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Tiziano Vecellio, Adamo e Eva, 1565

La costola di Eva

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È davvero Eva da Adam o non, piuttosto, Adam da Eva?

Una delle tante strategie genetico-evolutive utilizzate dalla biologia nel corso della sua storia è l’uso di programmi e strutture molecolari simili per conseguire risultati anche molto diversi. È il caso, ad esempio, dei blocchi di geni che regolano, quasi in soluzione replicante differenziale, lo sviluppo di interi organi e apparati: questi, con poche modifiche nel flusso delle informazioni, assumono indirizzi strutturali e funzionali dissimili. Così è, ancora, per gli ormoni peptidici o per i neuromediatori o altri messaggeri chimici. È come se tutto ubbidisse a un criterio di economicità e di gestione oculata delle risorse riguardante sia il dispendio di energia, sia una “filosofia” del riutilizzo e quasi del riciclaggio, o addirittura del bricolage, che dirige la versatilità strutturale e funzionale dei viventi. Venendo al nostro tema, se consideriamo che la riproduzione sessuata è stata “inventata” per assicurare ampia protezione contro gli errori genetici e altrettanto ampia possibilità di variazione sui temi fondamentali, registriamo che v’è un sesso, quello femminile, che si incarica dei più importanti ruoli riproduttivi, tanto che le femmine di alcune specie possono riprodursi anche senza l’intervento dei maschi, sempre o in modo alternante, a seconda delle circostanze (partenogenesi).
Se, dunque, è la femmina (la donna, nel caso della specie umana) ad assumersi i compiti più onerosi, può darsi che sia proprio lei l’essere biologico di base dal quale il maschio (l’uomo) è stato fisicamente derivato, anche se le modalità di tale derivazione, che alludono a una complessità irriducibile del fenomeno del quale ci stiamo interessando, sono celate nella notte dei tempi dell’evoluzione e della differenziazione dei sessi. Insomma, la “costola” delle origini bibliche è costola d’Adamo divenuta Eva, oppure è costola di Eva con cui è stato “fabbricato” l’essere di Adamo? Il maschilismo, bene espresso nelle antiche scritture, una risposta ce l’ha fornita. Ma può essere considerata una risposta coerente e soddisfacente?
A uno sguardo d’insieme l’embriogenesi appare fin dalle prime fasi caratterizzata da una configurazione ginoide. Poi, via via, scopriamo che i testicoli del maschio non sono che i corrispettivi delle ovaie, e che, al pari di queste, sono dapprima intra-addominali, migrando solo in un successivo momento nella sacca scrotale, derivata dalla fusione – con annessa evidente “cucitura” (rafe) – di quegli abbozzi che nella femmina danno luogo alle grandi labbra (a volte, addirittura, tale migrazione non avviene o avviene tardi o avviene incompiutamente, come nel caso del criptorchidismo). A sua volta, l’abbozzo che nella femmina forma l’utero, nel maschio si configura in un organo quasi residuale che è la prostata. I condotti seminali, che nell’uomo sono chiamati deferenti, e che dai testicoli risalgono fino alle vescicole seminali, non sono che una variante delle tube di Falloppio della donna, che mettono in comunicazione ovaie e utero: i deferenti, confluiti nella prostata, qui si riuniscono in un dotto unico che, attraversando la prostata stessa, si immette nell’uretra; mentre nella donna il canale che proviene dall’utero si dilata nella vagina, rimanendo dall’uretra distinto. Anche il pene dell’uomo e il clitoride della donna non sono che due variazioni “sul tema” di un abbozzo centrale che nel primo si accresce fino a realizzare il membro virile, mentre nella seconda resta un organo rudimentale, peraltro pronto ad accrescersi fino ad assumere sembianze di pene, in situazioni particolari di eccedenza di ormoni maschili (è il caso della sindrome adrenogenitale, nella quale la femmina nasce con un clitoride talmente ipertrofico da essere scambiata per maschio, a causa di un deficit di produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, deficit che determina un’iperstimolazione delle stesse da parte dell’ipofisi [ACTH] con immissione in circolo di un eccesso di androgeni di surrenalica provenienza). E che dire delle mammelle, sviluppate nella donna e non funzionanti nell’uomo?
Ancora, gli ormoni che regolano il ciclo nella donna (FSH, follicolo stimolante, e LH, luteinizzante), nell’uomo sostengono la formazione di spermatozoi (FSH) e di testosterone (LH). Nel maschio, però, il testosterone non blocca ciclicamente il rilascio degli RF (releasing factors) ipotalamici, e si perde così, certo provvidenzialmente, la ciclicità degli eventi riproduttivi. Per finire, gli ormoni androgeni (testosterone e altri), i progestinici (progesterone) e gli estrogeni (estradiolo e altri) sono tra loro chimicamente apparentati dalla fondamentale struttura ciclopentanoperidrofenantrenica (alla quale si rifanno anche il colesterolo, il cortisolo, l’aldosterone ecc.). La parentela maggiore, inaspettatamente, è proprio tra il testosterone (ormone maschile per eccellenza) e l’estradiolo (ormone per eccellenza femminile). Infatti l’estradiolo deriva dal testosterone (sic!) per azione dell’enzima aromatasi. Ma proprio qui la sorpresa: nella donna, almeno durante l’età fertile, l’aromatasi è attiva a livello gonadico, nell’uomo l’enzima a livello gonadico non è rappresentato (sintesi persa o, almeno, bloccata).
Quale, dunque, sia il “progetto” originario e quale quello modificato appare chiaro: la costola è stata tratta da Eva (la donna) per creare l’uomo (Adam); non viceversa, come scrivono gli autori sacri, osservando le cose da una prospettiva maschilista. Il maschio è un attore carente di non poche funzioni, specializzato, almeno biologicamente, nel ruolo di fornitore di gameti, in un gioco delle parti nel quale interviene a partire da una posizione di subordinazione. Il suo corredo XY, pur se congruo con dinamiche genetiche specifiche, è meno fornito rispetto alle potenzialità del doppio X della donna. Insomma, nella donna v’è (maggior) completezza (in ogni senso), nell’uomo minore ricchezza e versatilità. E ciò risulta pure sotto il profilo della complessa strutturazione delle emozioni, degli affetti, dell’intelligenza e della creatività. Promontorio e golfo (kolpós), il maschio e la femmina, si completano nella coppia (copula) come la linea della costa (uomo) si completa con il profilo delle onde (donna).
Per millenni il maschio della specie umana ha malamente utilizzato la sua supremazia fisica, preordinata alla tutela della donna e della prole, nonché al procacciamento delle risorse, come strumento di predominio; sarebbe ora che si prendesse atto che è la donna l’essere regale e che l’uomo dovrebbe rallegrarsi del privilegio di essere al suo servigio.

PS. Tutto questo fa difficoltà ai testi biblici delle origini? Neanche per sogno. L’uomo scrive come può e come gli consente la sua cultura; lo Spirito di Dio soffia come sa fare, anche attraverso i condizionamenti della scrittura umana. •

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