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Fermo, S. Antonio: Canonica e case al mare per i terremotati

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A sentire don Checco non c’è stato niente di particolare nell’offrire qualche disponibilità all’accoglienza di famiglie del terremoto. Gli è sembrata molto strana la risonanza cittadina a questo fatto.
La cosa bella è che anche una parrocchia “senza chiesa” (la “chiesa di vetro” è inutilizzabile per circa due anni!), carica di problemi economici per più di 400.000 € di ristrutturazione, può fare qualcosa in tal senso. Questo sembra il succo della questione.
In una deserta domenica di fine agosto, quando la gente di Fermo è quasi completamente assente alle celebrazioni delle proprie parrocchie, è bastato un appello alla disponibilità fatto a pochi: hanno risposto in 3 famiglie mettendo a disposizione i loro secondi appartamenti al mare o in collina. Comprese naturalmente le utenze. Contemporaneamente il Consiglio Pastorale e quello per gli Affari Economici hanno offerto senza difficoltà la zona ovest dei locali parrocchiali per tre famiglie con bambini. Alle stanze da letto si aggiunge infatti la sala dei giochi dei ragazzi della parrocchia, una grande cucina e una sala da pranzo. La casa parrocchiale non può offrire di più perché il salone accoglierà ancora per molto tempo le celebrazioni in sostituzione della Chiesa grande. La gente è disponibile a dare una mano per tutto il resto, anche per i pasti coinvolgendo la Mensa Caritas del Ponte.
La cosa è sembrata addirittura “facile” e quindi non si è insistito nel chiedere ancora disponibilità, in attesa di verificare le effettive richieste da parte delle famiglie dell’ascolano. Se occorre si faranno altri appelli.
Dal dialogo con don Checco emerge chiara una considerazione: la gente ha bisogno di respirare speranza e voglia di accoglienza fraterna. È stanca di polemiche senza senso, di discriminazioni, di discorsi “avvelenati”. Contemporaneamente sente la necessità di aiutare i concittadini in necessità; “per molti dei nostri – affermano in molti – abbiamo fatto forse troppo poco”.
“Inoltre – dicono i membri dei Consigli – sarebbe una grazia per l’educazione della fede dei nostri ragazzi e giovani, fino ad ora impenetrabili agli stimoli delle necessità pur evidenti proprio qui sotto a noi, col Ponte e il Centro di Ascolto Vicariale. È ora, ed è anche tardi, di scontrarsi con la realtà più dura per poter uscire dall’addormentamento generale”.
“Speriamo bene” conclude don Checco. Ma sarà possibile ad un patto: che nei progetti di una parrocchia e nei cammini formativi, diventi finalmente preponderante la proposta e la testimonianza dei valori evangelici su tutti gli altri discorsi che si fanno normalmente. •

Francesco Monti

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