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Agricoltura sociale, nuovo turismo, comunità: intervista a don Franco Monterubbianesi

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Perché qualcosa cambi. Perché urge che cambi. Agricoltura sociale, nuovo turismo, comunità. Don Franco Monterubbianesi è anziano (85 anni) ma ha lo spirito del giovane, la forza del fondatore, il carisma della Fede.

Il giorno precedente la prima, terrificante scossa di terremoto, don Franco Monterubbianesi si trovava al Santuario della Madonna dell’Ambro. Pregava. Con lui alcuni amandolesi e il Rettore del Santuario Padre Gianfranco Priori. Pensava al suo progetto: agricoltura sociale e applicazione sensata del Dopo di Noi. Lo metteva sotto il manto della Madonna.

«Stavo pregando per la progettualità riguardante i ragazzi disabili connessa con l’agricoltura e l’accoglienza che se ne può fare nelle fattore sociali anche dei più gravi, pregavo anche per quel ragazzo di Belmonte Piceno, che s’è tolto la vita, di cui proprio quel pomeriggio si sarebbe fatto il funerale, amico di un altro ragazzo, questo disabile, che ha lottato tanto per l’integrazione. Proprio quel giorno le Letture dicevano “Il Signore giudica la terra”. Ed è un messaggio di speranza».

Dove sta la speranza?

Il Signore partecipa alle sofferenze dell’uomo anche quando la natura si scatena e si fa il tempo delle tenebre, le tre della notte, l’ora del Diavolo. Però, come scriveva giorni fa un editorialista del Carlino, ci sono anche le tre del pomeriggio quando Gesù condivide le sofferenze dell’uomo: la morte di Dio sana il dolore dell’uomo…

Con la Resurrezione…

Esattamente. Io credo fortemente nella resurrezione del Cristo. Dobbiamo allora inaugurare un tempo nuovo: di pace, giustizia, fratellanza. Tempi difficili, gli attuali, ma che richiamano ad un Cristianesimo fedele, un Vangelo vissuto veramente dai credenti. Ne parlavo con il prof. Roberto Mancini dell’Università di Macerata. Si diceva della nostra infedeltà come cristiani e del bisogno di una scossa.

E’ tempo di una nuova evangelizzazione?

Noi dobbiamo ritrasmettere il messaggio evangelico ai giovani. Ed è questo il senso di cui mi sono riappropriato nella messa del mio sessantesimo anno di sacerdozio celebrata il 19 agosto a Curetta di Servigliano: ridare linfa alla idealità con cui nacque Capodarco, 50 anni fa, elaborata e vissuta con Marisa, e a quel Ritorno alla terra messo in campo nel 1982. Ai giovani dobbiamo chiedere il rinnovamento della società.

E’ difficile oggi riavvicinare i giovani da parte della Chiesa?

Vedo nei giovani due aspetti. Sono connaturalmente portati alla speranza perché sono capaci di indignazione nei confronti di ciò che non va. Il Papa s’è inserito a Cracovia su questo binario. “Voi siete portatori del cambiamento, potete cambiare” ha detto. Il secondo aspetto è quello di un coraggio che a volte manca. E qui sta l’impegno degli adulti: trasfondere il coraggio ai ragazzi, dar loro la spinta, per un nuovo impegni, una nuova costruzione.

Ma come?

Dobbiamo comunicar loro la fede nel Cristo presente ora, presente nella storia, quel Cristo che non abbandona l’uomo. Non dobbiamo disperarci allora per quel che succede, anche se è tragico come il terremoto. Lui ci è vicino e vuole che risorgiamo, che portiamo avanti la pace con la natura. Il lavoro del Filofest di Amandola era proprio per portare avanti questo messaggio: abitare la terra e il mondo in termini di giustizia anche verso la natura che si sta ribellando.

E’ anche questione di dar vita ad un nuovo welfare. “Rifare il Paese”, come qualcuno ha detto, non può essere uno slogan, implica invece il coraggio di costruire novità e dare risposte: dalla ricostruzione urgentissima dei borghi, che dovevano essere messi in sicurezza da tempo, ai servizi sociali…

Ma questo cambiamento: la rinascita dell’Italia viene dalla politica?

Non viene dalla politica. Verrà anche dalla politica, da quella animata dal senso profondo del servizio, illuminata dalla Fede. Noi cristiani viviamo la Fede forse troppo in termini ritualistici e disincarnati. Dobbiamo insegnare ai giovani che non debbono esserci emarginati, rifiutati… Ad esempio, nei confronti dei profughi non basta accoglierli. Il problema dei disabili (250 mila secondo l’Istat) diverrà drammatico quando i genitori moriranno. Ecco allora l’applicazione del Dopo di Noi. Il messaggio di papa Francesco riguardo ai poveri va seguito alla lettera. Il suo è un messaggio di cambiamento personale e operativo. I giovani possono cambiare la politica. Si parte dal basso si raggiungono i vertici. Una rivoluzione. E’ l’economia sociale che deve prevalere sul profitto. Il Papa dice che è possibile cambiare. Io gli vado dietro e dico: iniziamo a cambiare. La Fede è dire che Dio agisce con noi nella storia.

Cosa vedi nel nostro territorio?

Vedo cose belle. Vedo cooperative che si danno da fare, piccoli imprenditori agricoli molto aperti. E’ una terra che può dare molto. Sto pensando al rilancio della Scuola turistica di Santa Vittoria in Matenano. Mi sono visto con il sindaco, con il presidente della commissione bilancio alla Regione, Giacinti. Mi sono incontrato con l’assessore regionale Loretta Bravi. Il turismo dei valori è una enorme risorsa per la Terra di Marca, come scrivi sempre tu. Un turismo che non è finzione ma incontro con una cultura esistente e viva.

E’ una speranza.

E’ una fede.

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