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Piazza S.Pietro - Udienza con Papa Francesco concessa all'AGESCI il 13 giugno 2015

Lo scoutismo a San Marone

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Lo scoutismo a San Marone è arrivato a spegnere quaranta candeline ed è pressoché impossibile ripercorrere la cronaca delle innumerevoli attività che si sono svolte durante il corso di tutti questi anni.
Per tale motivo ritengo opportuno rilevare invece le caratteristiche salienti dei principi ispiratori che ne hanno determinato la storia.
L’inizio è stato semplice: il gruppo Civitanova Marche 2 è nato nella Parrocchia salesiana di San Marone in una situazione storica in cui la parrocchia voleva, anche attraverso lo scoutismo, dare una risposta alla richiesta di aggregazione giovanile che negli anni settanta era molto sentita all’interno della Chiesa.
Con l’aiuto di vecchi scout, alcuni animatori hanno scelto l’appena costituita AGESCI per l’esperienza concreta che quest’associazione poteva permettere: il campo estivo, la strada, la natura, i giochi, gli incontri, i progetti, le messe partecipate, il tutto condito da un clima di fraternità, solidarietà, gratuità, essenzialità, speranza nel futuro, vicinanza a Cristo amico che ti cammina a fianco. Strada facendo si sono ampliate le esperienze locali con la partecipazione sempre più consapevole ad eventi intra ed extrassociativi, sia a livello regionale che nazionale e internazionale.
Le assemblee di zona e regionali, i campi formativi nazionali, gli eventi di solidarietà nazionali ed internazionali sono stati regolarmente frequentati ed organizzati dal gruppo ed hanno arricchito gli scout del Civitanova 2 in competenza e formazione tecnica e spirituale.
L’attività extra-associativa ha invece spinto il gruppo alla collaborazione con la Protezione Civile, l’Anffas, la Caritas, alcune Case di Riposo per anziani e altri gruppi associativi e cooperative sociali.
Intorno al gruppo scout si è così via via creata una rete di relazioni incrementata anche da genitori dei ragazzi e da ex scout ormai adulti.
Molti di coloro che nei passati decenni hanno vissuto quelle forti esperienze spesso si ritrovano oggi a vedere i loro figli e nipoti ripercorrere le loro orme. A loro, nel presente, si aggregano altri genitori che per i propri figli ritengono valida e attuale la proposta scout. Ai “vecchi lupi”, rimasti sempre a contatto con l’Agesci, occorre affermare l’importanza di non fermarsi ai “ricordi del tempo che fu” con le memorabili esperienze vissute sul campo, per dare invece la preminenza alla riflessione e interiorizzazione dei principi che queste esperienze esprimevano e ancora esprimono per le giovani generazioni.
E per questi principi intendiamo: la fratellanza della vita in comune, la giustizia nel rispetto delle regole, i veri bisogni dell’essenzialità, l’affidamento al più grande nel rispetto del capo, la stima dell’altro sesso nella diarchia, l’amore verso il prossimo e verso Dio, e molto altro.
Agli adulti invece che oggi si approcciano allo scoutismo solo attraverso l’esperienza dei figli, occorre ricordare che i capi sono delle persone volenterose, in formazione continua che vanno sostenute, aiutate, capite, ascoltate, e con cui è necessario confrontarsi.
Ecco allora l’importanza della presenza agli incontri, la disponibilità per supportare le attività, la preghiera al Signore perché ce li mantenga. Specialmente oggi quando la mancanza di giovani capi è sempre più evidente.
Così, mentre da un lato perenne è la fatica per la copertura delle unità, dall’altra i ragazzi trovano sempre meno giovani testimoni di cui hanno invece bisogno.
Ricordiamo sempre a tutti: genitori, sacerdoti, politici, professionisti istituzionali, che i capi svolgono una grande missione educativa preventiva e aiutano i nostri ragazzi a non accontentarsi della mediocrità, a non vivacchiare alla giornata ma a sviluppare la capacità di sognare un mondo migliore, fatto di relazioni, solidarietà, rispetto, pace, amore.
E soprattutto li rendono capaci anche di soffrire per la realizzazione di questo sogno. •

Sergio Ardito

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