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Don Milani

In 4 per 1800 alunni

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L’insegnamento della  religione nelle scuole medie di Civitanova e Potenza Picena

Dare voce a chi non ha voce. Ho pensato più volte a questo titolo. Non si addice certamente al prof. Dino Carlini, docente di Religione nelle due Scuole Medie di Potenza Picena e Porto Potenza, esperto di informatica, di fotografia e video, alla prof.ssa Rosita Antolloni, insegnante di Religione nella Scuola Media “Annibal Caro” e “Enrico Mestica” di Civitanova Marche, fiduciaria presso la Scuola “Annibal Caro”, sempre disponibile a coinvolgersi in progetti. Non sono da meno le prof.sse Paola Diomedi e Gabriella Di Gioacchino, la prima docente di Religione nella Scuola Media “Ungaretti” di Civitanova Alta, la seconda nella Scuola Media “Mestica” e “Pirandello” di Civitanova Marche. Quattro docenti di Religione che fanno scuola tutti insieme mediamente a circa milleottocento alunni. Non è poi il “Quis” il chi, ma il “Quid”, che cosa è l’insegnamento della Religione nella Scuola Media, anche nel tentativo di gettare ponti tra tale insegnamento nella scuola e le attività di formazione religiosa nelle parrocchie.
L’articolo è il frutto di una piacevole e costruttiva conversazione tenuta attorno a un tavolo nel pomeriggio di lunedì 13 giugno in un noto bar del quartiere San Marone a Civitanova Marche. Tutti gli insegnanti di Religione coinvolti concordano nel ritenere l’ora di Religione fondamentale per stimolare nell’alunno le domande sul senso ultimo della vita. Anche l’ennesimo attentato avvenuto nei posti più lontani del mondo è l’occasione per riflettere sulla sacralità della vita. Solo Dio, chiamato in modi diversi, dispone del tempo della nascita e della morte. Nessuno può uccidere un altro suo simile in nome di dio. L’ora di Religione, rispetto al passato, non è più l’ora del sonno o della distrazione ma ha acquisito dignità anche se è vista come figlia di un dio minore. C’è una gerarchia di discipline che ha il suo peso ma l’alunno, che sceglie di avvalersi di questo insegnamento, studia e si impegna, perché trova in quello che impara qualcosa che può servirgli nella vita, se non nell’immediato, certamente nel futuro.
Nella scuola è l’unica disciplina che ha ancora il giudizio di valutazione, che non fa media. I ragazzi, quelli che si applicano nello studio degli argomenti proposti, chiedono che anche l’insegnamento della Religione possa concorrere a descrivere il proprio percorso formativo. Si sottopongono anche a verifiche scritte e ci tengono a far vedere che hanno studiato. Un alunno, invitato a ripensare alle parabole del regno, spiegate dal professore Carlini, chiudeva la propria relazione scritta, dicendo che la Resurrezione di Cristo è la degna conclusione di tutto il Vangelo. Nella scuola tutti gli insegnanti sopravvivono, i docenti di Religione non sono da meno. Si è sempre in battaglia. Ogni giorno si vivono emergenze continue. Il cyber bullismo impazza sul Web. I ragazzi più fragili ne sono le vittime. Un occhio al programma ma l’attenzione è sempre a ciò che avviene in classe, per i corridoi, tra gli alunni, quando anche non vengono coinvolte le famiglie degli stessi, per casi che scoppiano improvvisi sui social network, protagonisti sempre i ragazzi.
Preparazione nella disciplina, accompagnata all’autorevolezza, è ciò che deve avere l’insegnante di Religione. Un’ora soltanto è ben poca cosa per sviluppare gli argomenti che vengono via via affrontati. Dalla conversazione viene anche una proposta per creare una sinergia di forze tra la Scuola e le Parrocchie. Alla Scuola spetta il compito di creare le condizioni perché l’alunno si interroghi sul cammino della vita. Alle Parrocchie, il compito di fare esperienze di vita, per periodi, sui temi proposti in classe dagli insegnanti di Religione, riformulandoli con un taglio pastorale. Volare basso, non avere più sogni da proporre, individualismo esasperato, carrierismo, attardarsi con testardaggine sul già fatto ma che non dà i risultati sperati, sono i mali che colpiscono tutti.
Occorre forse riformulare un nuovo patto educativo tra tutti quelli che hanno a cuore il destino di chi sarà l’adulto di domani.
“Stanotte […] ho pensato tutt’a un tratto che era meraviglioso veder sgorgare dalla mia scuola un virgulto vigoroso e diverso; con tutti i suoi segreti gelosi, con un’infinità di ideali in comune con me e con un’infinità di segreti suoi che non spartisce con nessuno, nemmeno col fratello prete babbo che io sono per lui… Che era meraviglioso da vecchi prendere una legnata da un figliolo, perché è segno che quel figliolo è già un uomo e non ha più bisogno di balia, e qui è il fine ultimo di ogni scuola: tirar su dei figlioli più grandi di lei, così grandi che la possano deridere. E la scuola risponde con la rinuncia a seguire i segreti del suo figliolo, felice solo che il suo figliolo sia vivo e ribelle” (don Milani, Lettere). È quanto scriveva don Milani in un’epoca lontana da noi anni luce. Perché il suo pensiero non può essere valido anche oggi per l’insegnante, il prete, l’educatore in genere? È che quella stagione è stata sostituita troppo presto dal niente e riempita dal vuoto. Oltre a Papa Francesco quanti sono oggi quelli che propongono di non fare sconti ai sogni ed alla speranza? •

 

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