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Rinascere dalle macerie. Però qui!

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“Il trasferimento sarebbe la fine di tante piccole aziende e di posti di lavoro”

Il tamburellare della pioggia sulle tende azzurre, il via vai dei mezzi di soccorso, parabole montate su furgoncini di tv da tutto il mondo, tante telecamere tra i campi di accoglienza di una terra ferita dal terremoto del 24 agosto. La prima fotografia di Pretare, ore 19, campo di accoglienza degli sfollati in questa frazione bomboniera tra i monti Sibillini. È da qui che parte l’appello di don Francesco Armandi, parrocco della parrocchia da 47 anni di Santa Maria, in questo paese del Comune di Arquata del Tronto, semidistrutto dal sisma. In una lettera aperta don Francesco chiede la possibilità di prospettare soluzioni alternative all’allontanamento della popolazione dal territorio in cui quelle persone hanno sempre vissuto. Il timore più grande è quello di disperdere l’identità di una comunità che da sempre ha fondato la sua vita sociale su questa terra. Incontriamo il sacerdote che è il solido punto di riferimento dei suoi conterranei in un momento in cui sotto quelle macerie sono finite anche le certezze e le prospettive di una vita della comunità. «La popolazione è ospitata nel campo della Croce Rossa Marche in attesa di una soluzione ponte per i prefabbricati abitativi – scrive nel documento don Francesco -. Sembra che il loro futuro immediato sia quello di trasferirsi negli alberghi costieri distanti oltre 100 km da Pretare.

don-francesco-armandiQuesto fatto creerebbe la morte di tante piccole aziende e la perdita di lavoro di alcuni operai che lavorano in loco».
Il parroco, a cui tutti sono molti legati anche per il suo costante impegno a supporto della popolazione, si fa portavoce delle preoccupazioni dei cittadini del posto che vedono in lui l’unica speranza a garazia della possibilità che nella loro amata terrapossano rimanere ancora e con lui raccogliere i frammenti della propria esistenza di cui si è fatto custode. Il simbolo della voglia di ripartire da subito sta nel gesto di don Francesco che ha chiesto ai vigili del fuoco di estrarre dalle macerie un bellissimo crocefisso che era rimasto incastrato tra le pietre di una delle sue chiese tra le abitazioni lesionate. Così oggi sotto una delle tende del campo di accoglienza don Francesco ha ricreato una chiesetta grazie al supporto della Croce Rossa delle Marche. All’interno di questi spazio compaiono sulle pareti mosse dal vento i commoventi disegni dei bambini con ritratto il crocefisso salvato dal parroco. Poco dopo il sisma la prima messa e tante altre che hanno visto la massiccia partecipazione della comunità tra i singhiozzi dei fedeli.
Secondo don Francesco che si fa interprete delle voci dei suoi parrocchiani lo spostamento degli abitanti di Pretare in altre località «creerebbe – scrive – anche un gran disagio ai bambini di età scolastica. I bambini dovrebbero inserirsi in altre classi della costa o come prospettato essere trasportati ogni mattina oltre 100 km per raggiungere la scuola di Arquata e ambedue le soluzioni sono molto discutibili, non solo ma questo “trasferimento” provocherebbe la perdita di identità di questa piccola comunità».
Come in antri comuni del Lazio anche Pretare vorrebbe soluzioni alternative per poter rimanere accanto alle abitazioni fino all’arrico dei moduli abitativi. «Pretare è un paese con oltre 1000 anni di storia, questo lo attestano le chiese che hanno secoli e secoli di storia e hanno anche un grande valore artistico – afferma il parroco -. Trovare soluzioni alternative non dovrebbe essere molto difficile in quanto la comunità è piccola solo per una ventina di famiglie anche perché altre hanno trovato una sistemazione autonoma».
Tante le storie degli abitanti di Pretare che testimoniano il grande attaccamento al loro paese. C’è chi di notte per anni ha costruito a mano i mattoni della propria abitazione, blocchi da dieci ogni sera per vedere sorgere pian piano il sogno di una vita purtroppo oggi incrinato da quelle crepe. Gli assistiti in tenda sono 4500 circa in tutte le regioni, ci sono case agibili. Le comunità sono molto solide ed hanno espresso in maniera differente la necessità di essere ricollocate. Ma Pretare come altre frazioni del Laziale non molla ed è un po’ il simbolo di tantissime altre cittadine colpite dal sisma. Sono tantissime le persone che non vorrebbero lasciare queste terre, sotto quelle macerie c’è tutta la loro vita ed oggi in troppi hanno il timore che spente le telcamere del palcoscenico mediatico, andati via i furgoncini delle tv di tutto il mondo si cali il sipario anche su questa tragedia che ha ingoiato le vite di 295 persone con 4.500 sfollati. •

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