune decine di miliardi delle vecchie lire, per costruire un centro di accoglienza per i più poveri della città. Il Cardinale Carlo Maria Martini, nel 2002 dava vita alla “Fondazione Angelo Abrini”, per costruire sulla struttura di una vecchia Scuola, la “Casa della Carità Angelo Abrini”. La nuova sede, distribuita su tre piani, veniva inaugurata il 24 novembre 2004, alla presenza del Cardinal Martini, di Dionigi Tettamanzi, nuovo arcivescovo di Milano, del sindaco Gabriele Albertini e del presidente della Fondazione don Virginio Colmegna. Tutte le notizie sulla struttura sono facilmente reperibili nel sito www.casadellacarita.org.
Il video proiettato in sala è stato un ottimo strumento per conoscere gli spazi, l’organizzazione della struttura, lo spirito che anima gli operatori che prestano la loro opera presso la casa della carità.
Chi viene dall’emarginazione, deve sentirsi circondato dalla bellezza. La “Casa della Carità” di Crescenzago è veramente bella. Mostre, auditorium, un centro congressi, sale di lettura, mensa, cappellina, stanze per dormire, distribuite su due ali del fabbricato, l’una per gli uomini, l’altra per le donne, sono il biglietto da visita di tutta la struttura.
Milano dai grandi progetti urbanistici, città cosmopolita, metropoli, secondo il pensiero del cardinal Martini, deve saper coniugare ricchezza, spirito imprenditoriale con la conoscenza della povertà che è all’interno della grande città lombarda. Gli ospiti della struttura, che ha ben centotrenta posti letto, vengono da ogni parte del mondo. Una nutrita equipe di medici, psicologi, psicoterapeuti, avvocati, mediatori linguistici, affianca tutti i volontari della struttura che è diventata per loro un po’ come una seconda casa. Non c’è più distinzione tra il dentro ed il fuori, ha tenuto a precisare la relatrice che lavora nel centro d’ascolto della casa. Ascoltare è entrare nel cuore della gente, sentire le storie di quanti hanno lasciato la propria terra d’origine perché in preda alla guerra ed alla povertà. Le nostre storie, anche se anch’esse sono intessute di dolori, non hanno nulla a che vedere con quanti hanno perso in mare figli, spose, fratelli, padri, madri. Ci aiutano ad elaborare meglio i nostri lutti. Gli occhi di chi ha perso tutto parlano da soli. Ogni storia ascoltata lascia un segno in chi l’ascolta.
Chi opera in un centro d’ascolto, davanti ad un emigrante che tiene in mano anche un telefonino di ultima generazione, deve tener da parte ogni pregiudizio. Quel telefonino serve per comunicare con persone lontane, che sono rimaste nell’altra parte del mondo. Quando si riceve qualcuno, è bello alzarsi, far accomodare la persona che si ha davanti, abbracciarla se si vede che l’interlocutore lo desidera. Non si deve dare insomma la percezione che si sta facendo un lavoro. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. È il messaggio del Vangelo. L’ascolto deve sempre partire dal cuore che rimane sempre il centro dell’amore.
Certo, a volte, non si riesce ad accogliere tutti quelli che bussano alla struttura, soprattutto quando sono arrivati negli ultimi anni tanti profughi siriani, ma il collegamento in rete con altri centri di accoglienza distribuiti sul territorio lombardo, consente di collocare le persone altrove, anche per brevi periodi.
Nella struttura vengono accolti anche molti italiani. Oggi, non ci vuole niente per scivolare da uno stato di benessere ad uno di povertà estrema.
Prima di essere accolte nella “Casa della Carità” di Crescenzago, le persone sono registrate e schedate, questo non per assolvere a compiti di polizia, ma per riuscire a dare a tutti ciò di cui hanno bisogno. Chi è ospite della struttura ed ogni mattina esce dalla stessa per recarsi al lavoro e rincasa alla sera, trova sempre a tavola uno o più volontari che gli fanno compagnia. Anche questo gesto che può apparire banale, è importante. La ricostruzione di una persona, che è vissuta per tanto tempo ai margini della società o viene da storie dolorose, ha bisogno anche di questo. Amare fa star bene, perché solo amando, si è amati. È una verità francescana, ma è propria del Vangelo. I volontari della “Casa della Carità” di Crescenzago hanno anche loro dei momenti di formazione. La propria lampada va sempre alimentata e riempita con altro olio.
L’incontro con l’operatrice della “Casa della Carità” di Crescenzago è servito anche per quanti, presenti alla serata, hanno posto delle domande e ricevuto delle risposte su come è organizzata tutta la struttura anche a livello giuridico. “Garanti della Fondazione sono il Sindaco e l’Arcivescovo di Milano, la gestione è affidata al presidente che presiede un consiglio d’amministrazione composto da cinque persone e un collegio dei revisori di altre tre”. È riportato nel sito di cui sopra.
I contatti presi serviranno per gestire nel migliore dei modi la nuova struttura della Caritas Cittadina di Civitanova Marche. “C’è gente che ama”, cantava Sergio Endrigo in un suo vecchio successo mai dimenticato.
Se è così, sarà sempre il bene a prevalere sul male che pur esiste. Parlare del bene si deve, si parla troppo del male. •

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