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Religio: ri-leggere e ri-legare

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Un paio di motivi per scegliere IRC

Sono una “criminale convertita” e per questo mi è stato chiesto di scrivere un articolo sul senso dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole oggi. Cosa intendo per “criminale convertita”? Semplice: dopo tre strazianti anni di IRC alla scuola media, costellati da pedanti predicozzi, banali e scontate riflessioni su come certamente tutte le religioni siano spazi di speranza per un uomo afflitto e fra questi eccelli il Cattolicesimo nella sua maestosa solennità, scelsi di non avvalermi dell’ora di religione. Presi una simile decisione con ferma convinzione e piacevole soddisfazione di essermi sottratta ad un’inutile e insana perdita di tempo. Niente di più estraniante dal micromondo scolastico di ragazzi bianchi non velati che acconsentono di subire passivamente lezioni che non di meno giudicano sciocche e divaganti. Il primo anno di superiori filò liscio così, sinceramente spensierato; anzi, quell’ora di nulla facenza mi fruttava pomeriggi liberi da compiti. Eppure, in secondo compilai il modulo e chiesi di essere ammessa con tutti gli altri miei colleghi di classe alla lezione di IRC, perché mai nella mia vita avevo sentito parlare di religione come il mio attuale professore è in grado di fare e fa. Non solo, in questi quattro anni di “convivenza” mi ha fornito due risposte molto convincenti sul perché studiare le religioni. La prima risiede nell’etimologia latina stessa della parola, “relìgio”, che si rifà a due verbi i quali, a mio parere, esprimono l’essenza tecnica delle religioni, questi sono “religare”, nel senso di generare un legame tra l’uomo e il mistero di ciò che è oltre il fenomeno (come direbbe Kant) e allo stesso tempo quanto lo costituisce e ci sfugge (chiamatelo dio, chiamatelo spirito del mondo, etc.), e “relegere”, ossia di rileggere ciò che viviamo, il mondo, gli eventi, le vicissitudini alla luce di quel legame. La seconda motivazione la riporterò esattamente con le parole del mio Prof. S., altrimenti perderebbero di potenza: «Il mondo è violento … ed è ‘mo ‘mo che noi – esseri umani – opprimiamo il male con un male maggiore, siamo dei professionisti a farlo.
È qui che gli uomini si chiedono: è possibile risolvere un male con un bene? (…) la religione, la spiritualità sono la fiducia e la speranza di riuscire ad affrontare il male con il bene … gran parte dei fondatori delle grandi religioni hanno affrontato i loro problemi». Credo che siano più che sufficienti per capire il tesoro di risorse intellettive e spirituali che ora lo studio delle religioni rappresenta in tutte le scuole italiane, non solo come storia delle religioni o solo come catechismo: bisogna conoscere l’evolversi delle religioni per comprenderne meccanismi (concetto di rilettura) e rituali, ma mai trascurare gli aspetti più filosofici e spirituali, altrimenti si perde il fondamento del legame, della relazione che, come Feuerbach insegna, sono la materia di cui l’uomo è fatto. Ci sono delle cosucce da stravolgere, a partire dal nome, comunque tutto sommato si può salvare questa IRC. •

Alessandra Loretani

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