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Montegiorgio, Alteta: la grande tenuta della famiglia Merli

Era benvenuto il pellegrino

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Alteta di Montegiorgio: Casino Merli, un’antica magione di campagna

Una casa. Anzi, un’antica magione di campagna. Che un tempo era stupenda, ma oggi è in forte degrado e rovina.
La campagna è quella di Alteta, ai confini con Francavilla d’Ete. Sui crinali, verso ovest, si scorge Monte San Pietrangeli e Mogliano e Corridonia, scrutando bene, anche San Ginesio e il Monte San Vicino.
Siamo di fronte all’imponente “Casino Merli”, immerso nel verde, su una collinetta sovrastante una strada sconnessa ma piena di fascino. Apparteneva ad una nobile famiglia originaria di Ascoli Piceno. Capostipite: Giovanni, nato nella seconda metà del secolo XV, recita la ricerca araldica.
L’abitazione di Alteta fu anche rifugio di parenti sfollati nel corso della Seconda guerra mondiale. Si scappava dalle bombe e dai rastrellamenti nei centri più grandi. I sopravvissuti ricordano ancora i dipinti al soffitto e alle pareti, la cappella, la grande cucina.
Ma non è il loro unico ricordo. Un particolare è rimasto impresso: lo scalone che si trovava di fronte all’ingresso principale (quello ad est). I gradini portavano al primo piano e al ballatoio. Ma l’immagine che colpiva, in effetti, era l’armadio posto alla destra della porta d’ingresso. Ottagonale, dicono, e a parete. Colpiva non tanto per la foggia quanto per il contenuto. Ed il contenuto era una semplice e usuale bottiglia di vino, sempre vuotata e sempre riempita, con due bicchieri accanto: da un lato e dall’altro, posati su un vassoio che alcuni definiscono d’argento ed altri di terracotta. Messo lì, non certo per i padroni di casa o per gli amici che trovavano ristoro nelle sale luminose, quanto per i… pellegrini.
Sì: i pellegrini. Ne passavano tanti, specie in primavera e tarda estate. Dall’Adriatico verso il Tirreno. Andavano a Loreto, o a Roma o, addirittura, prendevano per Lucca e la Francigena e la sua variante per Santiago de Compostela. I viandanti bussavano alla porta del palazzetto di campagna. I domestici aprivano, salutavano e dissetavano. Ospitavano anche per la notte, indicando il fienile.
L’ultima bottiglia, prima dell’abbandono e prima dei saccheggi, se la ricorda bene Tommaso Vitali Rosati, collega giornalista, ed ospite bambino della famiglia Merli. Ma se la ricorda anche Mauro Bastianelli, titolare della Country Pig di Alteta, che racconta anche di una grande festa popolare sino a 60-70 anni fa. La Festa dell’Assunzione mobilitava centinaia di persone.
L’ultimo Merli ad abitare il Casino lasciò nel testamento un vincolo: quello di mantenere una bottiglia piena per spegnere l’arsura del pellegrino. Come già da quasi tre secoli accadeva. Testimonianza di un Cammino che nei tempi non s’era mai interrotto. Solo la modernità lo ha sconfitto. Però ora, un drappello di persone di buona volontà:  Giuliano, Giacomo, Marco e Marco, Luisa, Germana, Elio, Enzo, Rossano – molte delle quali legate all’associazione Rivivi Cerreto – ha deciso, insieme all’Associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini, di riaprire il percorso. Non tutto, al momento. Una piccola parte: da Cerreto ad Alteta, quanto meno.
Lo ufficializzeranno, dopo aver lavorato sodo, i prossimi 28 e 29 maggio, in occasione di Cerreto medievale.
Un modo per ricordare quel gesto e quella bottiglia. •

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