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Sulla Cresima il sigillo delle opere di Misericordia

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Monte S. Martino: il cammino di preparazione alla confermazione insieme alle monache benedettine, ai genitori, ai padrini, alle madrine e alla comunità parrocchiale

Ecco quanto stiamo facendo in preparazione alla Santa Cresima.
Premetto da subito che sono dei giovani attenti, disponibili, sensibili e desiderosi di conoscere più da vicino Gesù. Ovviamente ci sono i pro e i contro dell’età, ci sono i limiti di ciascuno, ma tutti, ognuno a suo modo, si affidano, si lasciano condurre con generosità e collaborazione. Sono contenta anche perché mi sono resa conto che sono sostenuti dai genitori e che vivono in ambienti sereni dove possono confrontarsi e crescere.
In questo tempo dedicato alla catechesi, ogni martedì alle ore 16,30, siamo cresciuti insieme innanzitutto imparando a conoscerci, settimana dopo settimana. Abbiamo cercato di coinvolgere i giovani per aumentare in loro il senso di corresponsabilità e di gioiosa appartenenza alla Chiesa.
A piccole dosi, li ho sfidati a scegliere di conoscere Gesù e non a farlo per obbligo o per costrizione…., li ho invitati per esempio ad andare a Messa la domenica non perché lo impongono mamma e papà ma perché è bello incontrare Gesù e i fratelli! A tal proposito, ho cercato di far raggiungere a ciascuno una piena consapevolezza del Sacramento che stanno per ricevere; ho chiesto sin dall’inizio di scegliere nella piena libertà di riceverlo o meno proprio per far capire che alla loro età è bello seguire il Signore senza obblighi. Questo non è stato facile ma sono convinta che maturerà nel tempo.
Erano abbastanza impreparati non per colpa loro. La responsabilità è di noi adulti che non siamo capaci di dare ragione della nostra fede e dei nostri valori. Comunque sono contenta del loro entusiasmo e della loro disponibilità a capire, ad interrogarsi, a mettersi in discussione.
Ricevere l’unzione e il dono dello Spirito Santo così come lo ricevettero gli apostoli nel giorno della Pentecoste, significa impegnarsi con fedeltà, costanza, serietà e gioia al servizio del Cristo, significa scegliere la vita, i suoi valori, la bellezza di essere cristiani, significa conoscere e frequentare la Chiesa, divenirne i protagonisti. Significa prepararsi ad un incontro con Gesù colui che cambia la vita di ciascuno di noi.
Dopo aver chiarito tutto questo, abbiamo cominciato col mettere in relazione la nostra vita quotidiana con la fede. Tasto dolente! Dai ragazzi è venuto fuori che la fede è una cosa e la vita è un’altra. Detto così fa sorridere, ma se ci pensiamo, molti di noi vivono così, senza far entrare Gesù nelle azioni, nel lavoro, nella famiglia, nelle decisioni. Ho cercato allora di riproporre, tanti piccoli gesti quotidiani che ricordano la presenza di Dio nelle nostre fragili vite, e non solo nei momenti di dolore. Gesù cammina con noi.
In un secondo tempo abbiamo cercato di concretizzare tutto questo attraverso dei piccoli gesti simbolici per comprendere meglio…. Mi viene in mente il “cesto della carità” che abbiamo organizzato, mettendo ciascuno un dono simbolico, confezionandolo, e poi loro sono andati a posizionarlo davanti l’uscio di casa di una famiglia più bisognosa di affetto, divertendosi anche per l’avventura, perché non dovevano farsi vedere da nessuno. “Non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra”. In quell’occasione volevo trasmettere ai ragazzi che la carità è un dono innanzitutto di amore, di ospitalità, di accoglienza… e che i soldi sono l’ultimissima tappa della carità e non la prima! In quel cesto infatti abbiamo messo simboli del nostro affetto.
Ecco la carità è uno dei segni più eloquenti del cristiano, una tappa fondamentale per avvicinarci a Colui che è Misericordioso per eccellenza.
Un’ altra tappa importante e bella è stato il “mese missionario”, il mese di Ottobre. Nella cresima infatti veniamo inviati da Gesù per annunciare il suo vangelo fino ai confini della terra; per comprendere meglio questo ci siamo lasciati aiutare dalla vita di alcuni grandi Santi patroni delle Missioni: S. Teresa di Lisieux e S. Francesco Saverio. Poi abbiamo trascorso un pomeriggio in compagnia di Don Italo Conti, un sacerdote che per tanti anni è stato missionario in Argentina e che ha proposto ai ragazzi la visione di alcune diapositive riguardanti la vita delle persone povere. In quel pomeriggio l’idea era di valorizzare la vita dei missionari, così a conclusione dell’incontro ho fatto “pescare” a ciascun ragazzo un “missionario” per il quale pregare e con il quale scriversi tramite email. Devo dire che all’inizio tutti erano molto entusiasti e contenti, ma nel tempo alcuni si sono lasciati prendere dalla pigrizia. Comunque se aiutati, spronati e incoraggiati i ragazzi si rimettono subito all’opera. Ognuno di loro ha anche disegnato la cartina del posto dove si trova il missionario con cui si scrive….
Nostra linea guida nei mesi successivi sono state le Opere di Misericordia corporali e spirituali, secondo un suggerimento di papa Francesco. Opere che ci hanno avvicinato di più a Cristo e ai fratelli… Grazie all’aiuto di alcuni genitori, i ragazzi sono andati in una casa di riposo per “visitare i malati” e in quell’occasione hanno pure partecipato ad un concorso diocesano “racconta la tua buona opera” qualificandosi al 3° posto! Abbiamo proposto piccoli gesti simbolici che aiutano a comprendere queste opere che sono l’identikit del cristiano.
“Insegnare a chi non sa”: i ragazzi hanno scelto la parabola del Buon pastore e l’hanno disegnata a fumetto… poi in un breve incontro l’abbiamo donata, con la collaborazione di Rossella, ai bimbi di Prima Comunione; e una copia a una ragazza francese atea, ospite di Chiara per uno scambio culturale scolastico.
“Consigliare i dubbiosi”: ho letto loro una storia di Bruno Ferrero e regalato, dopo un piccolo rito, una preghiera e qualche parola di spiegazione, un prisma, a significare che come esso illumina gli angoli più bui giocando con la luce e le ombre, così anche noi siamo chiamati ad illuminare nella vita gli angoli più oscuri dei nostri fratelli.
“Correggere chi sbaglia”: Abbiamo letto due storie di bullismo, risposto ad alcune domande divisi in gruppetti, poi ciascuno ha risposto e ha provato a sintetizzare quanto emerso attraverso dei disegni. Abbiamo cercato di rincollare un piatto rotto… e proprio quel giorno è venuto a trovarci Gi! I ragazzi dopo varie prove si sono arresi e l’unico che è riuscito a incollare il piatto è stato lui! È stato motivo per tutti noi di riflessione. Questo giovane dalla vita molto scombussolata, non si è arreso dinanzi a quella difficoltà, mentre loro che hanno una vita più serena, hanno lasciato perdere al primo intoppo. Significativa poi la frase scritta e scelta da tutti in cima al piatto: “Tutto si può ricostruire”.
“Perdonare chi ci offende”: questa opera ci ha dato filo da torcere; per prima cosa perché ci sono state difficoltà nel riconoscere e nel dare il giusto peso ai peccati. Per i ragazzi infatti tante cose che io proponevo come peccati o come situazioni dannose per la nostra vita non erano poi così gravi né peccaminose. Difficoltà a perdonare l’altro perché non se lo merita, non è giusto, non serve, basta girargli le spalle e non parlargli più e tutto è risolto; difficoltà a sentirsi perdonati, a chiedere perdono, perché non c’è nulla di grave, nulla per cui serva essere perdonati.
In questa occasione abbiamo parlato della Confessione… altro tasto dolente! Chi si confessa lo fa per obbligo dei genitori. Ho cercato di invitarli a farlo per desiderio… E sempre a tal proposito abbiamo parlato dell’Anno della Misericordia.
“Pregare Dio per i vivi e per i defunti”: questa opera l’abbiamo compiuta portando al catechismo un ricordino di qualche nostro parente o amico defunto….
“Seppellire i morti”: per quanto riguarda questa opera, avevo proposto ai ragazzi di venire nella nostra chiesa a visitare la salma di Lori.
Sono piccolissimi gesti che uniscono la nostra vita di tutti i giorni alla fede vissuta… passo dopo passo…
Ecco, come vedete, l’impegno c’è e l’entusiasmo pure! Credo che questi giovani se sono stimolati, aiutati, compresi, non lasciati soli, ci seguono.
Durante l’anno poi abbiamo approfittato anche della visita di alcuni sacerdoti, frati o monaci al nostro monastero per incontri brevi. Tutte occasioni significative per crescere.
Andando ancora più indietro abbiamo anche recitato il Rosario con loro nella nostra Chiesa nel mese di Maggio…
Molto partecipate sono state le 24 Ore per il Signore, un’occasione di preghiera silenziosa e forte.
Ancora un’altra attività riproposta è stata la semina del grano che ci ha accompagnato ogni volta come segno del “chicco di grano che cade a terra, muore e porta vita”.
La lettura della Bibbia e l’essere capaci di trovare i riferimenti è un lavoro abbastanza costante, anche perché i ragazzi su questo punto sono impreparatissimi proprio perché a casa non si legge né da soli né in famiglia; come anche l’importanza dei gesti nella Messa, quando si entra in Chiesa, quando ci si inginocchia al momento della Consacrazione….
Insomma brevi accenni di liturgia che credo siano estranei anche a molti adulti.
Oltre a questo abbiamo anche fatto delle piccole ricerche sui doni dello Spirito Santo.
Il giorno della Cresima si avvicina, e desidero tanto che tutti ci prepariamo degnamente e significativamente a questa festa, cercando di entrare dentro il vero senso cristiano che essa porta in sé. Lo dobbiamo fare per i giovani, ma anche per noi stessi. Dobbiamo riscoprire la bellezza della liturgia e il significato di quanto abbiamo noi stessi ricevuto un tempo.
La nostra testimonianza vale tantissimo per i ragazzi. Non possiamo predicare, dire, proporre cose che nemmeno noi stessi facciamo! Se desideriamo trasmettere la fede ai ragazzi, occorre chiederci se è un valore che ci appartiene, se siamo disposti noi a camminare con Gesù. Altrimenti non ha senso.
Per questo, sono stata tanto contenta che i genitori abbiano partecipato alla Compieta, ogni venerdì sera. È stata un’esperienza bella e significativa. Mi auguro che nasca il desiderio di parteciparvi ancora magari di tanto in tanto. Noi monache siamo state felicissime! Siete stati un dono.
La proposta è rivolta anche ai padrini e alle madrine che sono garanti della fede dei propri assistiti. •

Suor M. Socorro osb

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